Human About Gas

Il gioiello dell’oceano indiano

 By Marilia Cioni
About gas

“Questa è la notizia che 27 milioni di mozambicani stavano aspettando. È la notizia dell’anno”. A parlare è Eduardo Samo Gudo, direttore della AIM, l’agenzia di stampa mozambicana, guardando l’invito all’evento di lancio di Coral South. Un invito che certifica che Eni, ENH, GALP, CNPC e Kogas hanno raggiunto la FID, la Final Investment Decision, e che il mega progetto si farà…

Il tono della voce, l’entusiasmo trattenuto, lo sguardo già distante di Samo Gudo sono eloquenti: questo non è un progetto qualunque. Questa FID non segna solo l’inizio di un progetto industriale, per quanto importante: è un nuovo inizio per il Mozambico, il segno che il paese può risalire la china dopo il default di gennaio. È la dimostrazione che nonostante i problemi di credito, gli investitori hanno ritrovato fiducia nel paese, nella possibilità di finanziare e realizzare progetti complessi e a lungo termine. “Coral ha superato gli scogli”, ha titolato un giornale, e insieme a Coral il Mozambico conta di poter di nuovo dispiegare le vele della crescita economica: “Finalmente iniziamo a trasformare le nostre risorse in entrate” ha detto il Presidente del Mozambico Filipe Nyusi, “tornando alle performance economiche dello scorso decennio”, quando il paese cresceva al ritmo del 7% annuo.

Oltre 450 miliardi di metri cubi di gas in posto, produzione per almeno 25 anni, investimenti per circa 8 miliardi di dollari, oltre 16 miliardi di dollari di entrate previste per il Governo del Mozambico: numeri che spiegano solo in parte la dimensione e la complessità di questo progetto. Coral South è il primo passo della messa in produzione delle enormi riserve di gas del bacino del Rovuma, il fiume che segna la frontiera tra il Mozambico e la Tanzania. “E’ grande, molto grande, ma non è che l’antipasto”, ha detto il Ceo di Eni Claudio Descalzi ai cronisti di Maputo, perché Coral South metterà in produzione circa 140 miliardi di metri cubi, una piccola parte dei 2400 miliardi stimati nella sola Area 4, a sua volta parte di un bacino che ne comprende almeno 4.500 miliardi.

Area 4 è un blocco esplorativo in acque profonde (ultra-deepwater), nell’offshore del nord del Mozambico. Si trova a circa 50 km dal Distretto di Palma e a 200 km dalla città di Pemba, ad una profondità di 1.500 – 2.200m sotto il livello del mare. Nel blocco sono stati trivellati 15 pozzi esplorativi, effettuate 5 scoperte (4 Mamba + 1 Agulha) e definita una area di produzione e sviluppo (Coral). Le riserve stimate del blocco superano i 4.500 miliardi di metri cubi di gas.

Per lo sviluppo di Coral South, Eni ed i suoi partner nel progetto – i mozambicani di ENH, i cinesi di CNPC, i portoghesi di Galp, i coreani di Kogas – hanno scelto una soluzione d’avanguardia: una FLNG, una sorta di enorme stabilimento galleggiante che estrae il gas dal giacimento e lo liquefa. “La FLNG è la soluzione migliore sia dal punto di vista tecnico che produttivo e di impatto ambientale” spiega Stefano Rovelli, Development project director di Coral: “il giacimento è piuttosto distante dalla costa, ed il fondo marino presenta canyon larghi sino a 13.000 metri e profondi sino a 300 metri, che rendevano difficilmente praticabile la posa di tubazioni per il trasporto del gas a terra. Con una FLNG il footprint del progetto è minimo, limitato all’area sottomarina in cui installeremo i 3 manifolds, l’ancoraggio della nave e le linee flessibili di collegamento al FLNG”.

Già, la nave: nel mondo ci sono solo altre 2 FLNG, una in Malesia, già operativa, e una a breve in Australia. E in più la FLNG di Coral South sarà la prima al mondo ad operare nell’ultra-deepwater: il giacimento di Coral è tra i 1500 e i 2200 metri di profondità. E’ una tecnologia giovane e sofisticata: “Sarà lunga più di 400 metri, larga 66, più grande di qualsiasi nave container esistente al mondo, e con un peso totale a vuoto di oltre 200.000 tonnellate”, spiega Rovelli. Una delle sfide dal punto di vista dell’ingegneria, infatti, è far rientrare tutte le componenti di un impianto in uno spazio pari a un terzo o un quarto di quello che occuperebbero a terra. E poi è necessario rendere tutte le fasi del ciclo produttivo sicure a prescindere dalle condizioni del mare. “Abbiamo fatto un tender internazionale per il FEED (Front End Engineering Design) e la sua successiva costruzione, al quale hanno partecipato i maggiori player del settore. Il design proposto dal consorzio TJS ha superato tutti gli screening interni ed esterni, da parte del Governo del Mozambico, del compratore del gas e dei finanziatori del progetto”, racconta Rovelli. “Conterrà componenti e tecnologie provenienti da Italia, Norvegia, UK, Francia, Corea, Giappone, USA, Singapore. Con 8 serbatoi per la raccolta del gas naturale liquefatto, avrà una capacità di produzione di 3,4 milioni di tonnellate all’anno”.

Che sia la scelta giusta lo dicono in tanti: BP, che ha già preso l’impegno di acquistare tutto il gas liquefatto prodotto da Coral South; ExxonMobil, che sta entrando nel capitale di Eni East Africa; le 15 banche internazionali e le 5 agenzie di credito alle esportazioni con le quali sono stati firmati contratti per il finanziamento del 60% del progetto – il primo caso al mondo di project finance applicato ad una FLNG.

Il progetto Coral South è la prima fase dello sviluppo di Coral, che metterà in produzione le risorse a gas della parte meridionale del giacimento. Il progetto si basa su 6 pozzi sottomarini collegati alla FLNG attraverso sistemi di produzione sottomarini (subsea production systems, SPS), Umbilical, Riser e Flowline. La FLNG è una unità integrata di estrazione di gas con sistemi di trattamento, liquefazione, stoccaggio e trasporto. Potrà produrre circa 3.4 milioni di tonnellate di GNL/anno.

“Con questa FLNG, il Mozambico si posiziona di fatto sulle rotte del commercio mondiale del gas” ha sottolineato il Presidente Filipe Nyusi, “e avvia la trasformazione delle proprie risorse naturali in risorse economiche”. L’aspettativa sui benefici che ne verranno è alta: “Vogliamo che lo sfruttamento delle nostre risorse stimoli lo sviluppo di industrie di trasformazione che diano valore aggiunto, per modernizzare e diversificare la nostra economia, ridurre le importazioni ed aumentare le esportazioni, creare posti di lavoro, combattere in modo efficace la povertà e le asimmetrie regionali”. Per molti analisti, l’avvio di Coral South significa che la crisi del debito non è un freno al finanziamento di progetti ambiziosi per le aziende che hanno una visione a lungo termine.

E la visione a lungo termine è quella che ha guidato Eni e i suoi partner nel fare scelte complesse, che danno al Mozambico un ruolo di rilievo nello scenario globale dell’energia e allo stesso tempo contribuiscono alla trasformazione del paradigma energetico globale verso una economia a basso contenuto di CO2.

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informazioni sull'autore
Marilia Cioni
Marilia è content producer e ufficio stampa di Eni, e si occupa in particolare delle attività di esplorazione, tecniche e upstream nell’Africa Sub-Sahariana. In precedenza ha lavorato all’Agenzia Giornalistica Italia, dove gestiva le relazioni internazionali.