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La rivoluzione russa dell’energia

 By Benjamin Plackett

L’economia russa, così come quella di molti paesi del Medio Oriente, soffre tremendamente il crollo del prezzo del petrolio tanto che alcuni ricercatori finlandesi hanno cominciato a teorizzare una Russia che non si appoggi (più) soltanto sull’oro nero. Secondo questo studio, con l’adozione di fonti alternative ci sarebbero le condizioni perché il costo della bolletta energetica di Mosca diminuisca in modo significativo. La Russia ha infatti un enorme potenziale nel campo delle rinnovabili che potrebbe soddisfare l’uso domestico, ottenendo un duplice vantaggio economico: la creazione di posti di lavoro e maggiori quantità di gas e petrolio per l’esportazione…

(Immagine tratta da www.forbes.com)

L’economia russa, così come quella di molti paesi del Medio Oriente, ha preso una batosta dopo il recente crollo dei prezzi del petrolio, sceso fino a 30 dollari al barile. Tanto che alcuni ricercatori hanno cominciato a teorizzare una Russia che non si appoggi (più) soltanto sull’oro nero. Secondo loro con l’adozione di fonti energetiche alternative come l’eolico ci sarebbero le condizioni perché il costo della bolletta energetica di Mosca diminuisca in modo significativo.

Attualmente, secondo i dati della U.S. Energy Information Administration, la combinazione di carbone, petrolio e gas naturali costituisce circa il 91% del consumo energetico russo. Non solo. Petrolio e gas naturali valgono il 50% delle entrate nel bilancio complessivo della Federazione russa.

Invece nel presentare la prima vera analisi sulla fattibilità dell’energia sostenibile in Russia, i ricercatori hanno considerato il potenziale tecnologico ed economico della nazione e di alcuni paesi confinanti. “La Russia ha un’enorme possibilità nelle rinnovabili”, spiega Christian Breyer, uno degli autori dello studio e professore di economia solare alla Lappeenranta University of Technology in Finlandia.

Breyer ha creato un modello matematico che mette insieme i costi dell’energia proveniente da vari tipi di fonti rinnovabili, i probabili progressi nelle tecnologie di sfruttamento, le fasce climatiche e le infrastrutture in termini di energia. Ad esempio “la Russia ha un enorme potenziale nel campo eolico che potrebbe soddisfare l’uso domestico, ottenendo in questo modo un duplice vantaggio economico: la creazione di posti di lavoro presso le centrali eoliche e maggiori quantità di gas e petrolio per l’esportazione”.

Il potenziale russo nel campo delle energie rinnovabili

Oltre alla Russia, il modello di Breyer include la Bielorussia, il Kazakistan, il Turkmenistan, l’Armenia, l’Azerbaijan, la Georgia, il Kyrgyzstan e il Tajikistan. L’algoritmo si basa su un certo numero di premesse, tra cui quella che ciascuna nazione debba produrre sufficiente energia per il proprio fabbisogno e s’impegni a costruire nuove infrastrutture per distribuire su tutto il territorio nazionale l’energia proveniente da fonti rinnovabili.

Una delle questioni fondamentali per una Russia a trazione davvero rinnovabile è la situazione geografica, in quanto l’energia eolica non è distribuita in modo omogeneo nel paese, il che rende necessaria la costruzione di una nuova rete di distribuzione. Attualmente, buona parte dell’elettricità prodotta, viene consumata nei pressi degli impianti che la producono. “Solo il 20% dell’energia viene trasportata”, prosegue Breyer.

Detto ciò, secondo lo studio dell’università finlandese una Russia riconvertita totalmente alle rinnovabili sarebbe tecnologicamente ed economicamente realizzabile entro il 2030. Finirebbe con il costare 20% meno dello status quo e 50% meno di un’alternativa basata sull’energia nucleare e/o la carbon capture (dal modello di calcolo di Breyer restano esclusi il riscaldamento domestico e i trasporti che continuerebbero ad usare fonti energetiche tradizionali).

“Ne sono rimasto sorpreso anch’io”, ammette Breyer, “e non so se tutto ciò accadrà veramente. Sto solamente mostrando che la transizione è possibile e dovrebbe essere presa seriamente in considerazione”.

(Immagine tratta da www.ibtimes.co.uk)

In particolare per raggiungere l’obbiettivo, i ricercatori raccomandano un modello misto dove il vento costituisca il 60% della produzione di energia, e solare, biomassa e idroelettrico siano distribuiti in modo omogeneo.

Forse il difetto maggiore del modello di Breyer sta nel non aver tenuto conto della media dell’intensità solare o della forza del vento nel corso di un certo numero di anni; al contrario i calcoli sono basati sulla quantità di energia che avrebbe potuto essere generata da fonti rinnovabili nel 2005. In sostanza: le stime fatte potrebbero essere troppo ottimistiche. “Per tale motivo ho considerato un margine di errore tra il 10 e il 20%”, spiega Breyer. La cui intuizione accademica risiede nell’aver mostrato come sia possibile per nazioni geograficamente molto estese diminuire la propria dipendenza dalle fonti fossili senza aumentare i costi per l’energia. Che poi la rivoluzione avvenga davvero, è un’altra partita.

In fondo la protezione dell’ambiente in Russia non ha la stessa importanza di cui gode in Europa, dove le associazioni ambientaliste e le Ong sostengono le rinnovabili e fanno pressioni perché vengano adottate. Lo stesso Breyer è convinto che l’ostacolo maggiore alla diffusione delle energie rinnovabili in Russia stia nella mancanza di volontà politica. Quasi nessuno, a Mosca, sembra adoperarsi perché questo cambiamento possa avvenire…

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Benjamin Plackett