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Il Congo gentile di Fiorenero

 By Eniday Staff

“È pieno il mondo di persone che hanno bisogno di una mano. Si può fare, basta volerlo…”

Federico Cappanera, geologo Eni, aveva un sogno, quello di portare un aiuto concreto ai bambini orfani e di strada di Pointe Noire, una cittadina sulla costa occidentale della Repubblica del Congo. Nacque così Fiorenero, un progetto che promuove attività di volontariato; la prima edizione risale al 2016 e prosegue tutt’oggi, dopo la scomparsa di Federico il 7 marzo 2017, grazie a un gruppo volontari.

“Non siamo una Onlus né un’associazione, solo una cerchia di persone “malata” di solidarietà…”, amava ripetere Federico.

Con la sua proverbiale generosità questo geologo ironico e tenace coinvolse 263 amici/sostenitori, colleghi di lavoro e non, attivando contatti diretti in Congo dove Eni è presente da molti anni e tra i salesiani attivi nei quartieri più malfamati della città, come padre Valentino Favaro.

“Le mie vacanze spese in questa città mi hanno permesso di conoscere tanta gente e di condividere con loro esperienze, situazioni (sia belle sia brutte) di vedere e di sentire con tutte le capacità sensoriali, che il buon Dio (o la natura vedete voi) mi ha donato e preservato tutto ciò che Pointe Noire mi poteva offrire e direi che non è stato poco… anzi.”

L’orfanatrofio “Padre Pino Puglisi”, nel quartiere Ngoyo, è uno dei beneficiari del volontariato di Fiorenero. Ci vivono circa 25 ragazzi tra i 2 e i 22 anni ed è gestito dall’associazione Famille Annuarite. L’altro progetto seguito da Federico furono i ragazzi di strada Foyer “Jean Bosco” nel quartiere Mpaka, una struttura di una ventina di ragazzi tra gli 8 e i 17 anni gestita proprio da padre Valentino.

Fiorenero, in condizioni difficili – a Pointe Noire l’aspettativa di vita si ferma a 48 anni – prova a dare una mano a tutto campo, attraverso raccolte fondi e materiali. “Le stelle polari che seguiamo sono quattro”, spiegava Federico: “sanità (farmaci, igiene, esami e vaccinazioni); nutrizione (alimentazione corretta); scuola (per costruirsi un futuro); educazione ludica (imparare a giocare).”

“Ecco ciò che mi ha colpito, è la mancanza assoluta di desiderio, di speranza di un mondo migliore di un mondo fatto di cose e pensieri da bambino non solo sotto l’aspetto ludico ma anche di studio e impegno per un qualcosa che possa in qualche modo essere investito per il loro personale futuro… qualsivoglia futuro esso sia.”

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L'importanza dell'igiene, anche in condizioni difficili...

Per fare tutto questo e sensibilizzare le attività di Fiorenero, Federico durante l’anno se ne inventò una dietro l’altra (oltre ad usare le proprie ferie per andare direttamente in Congo): attività sportive e corse podistiche con offerta finale; il tiro con l’arco del gruppo xx10Team-archery (gestito dal collega Sergio Nardon) che trasformava i punti totalizzati nelle gare in soldi per i ragazzini congolesi; spettacoli teatrali e musicali; incontri presso istituti scolastici e T-shirts a tema.

La sua passione fu così contagiosa che molti colleghi parteciparono alle raccolte fondi e cedettero a Federico le miglia accumulate nei viaggi di lavoro per spendere meno quando doveva volare in Congo.

“Sono riuscito a parlare con alcuni dei ragazzi (Kevin, 16 anni Bonagi, 17 anni Chancel, 17 anni) i quali mi hanno “raccontato” un po’ le loro “attività” all’interno e all’esterno della struttura e le loro aspettative per il futuro tutti e tre bene o male vorrebbero fare i meccanici, solo Kevin studia ancora, ma da come mi parlavano, non sembravano molto convinti sul loro futuro e le loro aspettative… anche perché a quanto ho capito, non c’è nessuno che possa aiutali concretamente e soprattutto seguirli e sostenerli quotidianamente… diciamo che il tutto è lasciato un po’ al caso e al culo di trovare persone ben disposte ad aiutarli…”

Il bilancio di anni di volontariato – tra progetto Foyer, attività nel carcere di Pointe Noire e l’orfanatrofio Pino Puglisi – ebbe quasi del miracoloso, considerando la natura totalmente spontanea e dal basso di Fiorenero. Furono raccolti circa 95 mila euro e portati in Congo oltre 400 chili di farmaci e una tonnellata di vestiario e scarpe.

“Se avete la possibilità di chiedere a gente che lavora o ha lavorato a Pointe Noire: ma com’è Pointe Noire? Loro quasi certamente vi diranno: è un posto di merda non c’è nulla… ma vi posso assicurare che in realtà c’è molto ma molto da scoprire e assaporare soprattutto se vedete questo “molto” come l’aspetto umano delle cose.”

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Piccoli chef crescono...

Federico in quegli anni tenne anche un dettagliatissimo diario/bilancio dove annotò da vero reporter tutte le attività in corso, giorno per giorno. Le sue pagine sono un inno alla vita, piene di ironia e dolcezza, storie emozionanti e frammenti di strada, riscatti e delusioni. Senza nascondersi i grandi problemi da affrontare né le cose che non vanno.

Ps. Le frasi in corsivo che inframezzano questo racconto sono tratte dal suo diario.

Siamo alla terza edizione di Fiorenero, che avrà luogo il 22 settembre 2018: una corsa podistica non competitiva su tre percorsi – di 3,6 e 12 km – intorno al bacino del parco Idroscalo a Milano; il referente del progetto è Padre Valentino Favaro, della comunità dei salesiani.

I player (volontari) del progetto 2016 e 2017 sono stati:
– Simona D’Angelosante, organizzatrice (Snam) 342 1948196, cognata di Federico
– XX Manutti, grafica
– Sonia Anzivino, supporto Eni (comunicazione)
– Mario Marini, supporto Eni (comunicazione, ricerca sponsorship)
– Gianfranco Francescato, supporto Eni (fotografo)

Prossimo obbiettivo? “Costruire un orfanatrofio nuovo, lì dove serve”. E se volete dare una mano, Fiorenero lo trovate anche su Facebook o alla mail fiorenero.pointenoire@gmail.com.

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