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Una pianta straordinaria

 By Livia Formisani

Il degrado del suolo è un problema globale. Secondo un rapporto dell’UNESCO del 2018, ha raggiunto livelli critici e interessa attualmente 3,2 miliardi di persone, oltre ad innumerevoli specie selvatiche in tutto il mondo…

Causa la perdita di biodiversità e incide sul cambiamento del clima. Dal momento che il suolo assorbe e cattura CO2, “la prevenzione, la riduzione e l’inversione del degrado del suolo potrebbero rappresentare oltre un terzo delle attività più efficienti in termini di costi per la riduzione dei gas a effetto serra necessarie entro il 2030” – sostiene l’UNESCO. Questo è anche uno dei motivi per cui le iniziative di riforestazione su vasta scala, come la Bonn challenge sono così importanti per mitigare questa crisi ambientale.
La principale responsabilità dello status quo viene attribuita a pratiche agricole non sostenibili. Nel corso del tempo, la monocultura – ossia la coltivazione di un’unica specie vegetale – e le lavorazioni intensive depauperano il suolo dei suoi elementi nutritivi, azoto compreso, rendendolo sempre più acido. I fertilizzanti chimici, utilizzati come palliativo immediato, non fanno che accrescere ulteriormente l’acidità del terreno nel tempo. Quando il pH del suolo raggiunge livelli troppo elevati, la crescita è insostenibile. A quel punto, è probabile che il terreno venga abbandonato a favore di nuove aree che verranno tuttavia nuovamente destinate a monoculture. Anche fenomeni naturali come la siccità e gli incendi boschivi contribuiscono al degrado del suolo su scala globale.

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Il degrado del suolo è causato da molteplici fattori, tra cui le condizioni meteorologiche estreme, come la siccità, e attività umane che inquinano o degradano la qualità e l'utilità del suolo, incidendo negativamente sulla produzione alimentare, i mezzi di sussistenza, la produzione e la fornitura di altri beni e servizi ecosistemici

Alcune piante, come il trifoglio e i fagioli, sono note per la loro capacità di ripristinare l’azoto nei suoli degradati. Ma nessuna è paragonabile alla pongamia (Millettia pinnata), un albero originario dell’Asia. Crescendo in suoli degradati e marginali, è il candidato perfetto per la riforestazione dove altre piante non possono crescere, necessita poi di poca acqua e produce semi molto ricchi di olio (fino al 40%) e proteine. Inoltre la sua capacità di sequestro del carbonio è superiore a quella di altre specie—la pongamia sequestra più CO2 di quanta ne emetta— e poiché il suo olio è un fungicida e un insetticida naturale, la pianta richiede una protezione artificiale minima, se non addirittura nulla, dai parassiti. Come coltura olearia a bassa manutenzione, a basso consumo idrico, non alimentare, ad alta resa e ripristinante, la pongamia è anche un’ottima materia prima per biocarburanti.

Investimenti di sostenibilità a lungo termine

Dal 2010, l’azienda agtech di Oakland TerViva studia e pianta la pongamia in Florida, California e alle Hawaii, registrando recentemente un aumento di oltre 20 milioni di dollari di capitale. I loro progetti si incentrano su suoli degradati, come le ex piantagioni di canna da zucchero alle Hawaii e gli agrumeti abbandonati della Florida. L’azienda ha appena annunciato l’intenzione di aprire nuovi uffici in Australia e in India, dove la pongamia è una specie autoctona nota e utilizzata da secoli. “Stiamo sviluppando attività di produzione scalabili per soddisfare la crescente domanda di alberi di pongamia che prevediamo arriverà dai coltivatori e continuiamo a mettere in contatto gli agricoltori con mercati redditizi che siano sostenibili nel lungo termine”, afferma Naveen Sikka, fondatore e CEO di TerViva. “India e Australia vantano un grande potenziale per la ricerca e lo sviluppo della pongamia e nuove attività in quei paesi ci permetteranno significativi passi avanti nel nostro obiettivo di soddisfare il crescente fabbisogno proteico mondiale”, aggiunge.
TerViva è una delle numerose aziende attive nel settore, soprattutto per quanto riguarda la produzione di biodiesel a base di pongamia. Un’azienda che si spinge addirittura a definire l’olio di pongamia, “l’olio della riforestazione”.
Uno degli asset di TerViva è la sua infrastruttura bioinformatica proprietaria, utilizzata per analizzare e confrontare una vasta gamma di varietà non GM di pongamia, che vengono poi incrociate (con metodi tradizionali) per aumentarne la resa. “L’eccellente team di scienziati ed esperti agricoli di TerViva condivide la passione per la nostra missione. Con il loro aiuto abbiamo raccolto un’esclusiva selezione genetica da tutto il mondo che consenta una coltivazione scalabile e omogenea di pongamia ad alta resa. Abbiamo investito 15 milioni di dollari per creare un team di agronomi, condurre progetti pilota su vari suoli e climi e verificare le rese. Il risultato? La nostra pongamia produce dieci volte la quantità di olio e da tre a cinque volte più proteine per acro rispetto alla soia, ma utilizza una frazione di acqua, fertilizzanti e pesticidi”, dice Sikka.

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Il Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti ha assegnato un'etichetta di prodotto biologico certificato a Karanja Meal 4-1-1-1 Organic Fertilizer - 100% Single Cold Pressed™. È possibile trovare ora un'etichetta USDA unica che evidenzia la percentuale di contenuto bio nella farina di semi di karanja di TerViva (TerViva.com)

Come specie resistente e non invasiva, la pongamia è già stata protagonista di attività di riforestazione in tutta l’India. La buona notizia è che, grazie alle sue straordinarie proprietà, la pongamia può essere utilizzata per la produzione di biocarburanti, il suo olio commercializzato come insetticida e i suoi semi usati per produrre un pannello ricco di proteine (con un contenuto proteico del 36%, tre volte superiore a quello della soia) utilizzato come foraggio per il bestiame. Grazie alla sua capacità di diversificazione, la pongamia è un investimento promettente a lungo termine, da tenere d’occhio nella  crescente “restoration economy”. “Siamo sempre alla ricerca delle giuste opportunità per offrire ai coltivatori la possibilità di diversificare le loro entrate attraverso la pongamia”, commenta Sikka. “Non smetteremo di cercarle in ogni fase del nostro sviluppo”.

Immagine cover di Vinayaraj, Wikimedia

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Livia Formisani