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L’Isola del tesoro

 By Simonetta Sandri

In occasione del World Environment Day promosso dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UN Environment), il 5 giugno, abbiamo deciso di celebrare il primo Environment Day aziendale. I premi vanno ai “best performer” per linea di business, sulla base dei risultati conseguiti durante l’anno passato e al progetto che, più di ogni altro, rappresenta un esempio di buona prassi di gestione ambientale. Proprio in questa categoria ha vinto il progetto VICO Indonesia (consorzio fra Eni 50% e Saka Energi 50%). Vediamo per cosa (c’entrano le aree costiere) e perché…

Quest’anno il World Environment Day è dedicato alle aree protette e le iniziative di UN Environment saranno rivolte a informare sulle oltre 200.000 aree terrestri e 15.000 aree marine tutelate nel mondo. Proteggere un’area è fondamentale per assicurare l’integrità del suo patrimonio naturale e umano; preservarne la biodiversità contribuisce a conservare le specie vegetali e animali e impedisce il progressivo impoverimento culturale, economico e sociale delle popolazioni indigene e delle comunità locali coinvolte. Raccogliendo il messaggio UN Environment, con la consapevolezza che una buona percentuale delle attività operative di Eni coinvolgono o sono limitrofe ad aree protette, quest’anno abbiamo premiato il progetto più significativo per contributo alla conservazione degli ecosistemi presenti in aree ad elevata biodiversità in cui Eni opera, quello della consociata VICO Indonesia, Ridge 2 Reef (R2R).

Ma in cosa consiste il R2R? Si tratta di un approccio olistico che prevede azioni multifunzionali di tutela delle risorse ambientali e naturali in bacini prioritari e aree costiere collegate. Azioni complementari in ciascuna aree focale – dalle montagne a valle verso i fiumi e gli estuari e più avanti ancora verso le mangrovie costiere, le praterie di posidonie (o praterie di crine marino) e le barriere coralline – promuovono un approccio veramente integrato nella gestione della diversità biologica e di altre risorse naturali nella tutela dell’ambiente. Con tale approccio, in Indonesia, negli ultimi due anni, VICO ha saputo intraprendere azioni mirate e concrete volte ad assicurare la protezione di un habitat di altissimo valore ecologico, sensibile e complesso, come quello del Borneo indonesiano, non perché richiesto da leggi, normative locali, accordi di compensazione o altri vincoli e obblighi, ma grazie a una politica di integrazione sostenibile con il territorio. E di rispetto, avendone conoscenza e consapevolezza.

Il progetto Ridge 2 Reef prevede azioni multifunzionali di tutela delle risorse ambientali e naturali in bacini prioritari e aree costiere collegate

L’habitat in questione è caratterizzato da un’interconnessione dinamica tra gli ecosistemi presenti, da cui l’importanza di implementare azioni sinergiche attraverso il descritto R2R che ha interessato il bosco a monte, la foresta di mangrovie e la barriera corallina a valle, nell’area circostante la zona operativa di VICO (East Kalimantan). Un approccio dall’upstream al downstream, per usare un’analogia di linguaggi, ossia dalle montagne al mare.

Il progetto è consistito nella piantumazione, fra novembre 2014 e dicembre 2015, di 600 alberi di Ulin (Eusideroxylon swageri),  in un’area di 1 ettaro (un intervento di riforestazione che ha avuto un ruolo significativo anche nei programmi di conservazione degli orangutan, genere di scimmie dai peli rossi, che vivono nelle isole indonesiane di Borneo e Sumatra, la cui classificazione scientifica è Pongo, poiché crea un ambiente adatto alla loro reintroduzione), nella piantumazione di 24.800 mangrovie in un’area costiera di 15 ettari e nell’allocazione di 40 strutture in calcestruzzo per la ricostruzione del reef corallino in un’area di 6 ettari.

Gli alberi di Ulin sono una specie endemica del Borneo, dal legno molto resistente (ironwood) e di lunga durata e tenuta, di dimensioni abbastanza grandi e tipica della foresta tropicale umida che cresce e si sviluppa naturalmente in alcune zone dell’Indonesia, come nella provincia di Jambi dell’isola di Sumatra, in quella di Bangka Belitung e nel Kalimantan, la parte indonesiana dell’isola del Borneo. Il legno di quest’albero, pregiato per qualità e bellezza, è molto richiesto. Insieme all’ebano (Diospyros celebica) e alla champaca (Michelia champaca), queste piante risentono di una grande pressione (l’ultima, in particolare, per l’utilizzo dei suoi fiori nella profumeria e nella preparazione di oli essenziali). Nelle foreste naturali l’Ulin, l’ebano e la champaca si trovano oggi con sempre maggior difficoltà e quindi questi esemplari sono ormai solo nei parchi nazionali, nelle foreste protette, nelle aree di ricerca forestali; per questo, sono attualmente classificate a rischio estinzione, come specie vulnerabili (IUCN 2.3). Sono necessari molti sforzi, incluse politiche governative legate alla gestione, all’utilizzo, alla manutenzione e alla piantagione di questi alberi nel loro habitat naturale (conservazione in situ) e al di fuori del loro habitat naturale (conservazione ex-situ) per mantenere la sostenibilità di queste specie. Gli alberi naturali di Ulin, ebano e champaca in foreste protette, parchi nazionali e foreste primarie devono essere mantenute come germoplasma, sementi e piante madri.

L’area del delta del fiume Mahakam (lungo 760 km, noto anche con il nome di bacino di Kutai, situato sull’isola di Borneo e che scorre attraverso la provincia di Kalimantan Orientale), dove ha avuto luogo la seconda parte del progetto di VICO che qui opera, ossia la piantagione di 24.800 alberi di mangrovie, è caratterizzata da larga intrusione (e in espansione) di acqua marina, difficoltà a reperire acqua pulita, alluvioni, scarsità di flora e fauna endemiche, aumento rapido della sedimentazione a monte, sbiancamento delle barriere coralline, scarsa conoscenza dell’importanza dell’ecosistema.

Un intervento importante nei programmi di conservazione degli orangutan, che vivono nelle isole indonesiane di Borneo e Sumatra.

Dopo le mangrovie, il progetto è intervenuto sulla barriera corallina, con l’installazione a Pangempang, ad opera di 11 giovani sommozzatori certificati della comunità Karang Taruna di Tanjung Limau, di 40 blocchi di cemento per farvi attecchire i coralli. Fin dall’inizio del progetto sono state coinvolte le comunità indigene con l’attiva partecipazione agli interventi di piantumazione e di cura delle piante, anche attraverso attività specifiche di formazione e comunicazione, in termini di diffusione della conoscenza ecologica. Da non sottovalutare, poi, le future ricadute dirette sull’economia: nel tempo la comunità locale dovrebbe beneficiare delle attività turistiche connesse con il miglioramento della biodiversità dell’ecosistema e con l’aumentata produzione ittica dovuta alla rigenerazione dello stesso reef corallino. Continuità e durevolezza assicurate se si pensi che a fine progetto, le attività saranno proseguite dalle comunità locali garantendo, in tal modo, la sostenibilità del progetto nel lungo termine.

Il progetto è intervenuto anche sulla barriera corallina, con l’installazione a Pangempangdi 40 blocchi di cemento per farvi attecchire i coralli

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informazioni sull'autore
Simonetta Sandri
Simonetta è nata a Ferrara e dopo gli ultimi anni a Mosca oggi lavora a Roma. In Eni dal 2003 come HSE Manager, ora si occupa di sostenibilità. Da sempre appassionata di scrittura, ha pubblicato su riviste italiane e straniere ed è autrice del romanzo “Il Francobollo dell’Avenida Flores”. Collabora con BioEcoGeo sui “colori della natura” e coltiva la passione per la fotografia. Da Algeria, Mali, Libia e Russia, dove ha vissuto lavorando per Eni, ha tratto ispirazione.