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La carica dei robot

 By Chris Dalby

Nemmeno l’industria Oil & Gas sfugge all’avvento della robotica. Molti dei tradizionali processi in piattaforma o di sicurezza e controllo potranno essere condotti sempre più in maniera automatizzata. Una rivoluzione che da un lato spaventa per il rischio occupazionale, dall’altro affascina per le ricadute straordinarie su un settore importante come quello dell’energia. Chris Dalby racconta cosa stanno facendo le grandi multinazionali (compresa Eni) e quale sarà la nuova frontiera tecnologica. Con una certezza: i robot stanno arrivando per restare, ma questo non significa che condanneranno i lavoratori alla rottamazione…

I robot stanno arrivando! Per anni ce lo siamo sentiti dire non tanto al cinema ma da rispettabili intellettuali ed economisti.

Queste affermazioni hanno causato reazioni contrastanti nei principali settori economici come quello dell’ Oil & Gas, che da solo vale qualcosa come il 2,5% del PIL globale e milioni di posti di lavoro. Non a caso molti lavoratori del settore sono preoccupati dall’avvento dell’automazione, specialmente nel contesto attuale di ribasso dei prezzi del petrolio, di sforzi per mitigare gli effetti sul cambiamento climatico e di maggior accessibilità dell’energia rinnovabile. Altri, invece, vedono un futuro più sicuro e pulito, dove i compiti più gravosi nelle raffinerie e sulle piattaforme petrolifere, non verranno più svolti dalle persone.

Un report del World Economic Forum di Davos in gennaio ha fotografato perfettamente questa ambiguità spiegando che “alcuni lavori diventeranno superflui, altri stanno crescendo rapidamente e altri ancora sono attraversati da cambiamenti profondi nelle competenze necessarie per svolgerli”. Come la mettiamo, insomma?

Come funziona il sistema di drilling robotizzato sviluppato in Norvegia

Una delle più importanti innovazioni nel settore è quella delle piattaforme di perforazioni automatizzate con la robotica, capaci di un carico utile di 3 tonnellate e sviluppate dall’azienda norvegese Robotic Drilling Systems (RDS). La piattaforma RDS, che può essere utilizzata nella costruzione di nuove piattaforme o installata su quelle esistenti, permette di operare a livello di perforazione senza bisogno dell’intervento umano. Oltre a ridurre la possibilità di errore umano o di incidente, l’uso dei robot secondo le stime della RDS dovrebbe portare a risparmiare fino a 40 giorni rig ed evitare migliaia di operazioni manuali. Tutti progressi che la rendono una tecnologia ambita per le aziende del settore.

Come spiega il fondatore di RDS, Lars Raunholt: “Le compagnie petrolifere hanno risposto positivamente alle nuove opportunità offerte dalla robotica, specialmente dopo che RDS ha iniziato a mostrare i robot e le loro capacità. C’è naturalmente un po’ di scetticismo da combattere, ma in linea generale il feedback è positivo”.

I progressi fatti dalla RDS hanno presto attirato l’attenzione anche di Eni. Dopo aver analizzato la nuova tecnologia, il Cane a sei zampe si è impegnato in un Joint Industry Project (JIP) con RDS in modo da provare a montare il sistema robotizzato di perforazione su un’unità sottomarina di perforazione offshore.

Queste collaborazioni sono fondamentali per accelerare la transizione dai test di laboratorio alle operazioni sul campo, perché mettono insieme le risorse e l’ampiezza delle multinazionali con la specializzazione degli sviluppatori di tecnologie. Il passo successivo potrebbe anche essere la produzione di piattaforme completamente automatizzate, un’area di ricerca che si è intensificata dopo il disastro di Macondo nel 2010.

Sebbene il settore petrolifero sia ciclico, con una quota di lavoratori globali che possono perdere il posto durante i periodi di barile basso, molti di loro accettano comunque contratti di lavoro a termine con l’aspettativa sicura di essere nuovamente assunti quando i prezzi aumenteranno.

Una certezza che potrebbe presto mutare: ad esempio posizioni come quella degli ispettori di condotti possono venire sostituite dai droni, capaci di lavorare in maniera più sicura, rapida ed accurata. Chris Blackford, fondatore di Sky Futures, un’azienda che produce droni e che lavora con molte grandi compagnie energetiche ha spiegato al Financial Times che “i dati di ispezione che noi riusciamo a raccogliere in 5 giorni di solito richiedono otto settimane da parte di tecnici che lavorano appesi alle funi”.

La vera questione, insomma, è quando questa automazione comincerà a segnare un vero e proprio cambiamento diffuso. Con il settore petrolifero che fatica a realizzare profitti e il fantasma dei licenziamenti, le aziende devono fare una scelta: accantonare risorse per investire nell’automatizzazione quando il mercato riprenderà, oppure adottare una posizione conservativa preferendo affidarsi a metodi già testati?

La scelta è stata già fatta, conferma Blackford. “Quando le aziende facevano molti più soldi, non importava veramente quanto tempo ci volesse per compiere le ispezioni o quanto personale venisse impiegato. La domanda per i nostri servizi non a caso è raddoppiata nel 2015 rispetto al 2014, e quest’anno dovrebbe triplicare”.

Eni sta certamente investendo nella nuova frontiera.”Abbiamo un gruppo interno, istituito molti anni fa, che si dedica alla robotica avanzata: questo costituisce un aspetto distintivo dell’azienda rispetto ad altre major del settore. Il gruppo lavora sia sull’attività tradizionale di Oil & Gas che sulle tecnologie spaziali”, spiega Giuseppe Tannoia, Responsabile Ricerca ed Innovazione Tecnologica Eni – Divisione E&P, aggiungendo che l’azienda collabora anche con le agenzie spaziali europee e russe per sviluppare sistemi di perforazione spaziale del suolo di Marte.

“Negli anni trascorsi abbiamo continuamente distribuito queste competenze all’interno delle attività centrali dell’azienda, incoraggiando una fertilizzazione che segna la nostra volontà di trovare soluzioni innovative, affidabili e vantaggiose per le sfide che affrontiamo ogni giorno sui nostri asset. Il budget complessivo per questi dipartimenti è di circa 8 milioni di euro all’anno”, continua Tannoia.

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Progressi come questi potrebbero comportare la sostituzione di migliaia di professionisti dell’ Oil & Gas, tanto che Raunholt prevede che sarà questa tecnologia la causa principale di questa tendenza. “In futuro, ci aspettiamo che il numero di persone attive sulle piattaforme diminuirà, e quelle che rimarranno dovranno essere competenti per mansioni diverse. Inoltre, alcuni ruoli verranno ricreati a terra per l’assistenza, la sorveglianza e la gestione delle decisioni”.

Quest’ultima affermazione lascia un barlume di speranza per quei lavoratori che temono il peggio. Mentre ci saranno alcuni licenziamenti per ruoli specifici, non sembra che le multinazionali si stiano preparando a licenziamenti di massa, anzi.

“Non prevediamo una riduzione della forza lavoro a causa dell’introduzione della robotica”, conferma Tannoia. Al contrario l’automazione può aiutare a condurre le operazioni in ambienti logisticamente complessi, riducendo i rischi per i lavoratori”.

Anche Andrew Speers, Ceo di Petroplan, una delle aziende leader al mondo nel reclutamento del settore Oil & Gas, non sembra eccessivamente preoccupato: mentre riconosce che c’è della pressione su alcuni lavori, considera l’arrivo della tecnologia sotto una luce positiva e nuove occasioni di impiego. “Il settore Oil & Gas ha sempre cercato di usare la tecnologia per aumentare la produttività, l’efficienza e la sicurezza e, così facendo, ha fatto grandi passi in avanti per molti decenni”, precisa Speers. “Il recente crollo dei prezzi del petrolio ha inevitabilmente portato a fare progressi significativi nell’uso della tecnologia, di cui hanno beneficiato non solo gli operatori e i loro dipendenti, ma anche gli utilizzatori finali dei prodotti a base di petrolio. La tecnologia pone sempre una sfida a breve termine sui posti di lavoro ma offre benefici a lungo termine a tutto il settore”.

Ad esempio Eni sta già riqualificando 20 operatori per il funzionamento e la manutenzione delle tecnologie di emergenza proprietarie. Questo è probabilmente solo il primo passo in un processo di riqualificazione professionale a lungo termine che permetterà ai lavoratori dell’Oil & Gas di vedere un futuro più luminoso nel settore.

In sostanza: se i robot stanno arrivando per restare, questo non significa che condanneranno i lavoratori del settore alla rottamazione, almeno non subito…

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Chris Dalby