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Porte aperte alla scienza

 By Gabriella Galloro

Il Centro Ricerche Eni per le Energie Rinnovabili e l’Ambiente ha aperto le sue porte al pubblico aderendo per la prima volta alle giornate promosse dal FAI (il Fondo per l’Ambiente Italiano), che ogni anno, ormai da 25 anni, porta migliaia di persone alla scoperta di luoghi speciali che hanno caratterizzato la storia di un territorio. Siamo andati anche noi e ci siamo fatti travolgere dall’entusiasmo…

Quando sabato mattina il mio capo mi ha detto di andare a Novara, al Centro Ricerche per le Energie Rinnovabili e l’Ambiente, ero un po’ titubante… aderire alle giornate del Fai mi sembrava una bella occasione, ma non sapevo che tipo di riscontro avrei trovato. Mi immaginavo di trovare qualcuno interessato e altri vagamente annoiati di fronte ai colleghi che spiegavano gli studi che stiamo conducendo nel campo delle rinnovabili e dell’ambiente.

Arrivata al Centro Ricerche, però, mi è bastata una rapida occhiata per accorgermi che si respirava un’aria diversa. Varcata la soglia, infatti, ad accogliere i visitatori un gruppo di giovanissimi volontari del Fai, provenienti dall’Istituto Comprensivo Rita Levi Montalcini, dall’Istituto Tecnico Commerciale G. Fauser e dall’Istituto tecnico agrario statale Giuseppe Bonfantini.

Alle 14.30 l’aria che si respira è davvero piena di aspettative. Le visite del pomeriggio non sono ancora iniziate e gli apprendisti Ciceroni sono in trepidante attesa. Mi avvicina una professoressa che timidamente chiede se fossi interessata ad ascoltare la presentazione sulla vita di Fauser, le studentesse non sono riuscite a fare la prova e adesso sono sulle spine. Come non accettare!

I ragazzi spiegano ai visitatori le complesse richerche che ogni giorno si conducono qui a Novara

E tra una risatina un po’ nervosa e un “prof., mi vergogno” riusciamo a ripercorrere la vita del chimico italiano, ma è alla fine che vengo rapita da Anastasia, una ragazza 13enne piena di passione che mi racconta come Fauser, durante la seconda guerra mondiale, rimase con i suoi colleghi e non sfruttò il doppio passaporto (era Svizzero da parte di madre) per sfuggire agli orrori della guerra. E’ così coinvolta che quasi riesce a farci commuovere.

La visita è appena cominciata, e mi chiedo come faranno gli studenti a raccontare la complessità delle ricerche che ogni giorno si conducono nel centro. Gli argomenti non sono certo dei più facili. Entriamo nella sala dedicata alle ricerche sul solare dove vengo subito accolta dalle facce sorridenti di Fatine, Maria Antonietta, Kevin, Marco e Matteo. A loro il compito di spiegare ai visitatori tre tecnologie diverse: CSP (solare termodinamico a concentrazione), LSC (concentratori solari luminescenti) e OPV (fotovoltaico organico). Dalla convinzione con cui ne parlano sembra quasi che siano loro, tutti i giorni, a catturare il sole. E questa sensazione colpisce me come tutti coloro ascoltano le diverse presentazioni.

Non ci si limita ad ascoltare passivamente. I numerosissimi ragazzi che hanno deciso di approfittare di questa giornata del Fai vogliono toccare con mano quanto gli viene raccontato dai loro coetanei. Ci si accalca vicino ai tavoli. Si respira quest’aria di festa. Prima di salutarmi, però, Marco (futuro perito agrario) mi dice di non perdermi assolutamente la sala in cui si mostrano le nuove tecnologie per il disinquinamento dei terreni e delle acque. Mi dice di andare prima che arrivino tutti gli altri, perché queste tecniche saranno fondamentali per il futuro.

Come deludere le sue aspettative. Cambio sala e di nuovo vengo accolta dai sorrisi di Chiara, Silvia, Greta, Lorenzo e Umberto. A rompere il ghiaccio è Chiara, anche lei futuro perito agrario. E con lei capisco meglio anche la passione di Marco per il fitorimedio: per chi con le piante sogna di lavorare, sapere che l’utilizzo di alcune di queste può portare vero beneficio al terreno è davvero fondamentale.

Nella stessa sala Andrea, Matteo e Paolo mi spiegano il funzionamento dell’Oil Removal System, una tecnologia utile per rimuovere sostanze organiche presenti nelle falde acquifere. Una spiegazione anche questa densa di particolari, perché c’è un elemento che accumuna questo piccolo viaggio nel mondo della ricerca: la voglia di cambiare passo, di rispettare l’ambiente, di essere impegnati in prima persona…

In molti hanno approfittato delle giornate Fai per visitare il centro ricerche di Novara

Come Gaia, che mi ha accompagnata a conoscere la storia del centro ricerche e nel futuro si vede a capo di una cooperativa impegnata nel recupero ambientale. Con l’impegno attivo, mi spiega, si può davvero sperare in un futuro migliore. Questi sentimenti di impegno e partecipazione attiva, il modo di raccontare un po’ rock dei ragazzi non hanno colpito solo me, ma è quanto hanno portato a casa tutti coloro che in questi due giorni hanno affollato gli spazi messi a disposizione da Eni.

Dei perfetti ciceroni anche quando avrebbero preferito raccontare altre tecnologie, come Fatine che avrebbe scelto più volentieri di raccontare i pannelli LSC, molto più colorati e quindi più trendy. Ma alla fine anche l’argomento assegnatole andava bene, perché l’importante è poter sensibilizzare tutti su tecnologie che rispettano l’ambiente. E alla fine di questa giornata, mentre saluto tutti, mi viene da canticchiare quella canzone di Gino Paoli che diceva: “Eravamo quattro amici al bar, che volevano cambiare il mondo”… e questi ragazzi, con il loro entusiasmo, hanno le carte in regola per cambiare il futuro.

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Gabriella Galloro
Vivo in un mondo di colore, tra fantasy e fantascienza, con un occhio alla realtà. E lavoro nella Media Production Eni.