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Un Natale da volontari!

 By Gabriella Galloro

Jake ha vent’anni e adora uscire con il suo papà, Lorenzo ama passeggiare e non si ferma neanche sotto la pioggia, Mimmo ha estrema fiducia nel prossimo, seguirebbe chiunque “ciecamente”, Lorenzo è un cucciolo che a seguito di un incidente ha perso l’uso degli arti posteriori… Venite con noi a scoprire una nuova energia, quella che muove le associazioni di volontariato…

Avete mai avuto una collega entusiasta del proprio lavoro? Io sì! Si chiama Elena Romagnoli e il suo lavoro alla sostenibilità le piace proprio! Da qualche giorno è impegnata con i banchetti di Natale, quelli che puntualmente ogni anno si trovano fuori dalle nostre mense per raccogliere fondi per le varie associazioni di volontariato.

Elena è la persona che ha trovato uno spazio per tutti, un giorno alla mensa del secondo palazzo, un altro a quella del quinto … dal primo al 22 dicembre! Ma la mia entusiastica amica poteva limitarsi a questo? Eh no! Dopo aver incontrato, con Alberto Piatti (che della Sostenibilità è il capo), tutti i colleghi che avevano fatto richiesta di avere uno spazio per i loro banchetti, mossa da un impegno aziendale che vuole valorizzare le esperienze interne di volontariato, a lei è venuta un’altra idea: “Gabriella dovresti conoscere questi colleghi, sentire le loro storie!”

Storie? Quali storie, mi sono detta! Eniday racconta storie di energia, non scherziamo! … Va beh, vengo a sentire… ma Elena, non ti prometto niente!

E’ così che un lunedì mattina mi ritrovo in una fredda sala riunioni a pensare di incontrare sigle incomprensibili di associazioni di volontariato, una uguale all’altra e di sentire una decina di storie… una identica all’altra… ma basta un attimo per essere smentita, quando guardo negli occhi Marina Biancone, una donna che mi ricorda che non si è mai troppo grandi e che la perdita di un genitore è sempre un evento doloroso. Per questo ha deciso di ricordare il suo papà con un gesto concreto e grazie alla Fondazione Francesca Rava – NPH Italia Onlus ha adottato Monica. Una bambina messicana che lei è andata a conoscere con suo figlio. 15 giorni insieme che li hanno cambiati profondamente, perché ci sono luoghi in cui un gesto ha un valore inestimabile e che tutto è più bello se può essere condiviso. Marina è mamma di tre figli: i suoi due maschi e una femminuccia e con questa frase sintetizza il suo impegno come volontaria.

Marina Biancone (la seconda da destra) in una delle sue attività di volontariato

Impegnarsi per far sì che da piccoli uomini e donne diventino adulti responsabili è il sentimento che ha animato anche Emanuela Pozzi, volontaria AVSI, che con altri 26 colleghi ha adottato, ormai da anni, 6 bambini a distanza. Mi racconta con quanta trepidazione lei e i colleghi aspettano i periodi dell’anno in cui riceveranno loro notizie, in cui saranno aggiornati sui loro successi a scuola e sulle loro esperienze di vita. Con lei anche Paolo Cavassi che, sempre per l’AVSI, è impegnato attivamente a creare eventi che possano aiutare nella raccolta fondi. Perché anche un piccolo gesto, ad ogni latitudine, può fare molto per delle famiglie in difficoltà.

Non faccio in tempo a salutare Monica e i “figli” di Emanuela che mi ritrovo tra i banchi di scuola, in quarta elementare con Maria Claudia Perini. Con lei vivo il ricordo della sua compagna di banco, scomparsa a causa della leucemia e mi porta a conoscere il dolore di un genitore che perde un figlio. Perché la leucemia si ripresenta nella sua vita: venti anni fa un caro amico di Maria Claudia perde la figlia Chiara. Ma il dolore può essere una leva importante per sostenere coloro che si trovano ad affrontare lo stesso dramma. Nasce l’associazione Amici di Chiara, che con le sue attività sostiene il Comitato Maria Letizia Verga del San Gerardo di Monza, punto di riferimento per le famiglie dei bambini ospedalizzati, grazie alla costruzione di alloggi, alla garanzia della continuità scolastica oltre che alla cura dei bambini anche da un punto di vista psico-sociale.

E così mi ritrovo a parlare con Cinzia Brescianini e Stefano Ferrara dei loro figli: Diego e Jake. Cinzia mi porta con sé ai bordi di un campo di calcio. Guardiamo insieme il figlio Diego, è una domenica come le altre: il tifo dei genitori, le urla dell’allenatore per un passaggio sbagliato e poi tutto si ferma… il cuore di Diego si ferma. L’associazione sportiva è troppo piccola e in campo non c’è il defibrillatore. Cinzia mi dice che avrebbe potuto chiudersi nel proprio dolore, e invece oggi è impegnata con la sua associazione Diego Riviera per portare i defibrillatori in tutti i campi di calcio e in quattro anni è riuscita a donarne 30 e a formare 500 persone negli ultimi due anni. Il sostegno arriva anche dai colleghi che ogni anno, in primavera, acquistano i fiori durante i suoi banchetti di primavera.

Cinzia Brescianini e il suo impegno nell'Associazione che ricorda suo figlio Diego

Jake invece ha vent’anni. Stefano, il papà, è il classico gigante buono: mani grandi e occhi di un’incredibile dolcezza quando con orgoglio parla di suo figlio, malato di sclerosi tuberosa. Mi racconta le sfide che ogni giorno suo figlio e la sua famiglia devono affrontare e della consapevolezza che l’associazione Sclerosi Tuberosa di cui fa parte è in realtà per loro una seconda grande famiglia, perché nella condivisione anche il dolore diventa più sopportabile.

E’ Ernesto Rossi del movimento Fede e Luce, che si occupa di ragazzi portatori di handicap mentale, che riesce a sintetizzare in una sola parola il significato di unirsi in comunità: Amicizia. Perché solo se sei amico ti senti parte di un progetto, riesci a trovare il modo di sorridere e (perché no) di ridere anche nelle e delle avversità.

E uno che delle avversità ha fatto il suo punto di forza è Lorenzo, un cagnolino del “Canile Gino Bianchi” AZL (associazione zoofila lombarda) ONLUS di Casalpusterlengo di cui Claudia Andena è volontaria. Il suo impegno è iniziato nel 2005 dopo aver perso una scommessa con suo figlio. E’ così che ha conosciuto Lorenzo, un cagnolino che a seguito di un incidente stradale ha perso l’uso delle zampe posteriori. Ma questo non lo ha fermato. Oggi si muove con un carrellino e non ha perso il suo entusiasmo di correre incontro alla vita.

Guardando Claudia non ho alcuna difficoltà a immaginarmela sotto la pioggia con Lorenzo che le trotterella accanto. Mi sembra già abbastanza e invece il mio viaggio con Elena ancora non è destinato a concludersi. Mancano ancora Stefano Cavestri e Declan Delaney. Il loro impegno come volontari è per Emergency e Banco Alimentare (sezione San Donato), mossi dall’esigenza di azione.

Stefano Cavestri e il suo impegno per Emergency

Stefano mi racconta la difficoltà di inventarsi modi efficaci e sempre nuovi per portare un sostegno concreto a Emergency e l’importanza della creatività per promuovere argomenti apparentemente troppo distanti da noi come la guerra ma soprattutto le vittime civili della guerra, della povertà e delle mine anti-uomo. Una sfida quotidiana! Con Declan vivo l’esperienza gratificante dei piccoli gesti. Di quello che un pacco di pasta, zucchero e biscotti possono fare in una famiglia in difficoltà. Perché quello di Declan per il banco alimentare è un lavoro di fatica, che comprende anche uscire in pausa pranzo con altri colleghi per la raccolta nelle scuole. La sezione di San Donato aiuta circa 60 famiglie, non solo con piccoli pacchi ma soprattutto con l’ascolto. E non c’è niente di più bello che essere accolti in una casa e sapere di aver trovato un amico, soprattutto quando l’emergenza è passata e spesso capita che chi ha ricevuto un aiuto, poi indichi altre famiglie in difficoltà.

Wow! Che giornata intensa… Elena aveva ragione, nelle associazioni di volontariato c’è tanta energia, che dà vita a belle storie… perché questa esperienza mi ha insegnato che anche dalle lacrime più dolorose può nascere amore e che durante la frenesia dello shopping natalizio vale la pena fermarsi davanti a qualche banchetto e comprare qualche regalo (cioccolato o piccoli lavoretti fatti a mano), perché dietro a una persona, c’è anche un ricordo.

E’ giunto il momento di tornare in ufficio. Ma questa volta lasciate che vi saluti con Giuseppe (Mimmo) Iuzzolino. Con lui che mi dice, vai pure spedita, io ti seguo “ciecamente”. Lui dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti la vista l’ha persa all’università. Ma questo non gli ha fatto perdere la sua ironia, la sua voglia di realizzarsi. Negli ambienti ormai familiari si muove con disinvoltura ed è un esempio di vita per tutti quelli che lo conoscono. Perché perdere la vista da adulti richiede una forza interiore che non sempre si possiede…

Con Mimmo chiudiamo la luce della sala. Mi fermo un attimo, ma gli occhi al buio proprio non si vogliono abituare… io forse al suo posto non ce l’avrei fatta, ma andiamo! … buon Natale volontari, spero che anche quest’anno i colleghi rispondano alla vostra chiamata con l’entusiasmo di sempre!

Leggi anche: Il Congo gentile di Fiorenero di Eniday Staff

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informazioni sull'autore
Gabriella Galloro
Vivo in un mondo di colore, tra fantasy e fantascienza, con un occhio alla realtà. E lavoro nella Media Production Eni.