Education

Mal d’Africa

 By Gloria Denti

Dal 2008 Eni è partner del Festivaletteratura di Mantova, uno degli appuntamenti culturali italiani più attesi dell’anno: cinque giorni di incontri con autori, lettura, percorsi guidati e concerti con artisti provenienti da tutto il mondo. La protagonista di questa edizione è l’Africa, presentata attraverso un’emozionante mostra fotografica che provo a raccontarvi (avendola curata con enorme passione…)

Comunemente chi visita l’Africa ne ritorna cambiato nell’anima. “Mal d’Africa” lo chiama qualcuno. Questo male molte delle persone che lavorano in Eni lo conoscono bene, perché, per ragioni e attività differenti, hanno incontrato questo continente. Io sono tra loro.
La prima volta che ho messo piede in terra d’Africa lo ricordo bene: era un mercoledì mattina, prestissimo. I miei ricordi di quel momento? Le prime luci dell’alba, un odore acre di calore, un enorme spiazzo di terra e dei ragazzini urlanti dietro a un pallone. Quel giorno ero atterrata a Dakar e non ho scattato nemmeno una fotografia. Strano, no?, introdurre una mostra fotografica con questa frase, ma i miei occhi erano insaziabili e non erano ancora pronti e fermare nessuno di quegli istanti sul sensore di una macchina fotografica. C’è voluto un po’ di tempo. Perché l’Africa ti conquista, anzi direi ti invade. Prima gli occhi, poi il cuore. Le immagini di quei luoghi, per chi sa leggerle, sono capaci di emozionare. Davvero.

Viaggio in Africa è un itinerario per immagini. Camminando per lo spazio espositivo ci si trova davanti a istantanee che raccontano Eni e che raccontano l’Africa. Non due entità a sé stanti, piuttosto due realtà abituate a parlarsi e conoscersi.
Il racconto che la mostra propone ha radici lontane più di mezzo secolo. A quel tempo qualcuno più pronto di me aveva fermato sulla pellicola ciò che gli scorreva davanti.
Le fotografie esposte ripercorrono una storia, riassumono i tratti distintivi di un modo di operare, imprimono sulla carta i tratti fisici dei territori e i volti che li abitano. Fotografie scattate da donne e uomini che, a partire dagli anni Cinquanta, di questo continente hanno percorso le strade e sentito gli odori; e lì hanno vissuto attimi sicuramente rimasti indelebili nella loro memoria, che ci restituiscono così.
Dopo cinquant’anni però, lo scenario mondiale è cambiato in maniera sostanziale. L’industria energetica ha di fronte una grande sfida: assicurare all’intera popolazione mondiale in rapido aumento l’accesso all’energia e ciò deve avvenire in modo sostenibile e duraturo. Eni risponde seguendo un tracciato che le è congeniale: puntando sul «fattore umano» e sulle sue potenzialità riconoscendo la diversità come valore.

Già all’inizio degli anni Cinquanta, l’idea di coinvolgere i paesi produttori nell’estrazione petrolifera era qualcosa di visionario. Gli stati africani furono i primi a conoscere l’applicazione della “Formula Mattei”, l’innovativo sistema contrattuale che prevedeva, oltre alla ripartizione degli utili con una percentuale decisamente a vantaggio del paese produttore, anche la condivisione di competenze e risorse. Un sistema capace di cambiare le regole del gioco imponendo la parola collaborazione nel rapporto tra azienda e paese produttore. Una grande rivoluzione, un modo assolutamente innovativo di interpretare un rapporto fino ad allora considerato solo su basi commerciali.
I frutti di questa nuova modalità sono stati, negli anni, molteplici. Oggi sono tutti riferiti alla parola sostenibilità. Un esempio è quanto ha fatto Eni nell’ambito del riutilizzo del gas associato all’estrazione degli idrocarburi (gas flaring) per la produzione di energia elettrica, che ha permesso di trasformare una risorsa sprecata in opportunità per le popolazioni locali e per la lotta al cambiamento climatico. Ma più in generale Eni investe in progetti sociali per le delle comunità locali volti a migliorare la salute, il livello di educazione scolastica, la formazione professionale e l’agricoltura.
Partendo da queste premesse, la mostra è un viaggio tematico attraverso tre pilastri della nostra storia. Il primo esplora l’energia, intesa come linfa vitale che muove il modello operativo e attraverso le immagini racconta il business. La seconda sezione parla di persone e relazioni; in questa parte, al centro della narrazione, è il capitale umano inteso come integrazione, dialogo, collaborazione e arricchimento. La terza parte invece, è rappresentata dall’acqua, elemento simbolo della natura. Al centro c’è il territorio con le sue caratteristiche fisiche e diverse consistenze.
Uno straordinario punto di vista è dato dall’obiettivo di Mimmo Jodice che, negli anni Novanta dà il suo personale punto di vista sul continente, realizzando un servizio per Eni, oggi patrimonio dell’archivio storico fotografico dell’azienda.
Anche il mio di viaggio in Africa non è più finito. A quel mercoledì mattina di 7 anni fa, sono seguiti giorni di trasferta, poi molti altri viaggi e di foto ne ho scattate molte, ma nessuna di loro è impressa nella mia memoria come ogni attimo di quel primo incontro. Immagine scolpita nei miei occhi e nella mia anima.

Questo il volto del mio mal d’Africa. E non mi lascia più.

Mostra fotografica “Viaggio in Africa”
6 – 10 settembre 2017 – Atrio degli Arcieri, Palazzo Ducale – Piazza Lega Lombarda, Mantova

LEGGI ANCHE: Una notte al museo di Corrado Spotti

informazioni sull'autore
Gloria Denti
In ordine sparso: siciliana per nascita. Romana di adozione. Africana per scelta. Madre. Appassionata viaggiatrice. Curiosa osservatrice. Ingorda lettrice. Fotografa di professione e ultimo ma non ultimo lavoro in Eni da quasi un decennio, con un passato in sostenibilità e un presente negli eventi culturali.