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Alla scoperta dei Ming

 By Simonetta Sandri

Vicino alle nostre attività esplorative in Kenya si trova un’isola tropicale dove la vita viene vissuta a un ritmo pacifico e tranquillo, ma che è anche un luogo caratterizzato da una storia misteriosa e affascinante. Un posto d’incanto dove le dune si alternano a spiagge senza fine, i piccoli villaggi si nascondono tra le piantagioni di cocco e mango, e i dhow a vela latina solcano le acque del mare. E dove la storia chiama, da lontano…

Dal giugno 2012, Eni opera, attraverso la sua consociata Eni Kenya B.V., tre blocchi nel deep offshore del Paese, al confine con le acque somale, a una profondità che va tra 2,800m e 4,000m. Pur presenti con attività esplorative in una fase iniziale, l’attenzione al territorio è alta. Perché i partenariati nascono forti se partono bene fin dall’inizio. L’isola di Pate (Paté) si trova nell’Oceano Indiano, vicino alla costa settentrionale del Kenya, a sud del confine con la Somalia. È l’isola più grande dell’arcipelago di Lamu, che si trova tra le città di Lamu e di Kiunga, nell’ex provincia costiera. L’isola è quasi completamente circondata da una grande varietà di mangrovie.

L'isola di Pate (Paté) si trova nell'Oceano Indiano, vicino alla costa settentrionale del Kenya

Si tratta di una pacifica isola tropicale dove i dhow a vela latina solcano le acque trasparenti del mare. Questo luogo magico ha una cultura storica molto ricca; sembra che colonizzatori della dinastia Ming, persi in mare, siano approdati sulle sue rive. Questi esploratori cinesi rimasero a Pate e influenzarono gran parte dello stile di vita delle comunità locali e quindi un forte fu costruito per proteggere Siyu nel caso in cui gli esploratori ostili arrivassero qui. La città Swahili di Siyu si trova sulla costa nord dell’isola di Pate. Poiché a Siyu non sono stati effettuati grandi scavi, la sua età non è nota, ma potrebbe risalire al XIII secolo.

Dhow è il nome generico tradizionale di barca a vela araba con una o più vele triangolari utilizzate nella regione del Mar Rosso e dell'Oceano Indiano

Secondo la tradizione orale, la fortezza che possiamo trovare qui, è stata costruita da uno dei capi di Siyu, Bwana Mataka, il cui nome completo era, nel XIX secolo, Mohammed Ishaq bin Mbarak bin Mohamed bin Oman Famau, per salvaguardare i residenti di Siyu dalla dominazione degli arabi dell’Oman. Infatti, Siyu era arrivata alla ribalta storica per le diverse battaglie con cui aveva resistito ai sultani di Zanzibar. Nel 1843, lo sceicco di Siyu, Bwana Machaka wa Shee e il nuovo Sceicco di Pate, respinsero Seyyid Said, Sultano dell’Oman e di Zanzibar. In risposta, Seyyid Said riunì un esercito da Muscat, Baluchistan e Lamu. Quando Siyu finalmente cedette al dominio di Zanzibar, sotto il Sultano Majid nel 1863, fu una delle ultime città in tutta la Costa Swahili a farlo.

Ma, nel 1999, Nicholas Kristof del New York Times ha riportato di un incontro sull’isola di Pate. Aveva trovato un villaggio di capanne in pietra. Aveva parlato con un anziano del villaggio, che gli aveva confidato di essere un discendente di esploratori cinesi naufragati lì vari secoli prima che presumibilmente avevano realizzato scambi commerciali con i locali. Tuttavia, i cinesi non erano mai tornati in patria… erano approdati in una vicina barriera corallina. Le caratteristiche asiatiche della gente del villaggio, oltre a bellissimi e delicati manufatti di porcellana, avevano dato a Kristof la prova che la storia dell’uomo era vera.

Quando Siyu finalmente cedette al dominio di Zanzibar, sotto il Sultano Majid nel 1863, fu una delle ultime città in tutta la Costa Swahili a farlo

Il National Geographic nel luglio del 2015 aveva pubblicato un articolo di Frank Viviano, che aveva visitato l’isola di Pate durante il suo soggiorno a Lamu. Intorno a Lamu erano stati trovati frammenti di ceramica che il funzionario amministrativo del museo locale della storia degli Swahili aveva affermato essere di origine cinese; in particolare, essi parevano provenire dal viaggio del navigatore, ammiraglio e diplomatico Zheng He lungo la costa Swahili. Gli occhi del popolo Pate sembravano cinesi. Famao e Wei erano alcuni tra i nomi che erano indicati di origine cinese. I loro antenati si dicevano discendere da donne indigene che si erano sposate con i marinai cinesi Ming quando erano naufragati. Due posti a Pate sono stati chiamati “Old Shanga” e “New Shanga”, nome assegnato dai marinai cinesi.

Una guida locale che affermava essere di discendenza cinese, aveva mostrato a Frank un cimitero di corallo sull’isola, indicando che erano le tombe dei marinai cinesi, che l’autore ha descritto, nel suo articolo, come “virtualmente identico” alle tombe della dinastia cinese Ming, completa di “Cupole della mezza luna” e “entrate a terrazze”. Tombe che punteggiavano le colline sopra i porti cinesi da cui potevano essere salutati i marinai della Flotta del Tesoro. Dalla Cina al Kenya. Stupefacente.

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informazioni sull'autore
Simonetta Sandri
Simonetta è nata a Ferrara e dopo gli ultimi anni a Mosca oggi lavora a Roma. In Eni dal 2003 come HSE Manager, ora si occupa di adattamento ai cambiamenti climatici e temi ambientali emergenti. Da sempre appassionata di scrittura, ha pubblicato su riviste italiane e straniere ed è autrice del romanzo “Il Francobollo dell’Avenida Flores”. Coltiva la passione per la fotografia. Da Algeria, Mali, Libia e Russia, dove ha vissuto lavorando per Eni, ha tratto ispirazione.