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Buio a mezzogiorno

 By Rob Davies

Da mesi in Zambia non c’è corrente elettrica per almeno otto ore al giorno e, tra le misure allo studio, non ce n’è ancora nessuna che potrebbe dare risultati apprezzabili. Non solo. I continui blackout (in Zambia ma anche in paesi come la Tanzania) sono il segnale della necessità di una maggior diversificazione delle fonti energetiche in Africa, per soddisfare l’aumento della domanda causata dalla crescita demografica e dallo sviluppo economico. Rob Davies racconta come una potenziale soluzione potrebbe trovarsi nel boom di gas naturale che si è avuto nella regione est africana dopo le scoperte degli scorsi anni; un’altra nella diffusione di progetti di energia solare su piccola scala, dai pannelli fotovoltaici che forniscono energia ad un intero villaggio, alle unità compatte che permettono ad un negozietto di accendere delle luci e far funzionare un sistema elettronico di pagamento. Già, ma basterà…?

L’atmosfera si stava scaldando nello stadio dedicato ai National Heroes di Lusaka stracolmo per la partita di calcio tra la squadra locale dello Zambia e il Gabon. Il presidente Edgar Lungu era anch’egli in attesa, come migliaia di tifosi zambiani, tutti desiderosi di vedere come la loro beneamata “Chipolopolo” – soprannome della squadra nazionale – se la sarebbe cavata.

L’attesa stava arrivando al picco quando, senza preavviso, lo stadio è piombato nel buio totale per un blackout elettrico della città. In seguito la partita è cominciata ma dopo soli 10 minuti la luce è nuovamente venuta a mancare. La folla ha cominciato a lamentarsi. I giornali locali hanno dato molto risalto alla notizia: alcuni sostenevano che la folla stesse fischiando il Presidente Lungu, altri che stesse contestando la società energetica nazionale Zesco.

Comunque sia andata, la frustrazione era palpabile e rifletteva la rabbia che tutti gli zambiani provano per i continui blackout di corrente che impediscono lo sviluppo di questa impoverita nazione sudafricana.

Sono mesi ormai che non c’è corrente per circa otto ore al giorno e talvolta anche di più. Mentre sono allo studio misure per incrementare la fornitura, non ce n’è ancora nessuna che darà presumibilmente risultati apprezzabili nei prossimi mesi.

L’origine del problema è il lago Kariba, il più grande serbatoio articifiale al mondo che si sviluppa lungo la frontiera con lo Zimbabwe e rifornisce entrambe le nazioni di energia idroelettrica attraverso la diga di Kariba.

Quasi tutta l’elettricità dello Zambia proviene dalla forza idraulica, con solo tre dighe (compresa quella di Kariba) che ne forniscono il 90 per cento. Ma la siccità ha provocato una diminuzione della capienza del lago riempito solo al 40% rispetto ai livelli precedenti, lasciando lo Zambia con un deficit di circa 560MW, ovvero un quarto della capacità totale di produzione energetica del paese.

La diminuzione ha costretto Zesco a mettere in atto una riduzione del carico in tutto il paese: per alcune regioni c’è una tabella che stabilisce quando l’energia viene interrotta, per altre invece è meno prevedibile, il che rende la vita anche più dura per le famiglie povere che non possono programmare quando refrigerare o cucinare il cibo, bollire l’acqua o usare piccoli elettrodomestici.

La cosa getta anche delle ombre sulla maggior fonte di entrate dello Zambia, ovvero l’industria estrattiva di rame che necessita di molta elettricità.

In Europa e negli Usa non si dovrebbero sottovalutare i problemi energetici dell’Africa. Tutto il mondo infatti può trarre insegnamento da questi blackout: se si confida troppo in un’unica fonte energetica, si finirà presto col vivere al buio

Oltre confine, in Tanzania, il problema è meno acuto ma comunque presente: la Tanzania si affida all’acqua come fonte energetica per il 35% del suo fabbisogno ma di recente è stata costretta a chiudere tutte le sue centrali idroelettriche per scarsità di precipitazioni. La penuria di acqua in queste regioni non sembra essere un evento straordinario: i locali si lamentano del fatto che le piogge negli ultimi anni sono arrivate sempre più tardi a causa forse dei mutamenti climatici.

Secondo un rapporto della Croce Rossa, lo Zambia in particolare potrà vedere un cambiamento nella regolazione delle piogge, e cioè l’intensificarsi delle precipitazioni alternate a periodi secchi più lunghi.

Ciò che si fa sempre più evidente è la necessità per nazioni come la Tanzania e lo Zambia di diversificare le loro fonti energetiche per soddisfare l’aumento della domanda causata dalla crescita demografica e dallo sviluppo economico. La soluzione consueta – far funzionare generatori a diesel durante i blackout – è costosa sia in termini economici che ecologici, mentre l’energia nucleare non sembra che sia parte di un immediato futuro in Africa. Una potenziale soluzione, ma ancora allo stadio embrionale, sta nel boom di gas naturale che si è avuto nella regione est Africana dopo le scoperte del 2010 e 2012. Il gas brucia in modo più pulito del carbone e, se è gestito appropriatamente, rappresenta una fonte di energia relativamente economica e affidabile.

Paesi come l’Uganda e il Kenya hanno anche avuto qualche iniziale successo con progetti di energia solare su piccola scala, dai pannelli fotovoltaici che forniscono energia ad un intero villaggio, alle unità compatte che permettono ad un negozietto di accendere delle luci e far funzionare un sistema elettronico di pagamento. Attualmente i limiti della produzione del solare sono tali che questi progetti servono a collegare le persone che vivono lontane dalla rete, ma con il fatto che la fornitura di energia idroelettrica è diventata meno affidabile, un’estensione dei progetti sul solare potrebbe rientrare nell’agenda delle soluzioni energetiche su cui investire.

In Europa e negli Usa non si dovrebbero sottovalutare i problemi energetici dell’Africa. Una diversificazione energetica è altrettanto importante in tutti i paesi sviluppati, dove l’equilibrio tra domanda e offerta si sta facendo sempre più difficile. Tutto il mondo può trarre un insegnamento da questi blackout: se si confida troppo in un’unica fonte energetica, si finirà presto col vivere al buio.

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Rob Davies