Education

Vado a scuola in Mozambico

 By Simonetta Sandri

La provincia di Cabo Delgado, nel Mozambico dalle acque cristalline e dal verde rigoglioso, ha importanti criticità in termini di accesso all’educazione, particolarmente nella città di Pemba, dove la qualità dell’insegnamento e delle infrastrutture educative rappresentano alcune delle maggiori sfide. In questo contesto, Eni ha intrapreso un percorso di accompagnamento che ha già visto alcuni frutti nel 2017. Vediamone qualche tappa. In una scuola particolare, dove far ruotare il mappamondo di legno è un gran divertimento…

Ci troviamo in un Paese, il Mozambico, dove all’educazione primaria, suddivisa in due livelli, il primo (gradi 1-5) e il secondo (gradi 6-7), si assegnava un obiettivo del Millennio (MDG 2 “accesso all’educazione primaria”, oggi SDG 4 “Qualità dell’Educazione”) di accesso all’educazione primaria al 100% nel 2015. Al 2014 (ultimi dati ufficiali disponibili), dati alla mano del Booklet Development Goals Indicatores, del Ministero dell’Economia e Finanze mozambicano, il Net Enrolment Rate (NER) della scuola primaria (6-12 anni) nel Paese è aumentato di circa il 3% fra il 2010 e il 2014, senza variazioni significative fra ragazzi e ragazze. Se il livello più basso si registra nella provincia di Tete, con circa l’84,5%, in termini assoluti, l‘educazione primaria ha registrato un aumento nel numero di studenti di età compresa fra i 6 e i 12 anni, passando da 4.213.418 nel 2010 a 4.767.782 nel 2014.

Il Gross Completion Rate (GCR) nel 7° grado (ultimo grado della scuola primaria) , invece, ha subito un trend meno positivo. Il tasso è passato dal 68,4% nel 2010 al 55,3% nel 2014 e le ragazze registrano cifre inferiori rispetto ai ragazzi per tutto il periodo di analisi, con un alto tasso di abbandono scolastico. Il GCR ha registrato una regressione significativa in tutte le province tra il 2010 e il 2014 e mostra disparità rilevanti, in quanto va dal 41,3% (provincia di Tete) al 101,4% (città di Maputo), per l’anno scolastico 2014. Cinque province sono al di sotto della media nazionale, ossia Cabo Delgado (42,1%), Nampula (44,6%), Niassa (42,4%), Tete (41,3%) e Zambesia (44,8%), il che rivela una preoccupante performance del sistema educativo, ancora lontano dal raggiungere una copertura universale nell’istruzione primaria. Le sfide quindi restano.

In questo quadro, con consapevolezza, Eni ha puntato sull’educazione, in cooperazione con la Direzione Provinciale per l’Educazione, la Municipalità di Pemba e rappresentanti della comunità di Paquitequete inclusi leader comunitari e religiosi. Il progetto della scuola di Paquitequete è nato per offrire strutture e materiali didattici a bambini in condizioni disagiate: il quartiere in cui si trova è il più antico di Pemba, un centro di pescatori, ed è, allo stesso tempo, il più degradato. Qui la frequenza scolastica è scarsa e, la mancanza di un centro vero e proprio, come fattore aggregante, non ne permette lo sviluppo reale ed effettivo.
La prima fase del progetto ha riguardato la parte infrastrutturale, con la costruzione di una nuova scuola che copre l’intero percorso di studi primari, dal 1° al 7° grado: 7 classi, un blocco amministrativo, una biblioteca, un’area ricreativa-sportiva, un giardino, servizi igienici per alunni e insegnanti, sistema idrico e approvvigionamento elettrico. Sono circa 2.000 i beneficiari diretti (gli alunni, con un percentuale femminile vicina al 60%) e 13.000 gli indiretti (l’intera comunità- del “bairro”), con un impegno di oltre un milione di euro e un handover alle autorità municipali di Pemba nel dicembre 2014.

A tutto questo si è aggiunta la seconda fase del progetto, un importante supporto al programma didattico in collaborazione con AVSI: la fornitura di strumenti e materiali educativi e lo sviluppo di attività extra-curriculari come lo sport, l’orticultura, la poesia e il teatro. Svago, gioco e cultura come strumenti.
L’aspetto della componente insegnanti necessitava di particolare attenzione. Il corpo docente non era sempre “fidelizzato”, soprattutto a causa della stessa organizzazione scolastica: lezioni su più turni, grande affluenza di alunni, ma senza controllo degli accessi. Si rischiava di fallire nel fornire materiale “bello” se non si disponeva del supporto umano adeguato. Perché l’uomo e il suo sentire restano sempre al centro. Ecco allora che l’aspetto da valorizzare poteva essere solamente quello di lavorare su un gruppo di persone selezionate all’esterno della scuola, vincolate a Eni per il progetto, individuate da corpi intermedi che vivessero nella città, quindi conoscendola. Il coinvolgimento di autorità locali e associazioni territoriali, la ONG Khandhelo in primis, sarebbe stato fondamentale per tale selezione. I quattro “formatori dei formatori” selezionati, seguiti da un coordinatore e integrati nel corpo insegnante, avrebbero dato presto vita a “aprendemos brincando”, ossia a quell’imparare giocando tanto importante per i bambini, lo stimolo delle capacità di apprendimento attraverso il gioco. Per 8 classi per fase (gradi 1-2), di circa 500 studenti, e 8 insegnanti (per un totale di circa 1000 bambini beneficiari). Un programma didattico, materiali e strumenti per far scoprire ai bambini la bellezza e incoraggiare la riflessione sulle analogie culturali e ambientali tra la loro realtà locale e il mondo, guidandoli, in classe, con un mappamondo. Per scoprire, imparare, sognare e viaggiare con la mente.

Il ruolo dei facilitatori, che sono entrati in punta di piedi in un ambiente pur muovendosi con alcuni schemi diversi, si è rivelato molto importante anche nel periodo delle vacanze e di interruzione delle lezioni, quando hanno continuato a fare attività per e con i bambini.
Imparare giocando, con il sorriso, non va dato per scontato. Non è sempre facile da far capire sia agli insegnanti che ai ragazzi. L’importante è il risultato: il progetto ha portato a un aumento della frequenza scolastica con un accresciuto interesse verso il bambino in quanto individuo. Conoscersi per nome e cognome, sapendo scoprire e valorizzare esigenze, individualità e capacità di ciascuno, era l’obiettivo vero. Seduti compostamente al banco ma con la testa dall’altra parte del mondo.

 
  

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informazioni sull'autore
Simonetta Sandri
Simonetta è nata a Ferrara e dopo gli ultimi anni a Mosca oggi lavora a Roma. In Eni dal 2003 come HSE Manager, ora si occupa di adattamento ai cambiamenti climatici e temi ambientali emergenti. Da sempre appassionata di scrittura, ha pubblicato su riviste italiane e straniere ed è autrice del romanzo “Il Francobollo dell’Avenida Flores”. Coltiva la passione per la fotografia. Da Algeria, Mali, Libia e Russia, dove ha vissuto lavorando per Eni, ha tratto ispirazione.