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Il sogno di Hajran

 By Simonetta Sandri

Tutto è possibile con la determinazione. Se poi si aggiungono entusiasmo e creatività, il gioco è fatto. Questa volta siamo andati in Pakistan a conoscere Hajran, una giovane ragazza della provincia di Sindh, per capire come si può cambiare vita, dedicandosi a una passione. La propria passione…

Hajran ha vent’anni e, grazie all’intervento di Eni Pakistan Ltd, sta realizzando la sua personale svolta. Crescere non è facile, mai, ma il luogo in cui si nasce e le opportunità che ci vengono offerte fanno sicuramente la differenza. A un certo punto arriva il momento di provare, di tentare di emergere, di cogliere l’attimo. L’opportunità per Hajran è giunta con il centro formativo di cucito e ricamo fondato da Eni in Pakistan con il supporto dell’ONG locale Pakistan Fisherfolk Forum (PFF), un’organizzazione impegnata nella promozione di pari opportunità, dignità e diritti delle comunità di pescatori. Il centro fa parte dei progetti di sostenibilità realizzati da Eni Pakistan Ltd insieme a PFF nel distretto di Sujawal, nella provincia di Sindh. Il luogo dove si trova questo nuovo punto di riferimento per la formazione professionale è la città di Jati, nel distretto di Sujawal, dove alle donne della comunità è stata data la possibilità di seguire corsi di formazione gratuiti a fronte di un tasso di abbandono scolastico, dopo l’istruzione primaria, pari all’80% nell’area dove Hajran vive.

L’opportunità per Hajran è arrivata con il centro formativo di cucito e ricamo fondato da Eni in Pakistan

Cucire e ricamare non è solo un’attività che ricorda le donne di altri tempi: molte di noi si sono divertite a osservare la propria nonna teneramente incanutita posare il proprio piede leggero sul pedale di una vecchia e verde Singer, magari pure un po’ arrugginita, mentre ci raccontava delle avventure di bambina. Può essere uno strumento di liberazione di creatività. Oggi Pinterest o Tumblr sono pieni di immagini e blog a tema “embroidery” che sprigionano colori, energia, allegria, estro e fantasia anche etno-chic.

Il cucito, poi, come arte tessile e tecnica di unire due parti con ago e filo (unire, bel significato questo), esiste fin dal lontano paleolitico, mentre il ricamo, più recente, è l’esecuzione di punti decorativi. Il primo è l’arte di congiungere più parti, il secondo rappresenta un lavoro maggiormente artistico. Genio femminile in azione, quindi, sia per ricongiungere che per creare. E poi anche l’arte ha spesso omaggiato questa bellezza che è il ricamo. Come non ricordare la Merlettaia di Jan Vermeer, databile 1669-1670 e oggi conservata al Louvre, o le Pennellate più intense e vaporose, di Edward Hopper per La Ragazza alla macchina da cucire, del 1921. Ancora tanti sarebbero gli esempi nella pittura, da Marie-Thérèse Durand-Ruel che cuce, uno stupendo olio su tela del 1882 di Pierre-Auguste Renoir, fino alle più squadrate Cucitrici di Renato Guttuso del 1947. Ma noi ci fermiamo qui, e torniamo alla nostra Hajran Thaeem, che a modo suo sarà arte. Lei e i suoi lunghi capelli neri avvolti da un candido copricapo bianco. Il viso dolce e ambrato, è bellissima. Dopo aver frequentato la Government Boys Primary School (GBPS) Mughal Been Jati, dalle porte azzurre in armonia con la maioliche fiorite all’entrata, Hajran rischia di doversi fermare negli studi: i genitori non hanno abbastanza risorse per garantire la continuità del suo percorso educativo e professionale.

Hajran al lavoro con la sua macchina da cucire

Ma la volontà di costruire qualcosa è più forte di ogni ostacolo. La giovane viene a conoscenza, da chiacchierate tra amici, dell’iniziativa di Eni che offre l’iscrizione gratuita a corsi professionali per alcune giovani donne della zona. Hajran si registra subito al centro di Jati e qui completa un breve corso di 3 mesi, insieme ad altre ragazze. Siamo all’inizio del 2016, l’aula è gremita e i colori dei tappeti, delle stoffe e dei fili avvolti sui rocchetti di carta sembrano accompagnare il vocio delle idee. Vestitini appesi alle pareti. Qualche matita qua e là.

Da quel momento in poi Hajran inizia a ricamare e cucire a casa di amici, non avendo la sua macchina da cucire. Dal lavoro quotidiano, oltre all’esperienza, arriva un poco di meritato guadagno: in alcuni mesi, riparando meticolosamente tessuti e abiti di varie fogge e colori, racimola abbastanza per acquistare il suo prezioso strumento di lavoro. Lavora sui vestiti di amici, conoscenti, familiari e vicini e raggiunge una sua piccola autonomia. “Dopo aver completato la scuola primaria”, dice, “dipendevo dalla mia famiglia e oggi sono indipendente economicamente, non solo perché posso far fronte alle mie spese personali ma anche perché riesco a contribuire al bilancio familiare; il che mi rende felice, fiera e orgogliosa. Sogno, un giorno, di frequentare il noto centro di sartoria ricamo di Karachi, il Pak-Korea Garment Technology Institute, per riuscire a essere alla moda”. “Se puoi sognarlo, puoi farlo”, le direi insieme a Walt Disney. Oggi la giovane cuce per creare vestiti o scialli, per realizzare magnifici e unici pezzi d’arte, per lanciare messaggi. Tanti modelli in testa. Domani potrebbe avere la sua linea e i suoi fan. Chissà. L’ambiente è caldo e i colori non hanno limiti. La rete ha un potere infinito. La fantasia pure. Anche questo è empowerment.

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informazioni sull'autore
Simonetta Sandri
Simonetta è nata a Ferrara e dopo gli ultimi anni a Mosca oggi lavora a Roma. In Eni dal 2003 come HSE Manager, ora si occupa di adattamento ai cambiamenti climatici e temi ambientali emergenti. Da sempre appassionata di scrittura, ha pubblicato su riviste italiane e straniere ed è autrice del romanzo “Il Francobollo dell’Avenida Flores”. Coltiva la passione per la fotografia. Da Algeria, Mali, Libia e Russia, dove ha vissuto lavorando per Eni, ha tratto ispirazione.