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L’eredità di Mattei

 By Gabriella Galloro

«Sapevo che un giorno sarei venuto in mezzo a voi, che voi mi avreste guardato con simpatia e con affetto. Abbiamo discusso, con i vostri rappresentanti, dei vostri problemi, molti dei quali non sono che problemini. Non assorbiremo settanta persone, ma tutti coloro che potrete darmi, tutti, e sarà necessario che tornino molti di quelli che sono andati all’estero perché a Gagliano avremo bisogno anche di loro. Noi non vi porremo dei limiti. Noi vogliamo solo stabilire una collaborazione che duri sempre. C’è una scuola di qualificazione da fare? Mi darete il vostro contributo indicandomi i corsi che dovranno essere istituiti. Sono piccoli problemi: l’importante è questa enorme massa di risorse che da oggi è messa a disposizione della Sicilia, e sulla quale si potrà e si dovrà costruire, se ci sarà l’impegno di tutti»…

E’ il 27 ottobre 1962. E’ mattina a Gagliano Castelferrato in provincia di Enna, ma è un giorno speciale. Enrico Mattei, il presidente dell’Eni, sta tenendo un comizio pubblico. Annuncia alla popolazione che nella regione è stato trovato del metano che non solo rimarrà siciliano ma porterà anche lavoro. In quel discorso Mattei portava la speranza che quanto trovato nel sottosuolo fosse una vera ricchezza per una terra che piangeva i giovani costretti a emigrare al nord (o ancora più lontano) per avere un futuro migliore.

Nessuno poteva immaginare che quello ai siciliani sarebbe stato il suo ultimo discorso. Quello stesso giorno alle 16.55 un piccolo aereo privato parte da Catania diretto a Milano… quell’aereo non atterrerà mai. In quel grigio sabato autunnale nel cielo di Bascapè “una vampata, uno scoppio, e delle scintille venivano giù che sembravano stelle filanti, piccole comete”. Con queste parole Margherita Maroni, una contadina del luogo, riviveva quei momenti.

Da quella notte sono trascorsi ormai 54 anni, ma ancora oggi un gruppo di veterani organizza commemorazioni pubbliche per ricordare non un uomo, ma un simbolo dell’Italia del dopoguerra.

Enrico Mattei durante una conferenza stampa

Nel 1953 Enrico Mattei è chiamato a privatizzare l’Agip, dismetterla perché considerata un inutile carrozzone. Sceglie un’altra via, sceglie di rompere gli schemi e di creare in Italia un’impresa energetica nazionale competitiva anche all’estero. E’ una nazione, quella che sogna Mattei, in grado di ripartire con le proprie gambe, in cerca di alleanze sia dal punto di vista energetico che geopolitico.

La sua capacità di visione gli fa intuire prima degli altri il grande cambiamento in atto nel Mediterraneo, una nuova geografia del potere che lo porta, grazie alle sue abilità di relazione, a costruire una serie di rapporti personali con Nasser, Kossighin, Reza Pahlevi, Bourghiba. Al centro di quegli accordi c’è la collaborazione, lo scambio di idee e know how, l’integrazione. Ma Mattei è anche passione, quella passione con cui invita tutti i suoi collaboratori a lavorare insieme per il benessere dell’Italia. Questo “senso di squadra” è lo stesso che porterà tecnici e ingegneri a lavorare in paesi e condizioni estreme o quello che avvicinerà all’ufficio studi Eni i più giovani e brillanti cervelli italiani che in pochi anni arriverà a progettare il destino energetico italiano.

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Alla sua scomparsa, dopo nove anni di presidente, Mattei lascia un’eredità che è ancora oggi sotto gli occhi di tutti. Innovazione, passione per le sfide, fiducia nei giovani, integrazione e ancora rispetto, dialogo, collaborazione. L’impulso visionario di un uomo, la storia di un’azienda. Il suo modo di essere, la sua identità.

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informazioni sull'autore
Gabriella Galloro
Vivo in un mondo di colore, tra fantasy e fantascienza, con un occhio alla realtà. E lavoro nella Media Production Eni.