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La rinascita dell’acropoli

 By Gabriella Galloro

Quattordici ragazzi provenienti da diverse parti del mondo si sono incontrati a Gela per riportare agli antichi splendori l’acropoli della città (ricoperta dalle sterpaglie). Sono state giornate di intenso lavoro, scoperte affascinanti, amicizie inaspettate e appuntamenti fissi come il pranzo nel ristorante aziendale di Eni…

La cultura, si sa, non conosce differenze geografiche, e non ha confini. Siamo disposti a prendere un aereo alla volta di Parigi per vedere, almeno una volta nella vita, la Monna Lisa di Leonardo e perdersi di fronte a quel sorriso appena accennato, che ha dato vita alle più svariate teorie, o a viaggiare fino all’altro capo del mondo per poter mangiare in un locale giapponese in cui è obbligatorio, per entrare, interpretare un personaggio dei Manga più popolari del momento. E lo sanno bene anche i quattordici ragazzi provenienti da diverse parti del mondo che si sono incontrati in Sicilia e per circa un mese hanno lavorato per recuperare dall’incuria l’acropoli di Gela.

Quella che vi voglio raccontare oggi è un’altra bella storia di energia…quella di questi ragazzi che superando diversità culturali e linguistiche hanno risposto con entusiasmo alla chiamata della rete di Cantiere Gela. L’obiettivo era ripulire l’intera struttura dalle sterpaglie che la ricoprivano. A carico loro solo il biglietto aereo, in cambio dalla città di Gela hanno ricevuto vitto e alloggio.

Gela (Giovanbattista Brancato, Wikimedia)

A raccontarmi quest’interessante esperienza è stato Vincenzo Madonia che lavora nell’hub sud delle risorse umane e collabora con il responsabile dell’attuazione del programma Gela. Lui questi ragazzi li ha conosciuti tutti perchè, a pranzo, erano ospiti nel ristorante aziendale della raffineria Eni. Così Vincenzo ha avuto la possibilità di incontrare Ana, di provenienza Serba, i greci Andreas e Panagiotis, la turca Aylin, gli spagnoli Carlos, Joan e Sara, i francesi Joseph e Kelly e Sabrina dalla vicina Germania. Ha esplorato la Bielorussia e la Russia con Veronika e Inna, spingendosi fino al lontano Taiwan con I-Hsin. Per Vincenzo e gli altri colleghi di Gela, per quasi un mese la pausa pranzo è stato un momento di dialogo tra culture che si incontrano.

Nel frattempo il lavoro all’Acropoli non era dei più semplici: prima il taglio dell’erba alta, poi la rimozione delle prime sterpaglie, poi il lavoro di precisione con le forbici (stando ben attenti a non toccare neanche una pietra), poi di nuovo la rimozione delle erbacce e infine la pulizia dell’intera area.

L'acropoli di Gela (mapio.net)

Sotto il nome “Gela is bedda”, un gioco di parole nato con l’intento di legare la dimensione locale a quella internazionale (in dialetto siciliano “Bedda” significa “Bella”), sono stati portati via dall’acropoli ben 200 sacchi di sterpaglie, e già si parla del prossimo anno.
Perché, come mi racconta Vincenzo, dopo i primi giorni nessuno considerava questi ragazzi come semplici ospiti. È stato un piacere per i colleghi riuscire incontrarli anche la sera, dopo il lavoro, per un aperitivo. Perché l’età non era poi molto diversa, ma la cultura sì. E poi c’erano i sogni e gli impegni che ognuno di loro aveva al ritorno nelle rispettive case. E alla fine, vedendoli partire, già si aspetta la prossima estate, quando un nuovo gruppo di volontari arriverà per portare le proprie esperienze e la propria cultura in una terra lontana, mettendosi a disposizione della comunità…

Il gruppo di ragazzi che si è dedicato al recupero dell'acropoli di Gela

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Gabriella Galloro
Vivo in un mondo di colore, tra fantasy e fantascienza, con un occhio alla realtà. E lavoro nella Media Production Eni.