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L’ingegnere della capoeira

 By Marilia Cioni

Le sue radici sono in Africa ma è nata in Brasile, dove le tradizioni degli schiavi hanno incontrato ritmi diversi, altre tradizioni e esigenze nuove…

È la capoeira, un’arte marziale che molti confondono con una danza; uno sport che richiede creatività. Una attività fisica e ludica che non richiede attrezzature, che si può praticare solo in gruppo, e che va a tempo di musica. Per i bambini di Namaacha, a 80 km da Maputo, è una occasione di riscatto e di crescita. Qui André Vasconcelos, un giovane ingegnere che in Eni si occupa del progetto Mamba, ha avviato con il suo gruppo “Ubuntus Capoeira” il progetto “Capoeira sem Fronteiras”, Capoeira senza frontiere, rivolto a bambini e ragazzi tra gli 11 e i 18 anni e destinato ad avvicinarli allo sport – e allontanarli dalla strada.
“Quando arriviamo, i ragazzi sono già tutti lì ad aspettarci, pronti ad allenarsi”, ci spiega André. “Dopo un anno di allenamenti sono già in grado di aiutare i maestri, e questo ci permetterà di coinvolgere un numero ancora maggiore di ragazzi”. Ad oggi circa 110 giovani, di cui circa il 40% ragazze, partecipano al progetto, ideato da Ubuntus e poi promosso insieme ad una ONG brasiliana, Fraternidade Sem Fronteiras, attiva da tempo nella zona. “Fraternidade Sem Fronteiras si occupava di formazione professionale. Quando abbiamo proposto la capoeira, la risposta è stata immediata e positiva, tanto che contiamo di salire a 150 partecipanti entro la fine dell’anno”.

Dipinto "Jogar Capoëra - Danse de la guerre" di Johann Moritz Rugendas, 1835

Non colpire!

La capoeira è una forma di allenamento intenso, che richiede disciplina, ma che si può praticare correttamente solo in gruppo. Ognuno alterna momenti in cui lotta a momenti in cui canta o suona uno strumento musicale. “È un botta e risposta tra musica e movimento. È l’unica arte marziale che usa entrambe le parti del cervello: stimola il coordinamento motorio e allo stesso tempo anche la creatività e il senso del ritmo”, continua André. “È un allenamento fisico ma anche cognitivo, che sviluppa l’autocontrollo, il lavoro di squadra, e crea un forte senso di appartenenza al gruppo”. Gli incontri non hanno un vincitore se non l’intero gruppo a cui ciascuno – con ruoli diversi – ha contribuito. Le mosse della capoeira, infatti, si fermano sempre un attimo prima di colpire il bersaglio: “l’obiettivo non è colpire, ma mostrare che potresti colpire”.

La capoeira è un botta e risposta tra musica e movimento (foto: Chico Carneiro)

Capoeira in Mozambico

André è in Eni da 5 anni. Capoeirista da quando aveva 15 anni, ingegnere di formazione, è Onshore Technical Coordinator per i progetti di Eni in Mozambico. I benefici della capoeira li vede anche sul lavoro: “la capoeira ti insegna ad affrontare il pubblico, ti aiuta a sviluppare la capacità di lavoro di squadra e la leadership. Il lato musicale, poi, è per me una forma di gestione dello stress”. Trasmettere in forma ludica strumenti di padronanza di sé ed autocontrollo, che li aiutino nella vita quotidiana: è questo l’obiettivo del gruppo di capoeira Ubuntus, nato in Brasile e oggi presente in 6 paesi. Il nome stesso, Ubuntu, raccoglie in sé la filosofia del gruppo: è una parola di origine Zulu che significa “io sono chi sono perché siamo tutti noi”. È la coscienza della relazione tra l’individuo e la comunità, e rappresenta la solidarietà, la cooperazione, il rispetto, la necessità di cercare il bene sapendo che anche il bene degli altri è assicurato. Sulla base di questi principi, il gruppo Ubuntus Capoeira ha deciso di associare la pratica atletica a valori educativi e sociali.

“io sono chi sono perché siamo tutti noi” (foto: Chico Carneiro)

A scuola

In diversi paesi del mondo la Capoeira è utilizzata come strumento educativo e pedagogico, perché unisce elementi fisici, ritmici, musicali, storici e culturali. Si tratta di una attività fisica completa che promuove il senso di inclusione, non richiede particolari strumenti per essere praticata e nemmeno uno spazio specifico, ed è quindi facilmente adattabile a realtà carenti. A Namaacha in particolare il gruppo Ubuntus cerca di avere un impatto sociale positivo in una comunità svantaggiata, dove molti adolescenti sono esposti a rischi come abbandono scolastico, alcol, droghe, prostituzione e gravidanze precoci. Gli Ubuntus legano la partecipazione ai corsi di capoeira alla frequenza scolastica, e lavorano con particolare attenzione sulle tematiche del rispetto e della parità tra i sessi. Integrano inoltre le attività sportive con visite e attività culturali che aiutino i giovani a capire il proprio posto nel mondo.

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informazioni sull'autore
Marilia Cioni
Marilia è content producer e ufficio stampa di Eni, e si occupa in particolare delle attività di esplorazione, tecniche e upstream nell’Africa Sub-Sahariana. In precedenza ha lavorato all’Agenzia Giornalistica Italia, dove gestiva le relazioni internazionali.