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Cocco bello tecnologico

 By RP Siegel

Due anni fa il tifone Haiyan ha flagellato la regione di coltivazione delle palme da cocco nelle Filippine distruggendo 33 milioni di alberi e mettendo in ginocchio oltre un milione di coltivatori, la colonna portante dell’industria di settore che ha un giro di affari di parecchi miliardi di dollari. Rp Siegel racconta come la Grameen Foundation stia aiutando la ripartenza dei piccoli coltivatori agricoli dell’Asia sud-orientale utilizzando i Big Data e il meglio della tecnologia moderna: dati metereologici e immagini satellitari per la pianificazione dei raccolti, sistema di pre-allerta anti calamità, tecniche di controllo per ridurre le perdite nei raccolti e mappatura delle epidemie utilizzando il modeling agricolo. Tutti elementi importanti per la costruzione di una comunità agricola in grado di affrontare le nuove sfide della produzione globale e che potrebbe estendersi presto ai produttori di caffè e di olio di palma…

Nel novembre 2013 il tifone Haiyan ha flagellato la regione di coltivazione delle palme da cocco nell’area orientale di  Vasaiyas (Filippine) distruggendo 33 milioni di alberi e mettendo in ginocchio oltre un milione di coltivatori. La Philippine Coconut Authority ha stimato le perdite nell’ordine di 396 milioni di dollari. Gli alberi vengono ripiantati ma ci vogliono da sei a otto anni prima che diano frutto.

Il disastro evidenzia la vulnerabilità, da tempo riconosciuta, di questi coltivatori, a sua volta oggetto di una proposta della Grameen Foundation intitolata “Stimolare una capacità di ripresa tra i piccoli coltivatori agricoli dell’Asia sud-orientale”. Questo progetto è stato di recente riconosciuto come uno degli otto vincitori del Global Resilience Challenge tra i circa 500 partecipanti. La sfida è “incentrata sul mettere insieme persone e organizzazioni da settori diversi perché collaborino e trovino soluzioni innovative contro i fattori che frenano la capacità di ripresa”. I vincitori hanno ricevuto un premio ciascuno di 1 milione di dollari per portare avanti il loro progetto.

“Questi coltivatori sono la colonna portante dell’industria del cocco che ha un valore di miliardi di dollari ed è in crescita”, spiega Whitney Gantt, Direttore del settore Mobile Agriculture alla Grameen Foundation. “Eppure i  produttori di noci di cocco sono tra i più poveri delle Filippine”.

La lista delle difficoltà che questi coltivatori devono affrontare comprende la vulnerabilità ai disastri naturali come i tifoni o gli attacchi di parassiti, la volatilità del mercato e la debolezza di negoziazione per prezzi equi ai loro raccolti rispetto ai giganti che dominano il mercato.

La produttività delle aziende agricole è bassa e i coltivatori non hanno una diversificazione delle entrate. Domingo Brivia, un coltivatore di noci di cocco su piccola scala in Barangay Tacurana nella Visayas est, racconta: “la coltivazione delle palme da cocco è la mia principale risorsa e quando il tifone ci ha colpiti io ho perso tutti gli alberi”.

Forse avrà necessità di un prestito per continuare a lavorare, ma piccoli coltivatori come Brivia vengono spesso esclusi dai servizi finanziari. Altre agenzie, come la Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite (FAO), sono intervenute con misure temporanee dopo la tempesta.

“ Non c’è molto che si possa fare nel caso di un tifone”, riconosce Gantt, “ma almeno si può introdurre una capacità di ripresa anche a livello di base”.

Siamo all’avanguardia nella combinazione tra tecnologia e agricoltura, in particolar modo sul sistema di pre-allerta. Tra i partner globali del team ci sono i fornitori delle tecnologie, gli enti governativi e le aziende che producono noce di cocco e cioccolato

Il team di Grameen cercherà di fare proprio questo, usando il meglio della tecnologia moderna. Grameen, che ha lavorato per dieci anni con i coltivatori poveri dell’Uganda, il Kenya, il Ghana e la Colombia, ha imparato a riconoscere l’importanza critica della rete di interlocutori pubblici e privati di cui i coltivatori fanno parte. “Una delle lezioni fondamentali che abbiamo appreso è quella di assicurare che tutti gli stakeholder vedano il valore di quello che facciamo”, continua Gantt.

Essi forniranno un certo numero di servizi e skill, tra cui:

  • Incoraggiare i maggiori produttori a rifornirsi direttamente dai coltivatori
  • Aiutare i coltivatori a migliorare la qualità del prodotto e acquisire gli standard del mercato e le certificazioni (Equo solidale, biologico, ecc.)
  • Aiutare i coltivatori a diversificare le loro entrate e i loro raccolti.
  • Aiutare i coltivatori a migliorare la produttività (per esempio, usando il sale come fertilizzante)
  • Aiutare i coltivatori ad accedere ai servizi finanziari

Inoltre, vi è un importante impegno nella nuova tecnologia mobile che permette:

Questi sono tutti elementi importanti per la costruzione di una comunità agricola in grado di affrontare la ripresa. Ma l’elemento decisivo sta nelle relazioni tra i coltivatori e i vari enti con cui essi  lavorano. Gantt sostiene che queste si possono rafforzare grazie alla partecipazione “sul campo di persone fidate”.

L’idea sta nell’identificare gli enti esistenti e lavorare con loro: può trattarsi di compratori o funzionari del governo o rappresentanti della Philippine Coconut Authority. Tutti useranno strumenti e sistemi tecnologici di analisi e mobile dashboards e invieranno i risultati delle loro analisi con semplici Sms, un sistema di comunicazione che è ormai consueto per la maggior parte dei coltivatori.

Il progetto durerà 18 mesi e in questo tempo l’organizzazione prevede di raggiungere 20.000 coltivatori; inoltre Grameen spera che questi strumenti e applicazioni possano essere utilizzati per altre produzioni come quella del caffè e della palma da olio, e forse anche a livello mondiale.

Continua Gantt: “Siamo veramente all’avanguardia nella combinazione tra tecnologia e agricoltura, in particolar modo nel sistema di pre-allerta. Tra i partner globali del team ci sono i fornitori delle tecnologie, gli enti governativi e le aziende che producono noce di cocco e cioccolato”.

“Noi crediamo in una soluzione olistica: la tecnologia mobile è la chiave d’accesso, ma da sola non basta”, conclude Gantt. “Quello che veramente conta sono le comunità sul campo e i coltivatori stessi: assicurarsi di avere creato una vera comunità di persone lavorando direttamente con loro e allearsi con gli altri componenti chiave della squadra, per garantire sia sostenibilità che scalabilità”.

Per Domingo Brivia e 2 milioni di altri coltivatori di palme delle Filippine questa sostenibilità non arriverà mai troppo presto…

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RP Siegel