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La rinascita di Detroit

 By RP Siegel

RP Siegel è andato a Detroit e ha trovato una città in grande fermento, che sta provando a rialzarsi dopo la bancarotta di qualche anno fa e il declino del grande ciclo fordista dell’automotive. Una città che sta facendo della sostenibilità e degli incubatori una cifra vincente, attirando giovani da ogni parte degli States…

(Foto di copertina tratta da www.nationalgeographic.com)

Solo tre anni fa Detroit, la Città dell’Automobile, sembrava una macchina impantanata in un fosso, e i giorni scintillanti e gloriosi erano un ricordo del passato. Detroit ha dichiarato fallimento nel 2013, fermando l’economia e facendo fuggire persone e aziende. Oggi sembra che la città abbia ricominciato a muoversi. Dopo il fallimento la popolazione è calata di poco più di un terzo rispetto al massimo storico di 1,8 milioni, mentre il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 22 percento (oggi finalmente è tornata sotto il 10 percento, anche se è ancora il doppio rispetto alla media nazionale) e, per la prima volta dal 1850, Detroit non è una delle prime 20 città degli Stati Uniti.

Non erano in molti ad essere pronti a scommettere su Detroit. E questo rende ancora più significativo quel che sta succedendo. Tirare fuori una macchina dal fosso è relativamente semplice, basta avere un carro attrezzi. Si attacca un cavo e si rimorchia fuori la macchina. Ma se si attacca un cavo a una città e si inizia a tirare, il risultato può essere quello di smontarla.

Questo fortunatamente non sta succedendo. Sembrerebbe che tanti carri attrezzi, alcuni piccoli, altri più grandi, stiamo tirando, ciascuno collegato a una parte diversa della città. E anche se non c’è un’agenzia che coordini queste attività, ci sono le interconnessioni interne alla città e lo spirito di ottimismo, di cui Detroit è ricchissima, che sembrano far funzionare questa operazione. Esaminiamone alcune.

Spazio di lavoro creativo a Detroit/1

Far uscire una città dal fallimento e portarla alla rinascita significa, fra l’altro, far uscire la popolazione dalla povertà, qualche volta una persona alla volta. Il College for Creative Studies (CCS) di Detroit si trova all’interno dell’A. Alfred Taubman Center for Design Education, un edificio di oltre 70mila metri quadri progettato da Albert Kahn che una volta ospitava il centro progettazione di GM dove è nata la prima Corvette. Oggi ospita quasi 1.400 studenti di trasporti, produzione, grafica, interior design e altre arti creative.

Una studentessa di questo programma, la ventisettenne Veronika Scott, ha seguito nel 2010 un corso biennale che sfidava gli studenti a risolvere i problemi del mondo reale. Scott ha concentrato la propria attività sui senza tetto. Quando vide persone accampate nel campo giochi di una scuola coperte solo da vestiti e teli cerati proprio di fronte a un centro di accoglienza per senzatetto, comprese l’importanza che queste persone assegnano ad autonomia e orgoglio. In quel momento nacque l’idea di un cappotto che può essere convertito in un sacco a pelo. Ha creato un laboratorio in una piccola stanza del rifugio per senzatetto e ha iniziato a produrre questi cappotti. Un giorno una donna l’avvicinò dicendole “non vogliamo cappotti, vogliamo lavorare”.

Questa semplice dichiarazione ha portato alla nascita dell’Empowerment Plan, un programma che impiega le donne senza dimora per un periodo di 1-3 anni, producendo cappotti e guadagnandosi da vivere mentre si rimettono in piedi. L’Empowerment Plan attualmente impiega 23 donne e ha già distribuito un totale di 15.000 cappotti in 30 stati e in 3 provincie canadesi. È un primo passo che allontana dalla povertà alcuni dei più poveri abitanti di Detroit e li rimette in moto. L’Empowerment Plan riceve le materie prime per i cappotti da Carhartt e General Motors. GM, impegnata a diventare una società a rifiuto zero, infatti, dona l’isolante che produce dai cascami delle imbottiture antirumore delle Chevrolet Malibu e Buick Verano, nel quadro di un programma di riciclaggio che apporta ogni anno un miliardo di dollari alla società.

L’Empowerment Plan ha sede nell’incubatore per aziende Ponyride, e anche questa è una storia interessante da raccontare. Il declino di Detroit ha consentito all’imprenditore Phil Cooley di acquistare un capannone di 2.787 metri quadri per soli 100.000 dollari e questo gli ha consentito di affittare gli spazi a poco prezzo alle startup, molte delle quali sono gestite da giovani della Generazione Y.

Cooley, che gestisce il ristorante di successo Slows Bar BQ, nella rinata area di Corktown, desidera aiutare questi imprenditori e artisti “a concentrarsi sulle loro opere e a non preoccuparsi dell’affitto”.

Un altro laureato di Ponyride, la designer di moda Roslyn Karamoko di Détroit is the New Black, si sta preparando ad aprire un negozio in Woodward Avenue, la principale arteria commerciale del centro di Detroit dove venderà la amatissime t-shirt con il logo della società.

Ho avuto queste informazioni da Whitney Eichinger, Direttore della Comunicazione di Bedrock Detroit, la società immobiliare che affitterà a Karamoko i locali. Bedrock è una delle molte società di proprietà di Dan Gilbert, organizzate sotto l’ombrello di Rock Ventures, che comprende Quicken Loans e la squadra di basket NBA dei Cleveland Cavaliers. Rock Ventures mantiene una presenza sostanziale e crescente a Detroit composta da oltre 90 edifici. Il giorno in cui Detroit ha dichiarato fallimento, Gilbert dichiarò, “Semplicemente non abbiamo scelta. Detroit rinascerà … più presto di quanto molti pensino”.

Si può dire che l’attività di Bedrock si incentra sul “restauro strategico dei centri urbani del Midwest”; riportare vitalità sotto forma di negozi di alta classe, studi di design innovativo e immobili residenziali dalle aree periferiche o ancora più esterne nelle aree centrali sta creando la strada per un futuro migliore. Detroit è ricca di bellezze architettoniche che col tempo sono state coperte o sono deperite e che Bedrock ha la passione di restaurare. Un centro città bello e fiorente porterà clienti e successo al nuovo negozio di Karamoko e a molti altri simili al suo. Questo, a sua volta, porterà alla creazione di nuovi posti di lavoro e pagherà imposte che contribuiranno ulteriormente alla rinascita della città, riportando Detroit sulla carta geografica della nazione.

Spazio di lavoro creativo a Detroit/2

Questo processo sta facendo di Detroit un “magnete per l’innovazione.” Ovviamente anche molti immobili di Detroit erano piuttosto malconci. Molte abitazioni e edifici commerciali erano stati trascurati ed erano in un pericoloso stato di abbandono. Ecco perché il programma di demolizione degli immobili degradati della città ha raggiunto la pietra miliare di 10.000 abitazioni in 2,5 anni, diventando il più grande programma di questo tipo negli Stati Uniti.

Secondo il sito web della città, “Le demolizioni sono parte di una più ampia strategia antidegrado in corso a Detroit. Aste immobiliari, accordi per l’abbattimento dei disturbi e la nascita di cooperative edilizie hanno portato al restauro di oltre 1.400 immobili in tutte le zone della città. Oltre 4.600 lotti vuoti sono stati venduti ai vicini e rimessi in uso. Un attivo piano anti anti-pignoramento ha fatto in modo che migliaia di famiglie non perdessero la propria casa svuotandole”.

Joshua Newell, un assistente professore della School of Natural Resources della University of Michigan vede tutti i terreni vuoti come un’opportunità di utilizzi più produttivi, creativi e sostenibili. Newell sta studiando la rete di sentieri che li attraversa e i giardini urbani che stanno fiorendo in tutta la città “come parti importanti del tessuto urbano”.

Un esempio: Earthworks Urban Farm di Capuchin Soup Kitchen’ è una fattoria organica certificata di 2,5 acri all’interno della città. I volontari possono portare a casa i vegetali prodotti e tutto quello che non viene venduto al mercato viene destinato alla cucina. Cibo sano in quello che è stato per lungo tempo un deserto alimentare.

Un altro modo per utilizzare gli spazi vuoti e aiutare al contempo gli agricoltori è riciclare tutti i rifiuti alimentari creati nella città e trasformarli in compost. Questa è la passione alla base del lavoro di Pashon Murray in Detroit Dirt. Già impegnata nell’economia circolare come chiave del futuro sostenibile, ha scoperto che molte società riciclano già plastica, metallo, carta e altri rifiuti, ma sembra esserci un punto cieco quando si tratta di riconoscere il valore dei rifiuti alimentari. Con un po’ di incoraggiamento, GM ha iniziato a fornire i rifiuti della mensa.

Anche lo Zoo di Detroit è salito a bordo, fornendo i rifiuti degli erbivori. Murray converte questi rifiuti in compost che ha trovato il modo di raggiungere molti punti della città fra cui le fattori urbane e i giardini pensili della sede di GM, che si trova in un gruppo di container riciclati. “Per me, dichiara Murray (che si può vedere in questo spot) è un’opportunità per partecipare al cambiamento della nostra economia locale”. Citando tutti gli spazi disponibili a Detroit, Murray immagina l’espansione di cento volte della sua attività.

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Abbiamo citato più volte GM. In effetti il colosso delle automobili ha svolto un ruolo significativo nella trasformazione di Detroit. Ci sono molte ragioni che spingono una società ad investire nella comunità da cui trae la sua forza lavoro, oltre a semplicemente fare la cosa giusta. “Non puoi pensare di portare la gente a vivere e lavorare qui senza impegnarti nella comunità. Hai bisogno di un buon sistema scolastico”. Queste sono le dichiarazioni di Lori Wingerter, Vicepresidente della GM Foundation. GM da decenni effettua donazioni e in particolare un programma, derivante da una donazione di 27,1 milioni di dollari alla sezione locale di United Way, ha generato ottimi risultati.

Il GM Student Corps è un programma di lavoro estivo per gli studenti delle scuole superiori locali che consente loro di lavorare a progetti che consentono di migliorare le proprie scuole, incrementando anche l’orgoglio di farne parte, imparando al tempo stesso alcune lezioni. Ciascuno dei 13 team è composto da 10 studenti, due volontari pensionati di GM e uno studente universitario.

Molti di questi studenti, dichiara Matt Ybarra, un ex studente universitario partecipante al programma e oggi coordinatore dello stesso “vengono da quartieri e famiglie poveri di risorse, e possono non avere a disposizione lo stesso tipo di persone che hanno supportato e guidato il mio sviluppo. Queste relazioni, penso, possono dare dei grandi risultati in questo senso”.

Il programma GM Student Corps

L’obiettivo del programma, dice Ybarra, “è far crescere gli studenti rendendoli responsabili e capaci di risolvere i problemi”. Alcuni dei progetti portati a termine comprendono la riverniciatura e la riparazione delle aree di ingresso intorno alle scuole o la ristrutturazione dei servizi igienici. Sono attività che nelle aree più ricche verrebbero effettuate direttamente dagli assessorati competenti, ma nelle aree più povere i bilanci consentono a malapena di effettuare le riparazioni più urgenti come le perdite dei tetti. Un team che ho visitato stava rimettendo a nuovo un campo giochi nei pressi di una scuola media. Avevano eliminato gli oggetti taglienti e rimesso a posto le strutture del parco giochi.

È importante poter offrire posti sicuri in cui i giovani possano giocare. Altrettanto dicasi per l’opportunità di istillare il senso di essere al servizio della comunità e per il senso di soddisfazione che deriva dal vedere cosa è possibile ottenere quando ci si mette di impegno. Per quanto riguarda i pensionati volontari, che agiscono come mentori e team leader, l’80 percento è tornato ogni anno, offrendo fino a 10 settimane della breve estate di Detroit per la soddisfazione di fare qualcosa che sembra davvero fare la differenza.

La nostra visione è di fare di Detroit un modello globale di riconversione sostenibile, che comprende novità come le Case verdi...

Abbiamo parlato molto della necessità di sbloccare la città e rimetterla in moto, ma questo è sufficiente? Com’è possibile assicurarsi che si muova nella giusta direzione? Questa è la preoccupazione di Guy O. Williams, Presidente e AD di Detroiters Working for Environmental Justice. “La povertà amplifica tutto”, dice Williams, così come il cambiamento climatico. Williams si preoccupa di quali possano essere le conseguenze della combinazione di questi due fenomeni per Detroit con la sua “popolazione con maggiori necessità e il governo locale con meno soldi per soddisfarle”.

“Sono conscio del fatto che non si può avere una città vivace senza un centro città vivace e solido, con tante aziende che pagano le tasse e impiegano le persone. Ma chi sta partecipando e dando il passo per il recupero della città?” Può emergere una nuova Detroit con più ricchezza per tutti? Abbiamo visto percorsi e programmi e incubatori che possono superare il gap che divide silenziosamente la città. Ma questi percorsi sono stretti e solo pochi riescono a passare contemporaneamente.

“La mia organizzazione” dichiara Williams, “vuole ottenere un cambiamento di sistema. Stiamo cercando di fornire tre cose: una visione, un meccanismo e i dati e il supporto tecnico necessari per raggiungere i risultati. Vorremmo che il governo riconoscesse questo sforzo e ci incontrasse a metà strada”.

Williams e il Detroit Climate Action Collaborative hanno creato un piano di azione climatico. “Siamo l’unica città del paese dove il settore non-profit ha creato tale piano”. Il gruppo ha commissionato alla University of Michigan una valutazione climatica e ad Anderson Consulting una analisi economica. Dichiara Williams: “La nostra visione è di fare di Detroit un modello globale di risviluppo sostenibile”, che comprende novità come le Case verdi e salubri.

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Ci sono però le resistenze di quelli che non considerano prioritari questi aspetti e che sono troppo occupati a mandare avanti le cose, senza preoccuparsi se sono indirizzati nella giusta direzione. Dice ancora Williams: “abbiamo bisogno che tutti, comprese società come GM e Rock Ventures, si uniscano al nostro coro”.

La trasformazione dell’ambiente edilizio di Detroit può davvero incoraggiare la sostenibilità, ma solo se è pensata fin dall’inizio. Questo è vero anche quando si devono allocare e proteggere le aree verdi. “Il boom edilizio sta fornendo opportunità di lavoro, ma per fare in modo che ne usufruiscano quelli che ne hanno maggiormente bisogno, è necessario mettere a loro disposizione programmi di formazione migliori e l’opportunità di dimostrare che possono fare il lavoro”.

Ovviamente Detroit deve fare ancora molta strada e c’è ancora molto spazio di miglioramento, ma l’energia, l’impegno e la visione dei suoi abitanti possono essere di ispirazione per altre città.

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RP Siegel