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Il ciclo dell’energia

 By Eniday Staff

Sono tre i pilastri su cui poggiano le attività dell’industria del petrolio e del gas: upstream, midstream e downstream…

(Foto di copertina tratta da www.3m.com)

Quando ci riferiamo all’upstream s’intende l’acquisizione dei diritti di sfruttamento, l’esplorazione (studi geologici e rilievi geofisici), lo sviluppo (allestimento dei siti d’estrazione) e la produzione (estrazione). Tutte attività che vengono svolte a monte della filiera, prima del trasporto e della commercializzazione. Il settore mid-downstream, invece, si trova a valle del processo. Rientrano nelle attività del midstream tutte le attività di trasporto e stoccaggio degli idrocarburi, mentre il processo di raffinazione del greggio nei derivati, la distribuzione e la vendita sul mercato dei prodotti raffinati sono attività downstream.

La fase della produzione (Upstream)

Ad esempio il modello Upstream di Eni è basato sulla forza della sua esplorazione, che offre una grande base di risorse a costi bassi, assicurando flessibilità nel breve termine e alimentando la crescita nel lungo. La strategia esplorativa è guidata dagli obbiettivi di rapidità del “time to market” e dell’ottimizzazione dei costi nel convertire le scoperte in produzioni. Questo approccio garantisce uno sviluppo più rapido, che si sovrappone alle fasi esplorative, accelerando l’intero processo. Dal 2008, Eni ha scoperto 13 miliardi di barili di risorse, 2,5 volte il volume della produzione equity dello stesso periodo. Tutte le scoperte sono convenzionali e diffuse in circa 10 bacini diversi. Circa ogni 3 anni l’azienda ha scoperto un giacimento “giant” o “supergiant” e il costo medio unitario di esplorazione è pari a 1,2 dollari al barile, pari al 20% del costo medio del settore. In questo senso il “dual exploration model” è un elemento strutturale della strategia Eni che consente di generare cassa in anticipo, valorizzando l’esplorazione e arrivando prima degli altri ad estrarre il first oil. Grazie a questa formula negli ultimi 4 anni l’azienda ha incassato 9 miliardi di dollari, un valore decisamente superiore rispetto ai costi di esplorazione sostenuti. Allo stesso tempo grazie a queste cessioni Eni ha ridotto gli investimenti e l’esposizione finanziaria.

Parlando sempre di Eni, complessivamente la ristrutturazione del business mid-downstream negli ultimi anni ha portato ottimi risultati di cassa, controbilanciando in parte il calo del prezzo del petrolio. Da un valore di cassa negativo di 400 milioni di euro nel 2013, il mid-downstream ha generato 5 miliardi di euro nel triennio 2014-2016. La ristrutturazione della raffinazione ha permesso al Cane a sei zampe di ridurre il break-even da circa 7,5 dollari al barile nel 2013 a circa 4 nel 2016. Più in generale oggi tutti i settori del mid-downstream sono in grado di autofinanziare i propri investimenti. La ristrutturazione ha riguardato anche la Chimica che, nel 2015 e nel 2016, ha registrato le migliori performance degli ultimi 20 anni.

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