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La potente energia dell’Alternanza

 By Lucia Nardi

Un primo bilancio dell’Alternanza scuola-lavoro a Roma? Molto positivo. Sono stati in tutto 302 (e prima della fine dell’anno saranno quasi 500) i giovanissimi tra i 15 e i 18 anni che si sono avvicendati nelle sale dell’archivio storico di Eni a Pomezia. Sono gli studenti delle scuole capitoline, per lo più licei, che realizzano con noi un’esperienza concreta di attività aziendale…

Quasi ogni settimana una ventina di loro, divisi in piccoli gruppi, vengono all’archivio storico e si trovano davanti documenti prodotti oltre 50 anni fa, alcuni con la firma di Enrico Mattei, altri col testo in arabo o in russo e accanto la traduzione. Guardano con attenzione cinegiornali e documentari e selezionano le fotografie nella nostra fototeca. Obiettivo: utilizzare questi materiali per creare una presentazione sulla storia e il significato della presenza Eni in regioni e paesi nei quali tuttora opera: Sicilia, Egitto, Iran, Marocco. In pratica il lavoro che l’archivio storico svolge quotidianamente: cercare materiale su un argomento e restituirlo all’interlocutore che ne ha fatto richiesta in maniera organizzata.

È un esempio di attività di Alternanza scuola-lavoro, risultato del protocollo di intesa siglato nel giugno 2016 tra Eni, il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, con l’obiettivo di “rafforzare il rapporto tra scuola e mondo del lavoro”, contenuto nella legge “La buona scuola”. Nel suo complesso, e con differenti modalità, il progetto coinvolgerà in tutta Italia circa 5.200 studenti (oltre 2.300 solo in questo anno scolastico) con un focus su Basilicata, Lazio, Lombardia, Sicilia e Puglia. Territori sedi di nostre realtà operative.

Un momento di lavoro dei ragazzi dell'Alternanza

Si tratta di un’opportunità concreta di misurarsi con il mondo del lavoro e le sue regole: la definizione di obiettivi, la capacità di lavorare in squadra, il rispetto dei tempi. Tutte tematiche lontane dal lavoro che viene svolto in aula e per questo importanti per gli studenti. D’altra parte l’alternanza nasce con l’obiettivo di essere “altro” rispetto alla scuola. Una vera novità.

Comunque i ragazzi, accolti nelle sale del nostro archivio, sono stati una novità anche per noi. Abituati a ospitare ricercatori silenziosi, ci siamo dovuti misurare con il loro ingresso rumoroso. Gli studenti dopo un primo momento di spaesamento, in genere la mattina del primo giorno, capiscono l’obiettivo del lavoro e si mettono all’opera. I gruppetti cominciano a richiedere i materiali e sfogliare la documentazione e le foto. Discutono, ci chiedono consigli, scelgono immagini. I leader emergono, i più pigri lasciano fare ma, alla fine, tutti saranno l’ultimo giorno in sala Caviaga a raccontare la prima volta di Eni in un territorio, le opportunità, i successi, gli insuccessi e a spiegare cosa significa essere presenti, oggi, in quello stesso territorio in cui siamo presenti da tanti anni. Vestiti nella maniera migliore, le ragazze truccate. Qualcuno indossa, con un certo imbarazzo, una cravatta.

Per i ragazzi l'opportunità concreta di misurarsi con il mondo del lavoro e le sue regole: dalla definizione di obiettivi al rispetto dei tempi

Guardandoli raccontare il frutto del loro lavoro, mettendo in pratica le indicazioni ricevute anche relativamente alle modalità migliori per esprimersi in una maniera efficace, hanno perso la loro aria da studenti e sembrano giovani colleghi alle prese con i primi incarichi. E tali si devono sentire, perché chiediamo loro di comportarsi e lavorare seriamente. Stanno in fondo simulando un’attività che per noi è il lavoro di tutti i giorni. E non c’è spazio, in quel momento, per le battute o un’esposizione sommaria. Parlano illustrando il loro PowerPoint proiettato sul grande schermo, reso interessante dai documenti originali, dalle foto in bianco e nero, dai virgolettati di Mattei, graficamente ordinato e chiaro.

Non è un gioco, né per loro, né per noi.  È vita, lavoro vero. C’è l’ansia, c’è l’emozione, tanta. C’è poi la nostra soddisfazione nel vedere che sono passati molti contenuti e una modalità complessiva che rende il lavoro “altro” rispetto alla scuola. Ci ha sorpreso la loro capacità di individuare documenti, inediti. Come è accaduto con il gruppo del liceo Cannizzaro di Roma che, cercando nei faldoni, ha trovato un dattiloscritto nel quale si scopre che Eni, negli anni di Mattei, era l’unica compagnia con la quale gli operatori marocchini volevano avere rapporti per lo sviluppo di un importante giacimento.

La settimana è intensa e si lotta contro il tempo. Talvolta c’è la necessità di tenere a freno l’esuberanza creativa. Abbiamo dovuto contenere la produzione di ogni genere di effetto speciale: presentazioni aperte da sipari rosso fuoco, evoluzioni a forma di aereo delle slide e sonorità mai sperimentate. Ma ricordando che l’esposizione potrebbe avvenire anche di fronte “ad un importante dirigente”, abbiamo anche assistito all’emergere di veri talenti nella grafica e nell’abilità oratoria. Abbiamo visto gruppi discutere animatamente e sembrare perdersi tra i contrasti, ma poi presentare un lavoro originale e ben strutturato. Avere coscienza e fierezza del proprio talento. È un’alternanza vera insomma, formata da parti contrapposte e complementari, e per questo capace di produrre scintille: vera energia.

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informazioni sull'autore
Lucia Nardi
Storica e archivista, è in Eni dal luglio 2003 in qualità di responsabile dell’archivio storico aziendale. Dal 2008 è Vice President per le iniziative culturali e membro della Commissione Cultura di Confindustria.