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Ricomincio da Gela

 By Silvia Borrelli

A Gela, in una delle città simbolo della storia industriale di Eni in Sicilia, è in corso un articolato programma di riqualifica e rilancio del territorio. All’interno di questo rinnovato spirito d’impresa all’insegna dei temi dell’energia sostenibile si è appena concluso il campionato green economy oriented che ha coinvolto le scuole superiori gelesi in un percorso di alternanza scuola/lavoro. Ore e ore di formazione in aula, e-learning, training teorici su tematiche tecnico/gestionali e visite in campo presso la raffineria, gli impianti di produzione di Enimed e il Safety Competence Center, il centro di eccellenza Eni sulla sicurezza aziendale. E poi workshop di orientamento, seminari e simulazioni di colloqui di lavoro. L’iniziativa, organizzata da Eni Corporate University, è diventata un’esperienza formativa in grado di far sperimentare le pratiche del lavoro attraverso un percorso didattico ad hoc. In attesa della proclamazione dei vincitori. A settembre…

“Ho visto l’Eni da una prospettiva migliore. La raffineria spesso è considerata come qualcosa che inquina e basta. Da oggi so che non è così: la sicurezza e l’ambiente sono aspetti prioritari per Eni.  E’ stata una bellissima esperienza e un gran privilegio partecipare a questo progetto. Ho imparato tantissime cose e ho avuto modo di mettermi in gioco per la prima volta nella mia vita”.

E’ Martina Lo Chiano dell’Istituto Majorana a dare il via alla cronaca di una giornata molto particolare.

Un racconto che inizia con una colonna sonora ad effetto: Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa…

No, non siamo alle prese con il calcio di inizio di una partita della Nazionale italiana. Siamo in tutt’altro terreno di gioco, la scuola, durante l’evento di premiazione della prima edizione del progetto di Alternanza Scuola – Lavoro. E siamo a Gela, in una delle città simbolo della storia industriale di Eni in Sicilia, dove è in corso un articolato programma di riqualifica e rilancio del territorio con un impegno economico superiore a due miliardi di euro e dove è in fase di realizzazione la riconversione della raffineria a ciclo tradizionale in bioraffineria, sul modello di quanto già realizzato a Porto Marghera.

Come funziona la bioraffineria di Porto Marghera

E’ proprio questo rinnovato spirito d’impresa all’insegna dei temi dell’energia sostenibile e della tecnologia ad aver caratterizzato il campionato green economy oriented che si è appena concluso. Una competizione ben assortita – 200 alunni, 31 docenti (tutti made in Eni), 10 tutor scolastici –  che vale 16.000 ore di formazione e che si chiude con 23 tesine e 10 video, gli elaborati di un happy end che suona già come au revoir.

Tra questi, a salire su un podio figurato, i migliori cinque, ciascuno in rappresentanza delle scuole superiori che hanno preso parte ai gironi di gara alternatisi tra formazione in aula, e-learning, training teorici su tematiche tecnico/gestionali e visite in campo presso la raffineria, gli impianti di produzione di Enimed (la controllata del gruppo di base a Gela) e il Safety Competence Center, il centro di eccellenza Eni sulla sicurezza aziendale. E poi workshop di orientamento, seminari e simulazioni di colloqui di lavoro. Perché se la teoria è importante, è la pratica a determinarne il vero significato, soprattutto se comporta indossare il caschetto giallo targato “cane a sei zampe”.

 

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L’iniziativa, organizzata da Eni Corporate University, è figlia de “La Buona scuola”, la legge 107/2015 che ha reso obbligatorio per gli studenti dell’ultimo triennio delle scuole secondarie di secondo grado il compimento di una esperienza formativa in grado di far sperimentare, seppur in maniera rudimentale, le pratiche del lavoro attraverso un percorso didattico ad hoc.

Un’occasione cui Eni non poteva sottrarsi e che ha ispirato lo scorso 8 giugno 2016 la firma del Protocollo di Intesa con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca per promuovere l’integrazione tra impresa e istituzioni scolastiche attraverso iniziative e progetti orientati alla formazione e all’apprendistato. Un ricco programma – il primo in Italia firmato tra azienda e istituzioni –

Destinato a coinvolgere nel prossimo biennio scolastico circa 2.300 studenti su scala nazionale.

Con premesse di questo tipo, l’esperienza pilota di Gela guadagna un riuscitissimo “buona la prima” a giudicare dai risultati di una maratona di due mesi – il progetto è iniziato il 3 maggio e si è concluso il 14 luglio – corsa sui toni dell’entusiasmo e della creatività, con occhio vigile ai contenuti e sotto le buone influenze dell’indirizzo scolastico di appartenenza.

Primo traguardo raggiunto: che cos’è l’Eni e cosa fa.  L’obiettivo era capirlo in 8 giorni, non male come ambizione.

Esperimento riuscito per Antonio Schillaci del Liceo Scientifico Vittorini: “Ho avuto modo di capire che Eni, nonostante le difficoltà dell’industria, sta continuando a investire nel nostro territorio con impegni economici molto importanti, non solo relativamente alla riconversione della raffineria ma anche in tante iniziative a supporto di un progetto industriale di grande rilievo per il nostro territorio”.

 

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(Piattaforma davanti allo stabilimento di Gela, 1963)

Promozione a pieni voti anche per la Prof.ssa Angela Tuccio, Dirigente scolastico del Vittorini: “Grazie a questa bellissima esperienza gli studenti hanno avuto il privilegio di conoscere una complessa realtà aziendale dal suo interno. Si tratta di un cambio di prospettiva considerevole, che ha permesso di far superare i loro orizzonti, segnati da uno skyline di ciminiere altissime e condizionati da idee spesso non positive, anzi, ingiuste, visto che l’Eni ha segnato la nostra storia e intende proseguire in questa direzione.”

Un cambio di percezione che passa attraverso il superamento di qualche reticenza: “All’inizio gli alunni erano un po’ scettici, sembrava ci chiedessero che cosa c’entriamo noi con la fabbrica? Già dal secondo giorno del percorso invece hanno tutti riconsiderato la grande opportunità, apprezzando enormemente la serietà del progetto. Non solo, si sono anche applicati per poter proporre suggerimenti in una sorta di comunione di intenti con l’azienda. Riconvertire una raffineria e applicare un nuovo modello industriale non è affatto semplice. E’ chiaro che il risultato può esserci solo se c’è sinergia, la stessa sperimentata in questa straordinaria esperienza che intendiamo assolutamente ripetere”.

Giudizi positivi anche per la parte del programma dedicata all’orientamento nell’intricato mare magnum del lavoro.

Per Andrea Catalano dell’ITIS Morselli “in passato il lavoro e la scuola erano visti come mondi separati. Un progetto di questo tipo, messo a punto da un gigante come l’Eni, ci ha aiutato ad ampliare i nostri orizzonti in tutti i sensi, anche a livello geografico: sappiamo che in questa realtà tante persone lavorano in posti remoti e si spostano da un Paese all’altro per seguire le attività, una scoperta molto affascinante. Abbiamo inoltre avuto la possibilità di conoscere meglio le dinamiche del mondo lavorativo a partire dalla fase della propria candidatura: il percorso didattico è infatti iniziato con il colloquio. Un’occasione importante per capire come ci dobbiamo porre, quali comportamenti privilegiare.”

Cosa succede ogni giorno nella galassia Eni in giro per il mondo...

Lavoro che si concretizza nell’inaugurazione del primo dei contratti di apprendistato.

Per la Prof.ssa Serena Ciotta, Dirigente scolastico del Morsellil’impegno dell’azienda è stato notevole e siamo certi del fatto che non sia stato occasionale, né fine a se stesso: 22 alunni dell’ultimo anno di corso della mia scuola avranno la grande opportunità di compiere l’apprendistato di I primo livello con Eni.”

E che prevede già una buona predisposizione allo scopo: “Abbiamo notato che gli studenti sono diventati più responsabili. Questo progetto ci ha restituito persone più motivate e maggiormente consapevoli. Sono riusciti a compendiare quelle conoscenze apprese in classe tramite la formazione d’aula con visite sul campo di grande efficacia.”

Ed ecco arrivare la finalissima di campionato, la presentazione degli elaborati finali.

Dalla storia di Eni –  dal petrolio alla bioraffinazione –  in compagnia di Mirko, la mascotte dell’ITC L. Sturzo, si passa alla realizzazione di un modellino dimostrativo del ciclo petrolifero frutto dell’ingegno degli studenti dell’ITIS Morselli. Un vero e proprio case study per la Prof.ssa Ciotta: “quando ho visto il modellino mi sono commossa. A questo progetto hanno partecipato 4 studenti dell’indirizzo chimico, 2 dell’elettronico e 2 dell’elettrotecnico. E’ come se vedendo quanto realizzato si fosse accesa una lampadina: se ragazzi di indirizzi diversi sono stati capaci di fare questo in così poco tempo, una commistione di questo tipo può diventare un percorso strutturale, un nuovo e più articolato modo di fare classe, sfruttando il talento che ogni studente ha con sé. Siamo tutti un po’ cresciuti dopo questa esperienza.”  

Non di mascotte ma di logo si ragiona con l’Istituto Majorana, dove il mitologico cane a sei zampe di Luigi Broggini, il fedele amico dell’uomo a quattro ruote che segna l’immagine del Gruppo, viene reinterpretato in ottica green, colorandone la lingua da rossa a verde. Il perché lo spiega Martina Lo Chiano: “Abbiamo pensato che se l’azienda ha a cuore l’ambiente e ha scelto le rinnovabili, la fiamma verde poteva rappresentare bene l’idea.”

Il mitico logo del Cane a sei zampe rivisitato dagli studenti gelesi in chiave green

Il Liceo Scientifico Vittorini invece si concentra sui pro e i contro dell’attività industriale di ieri e di oggi, immaginando una nuova Eni, anche in questo caso verde – il colore della sostenibilità – con le palme da sfondo esotico di un nuovo e necessario sviluppo delle attività.

Dalle squadre tecnico scientifiche si passa agli umanisti con il Liceo Classico Eschilo, dove due gruppi si aggiudicano l’ex aequo con una indagine “sulla natura delle cose” dell’attuale mondo dell’oil&gas cui si lega, inevitabilmente, il concetto di cambiamento. E lo fanno gli uni sui temi dell’innovazione tecnologica e del decommissioning (la complessa operazione con la quale viene dismesso un impianto non più in produzione e ripristinata l’area dov’era ubicato), gli altri rivisitando in forma di recita i Dialoghi di Platone, dove Socrate e il suo più famoso discepolo si interrogano, con maieutica applicata all’industria moderna, sul senso del futuro. Futuro dove il mutatis mutandis acquista il senso di un ripensamento industriale non più derogabile, o meglio, non più sostenibile a livello economico e ambientale.

Sulla natura delle cose e della scuola che dirige anche il commento del Prof. Gioacchino Pellitteri: “La mia scuola, il liceo Classico, è la più lontana dall’Eni per tipologia di studi. Questa esperienza però ci dimostra che i nostri alunni anche quando hanno un approccio al mondo del lavoro industriale sanno applicarvi una capacità di ragionamento “a tutto tondo”: tutto è parente della cultura umanistica.”  Quanto all’esperienza con Eni “siamo contenti per due motivi. Perché siamo corresponsabili, come cittadini di questa città, dei processi di trasformazione in atto, che ci auguriamo possano proseguire con la Green Refinery. E perché i nostri ragazzi hanno visto quello che è l’Eni, una realtà dalle professionalità variegate e dagli obiettivi non esclusivamente economici. Hanno potuto comprendere che il mondo industriale non si muove solo in senso tecnico. Si muove con una filosofia dell’ambiente, dello sviluppo sostenibile, della produzione: insomma, hanno avuto modo di sperimentare dal vivo che il mondo del lavoro è il mondo della filosofia della dignità umana.”

Foto di gruppo dei progetti finalisti...

Filosofia che culmina inaspettatamente in musica, con il pubblico presente in sala – Istituzioni regionali e locali, rappresentanti di varie funzioni aziendali Eni, dirigenti scolastici, famiglie, studenti – chiamato a intonare in piedi l’Inno di Mameli …Dov’è la Vittoria? Le porga la chioma, ché schiava di Roma Iddio la creò…

Nel clima di un surreale e solenne momento di partecipazione corale animato da un gruppo di ragazzi fantasiosi e (fortunatamente) un po’ patriottici, sulle note del Canto degli italiani e del fervore che un giovane studente vi ha riposto in epoca risorgimentale, ha preso avvio nella sua positiva conclusione un’altra ideale rivoluzione: la “buona” scuola, un modello di apprendimento e formazione dal grande valore aggiunto se integrato con la cultura e i fondamenti teorici e pratici della “buona” impresa.

E come l’Inno, dal successo unificante.

Come riassume Andrea Catalano: “Negli ultimi anni abbiamo avvertito la scuola un po’ distante e abbiamo sofferto per la penuria dei materiali e delle possibilità di approfondimento. In questo progetto, anche se sono stati assegnati dei premi simbolici, sappiamo di aver vinto tutti. L’Eni ci ha offerto un’opportunità bellissima. E’ questa la nostra vittoria.”

Il progetto Alternanza Scuola- Lavoro di Eni a Gela sarà replicato anche l’anno prossimo ed esteso ad altre realtà siciliane con ulteriori contenuti formativi.

Siam pronti al fischio di inizio di una nuova partita: “Stringiamci a coorte… l’Alternanza scuola – lavoro chiamò”. 

informazioni sull'autore
Silvia Borrelli
Qualche anno dopo i 30, cresce in Abruzzo, vive a Milano. Nella comunicazione di Eni dal 2011, con i piedi fortemente poggiati sulle nuvole da sempre.