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La scuola da protagonisti

 By Lucia Nardi

Un grande uomo di scuola, don Giovanni Milani, scriveva negli anni Cinquanta “se si perdono i ragazzi più difficili la scuola non è più scuola. È un ospedale che cura i sani e respinge i malati.” Questa frase riassume molto bene il ruolo della scuola nella costruzione di una società equilibrata, inclusiva, capace di essere un riferimento per tutti…

Sappiamo che oggi gli studenti non sono più una massa di adolescenti in qualche modo simili, con obiettivi comuni e un sistema di regole condiviso. Sappiamo anche che la scuola non è l’unico luogo in cui si può imparare e neanche il luogo che di per sé, con le competenze che riesce a trasferire, garantisce occupazione. Gli scenari del secondo millennio sono ben diversi. Si accede facilmente alle informazioni attraverso la rete, si imparano cose diverse (e magari utili per un futuro impiego) al di fuori della scuola, si guarda al professore come ad un soggetto non necessariamente investito di autorevolezza. L’insieme di questi fattori rende la scuola sempre meno interessante per gli studenti, obbligati a “subire” lezioni frontali spesso su temi che non ritengono importanti. I millennials sono soggetti ipersollecitati da stimoli di tutti i tipi soprattutto derivanti dall’esplosione della società della comunicazione (o meglio sarebbe dire della ipercomunicazione). Sono soggetti normalmente molto attivi in rete, capaci di raggiungere un’informazione in pochi secondi. È vero, si aprirebbe qui il tema della affidabilità dell’informazione, del suo grado di profondità, della sua autorevolezza. Ma al di là di ogni considerazione quello che dobbiamo tenere a mente e che i ragazzi vivono la loro vita proiettati sulla rapidità il cambiamento. Mentre a scuola si trovano a passare una buona quantità di ore come semplici uditori, soggetti totalmente passivi. Questo li porta a frequenti distrazioni e in generale a guardare alla scuola come un contenitore di attività poco interessanti e per niente simili a loro. Riuscire a capovolgere questo sistema, ascoltare i ragazzi e dar voce alle loro esigenze ed aspettative è alla base di alcune realtà scolastiche d’avanguardia che sono riuscite ad abbattere la piaga dell’abbandono scolastico appassionando i ragazzi e rendendoli protagonisti del loro percorso di apprendimento.

Sappiamo che la scuola non è l’unico luogo in cui si può imparare e neanche il luogo che di per sé, con le competenze che riesce a trasferire, garantisce occupazione. Gli scenari del secondo millennio sono ben diversi.

Nell’anno scolastico in corso Eni ha promosso alcune attività che hanno avuto l’obiettivo di intercettare questi bisogni. Da un lato tutto il lavoro fatto sull’Alternanza scuola lavoro che ha permesso a un numero consistente di ragazzi delle scuole superiori di venire in contatto con le nostre realtà operative e più in generale con il mondo del lavoro. È stata un’occasione per aprire la scuola al mondo esterno, sperimentare nuove modalità di apprendimento, stimolare le caratteristiche personali dei ragazzi, rendendoli protagonisti. Una forte interazione con i tutor aziendali ma anche la possibilità di costruire ex novo, partendo dagli stimoli ricevuti in azienda, un progetto su un tema connesso alle attività illustrate in Eni hanno rappresentato lo spirito di questa iniziativa.
Un percorso iniziato nel 2016, a seguito di un Protocollo d’Intesa con il Ministero dell’Istruzione e con il Ministero del Lavoro, che ha visto un primo progetto-pilota partire proprio da Gela coinvolgendo 200 studenti degli Istituti superiori: Maiorana, Morselli, Eschilo, Vittorini e Sturzo.

Un’esperienza che è stata un vero successo e che ha spinto ad allargare l’iniziativa a più di più di 250 altri studenti di diverse scuole della Regione Sicilia (Ragusa, Lentini, Gagliano Castelferrato, Caltagirone, Ribera) che hanno potuto fare un percorso didattico simile a quello inizialmente riservato ai soli studenti gelesi.
Un progetto che si prospetta ricco di novità anche per l’anno 2017/2018, come le testimonianze dei giovani di Shiplab, un’associazione che si occupa di promozione territoriale e sociale e che ha contribuito al progetto di trasformazione dello stabile Eni di Macchitella in uno nuovo spazio di coworking, che verrà aperto nel 2018, per fornire gli elementi conoscitivi utili alla formulazione e sviluppo delle idee imprenditoriali.
Su un diverso fronte e con obiettivi diversi è stato progettato un intervento volto a ridurre il fenomeno dell’abbandono scolastico, particolarmente drammatico in Sicilia e in particolare a Gela. Studiando i modelli di eccellenza di alcune realtà scolastiche italiane, Eni ha coinvolto il Liceo Majorana di Brindisi, scuola con un tasso zero di abbandono scolastico, per la definizione dell’intervento. Introduzione delle tecnologie, riduzione della lezione frontale a favore di lavori di gruppo per l’approfondimento delle tematiche curricolari, linguaggi innovativi e più simili a quelli normalmente utilizzati dai ragazzi, formazione verso una nuova frontiera dell’insegnamento per i docenti coinvolti. L’istituto professionale Majorana di Gela si è trovato in mezzo ad una vera rivoluzione: via lavagne e banchi (sostituiti da lim e sedie con banco incorporato di nuova concezione), si all’uso di ipad e app per l’apprendimento e la costruzione del sapere. In questo caso risultati subito misurabili: con lo scorso anno scolastico l’abbandono è passato da un valore medio superiore al 50% al 13% nelle classi in cui è stato applicato il modello. Una vittoria per tutti, ma soprattutto per i ragazzi che, decidendo di continuare nel loro percorso scolastico, hanno scelto di fare un investimento sul loro futuro.

L’impegno di Eni nell’Education a Gela

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informazioni sull'autore
Lucia Nardi
Storica e archivista, è in Eni dal luglio 2003 in qualità di responsabile dell’archivio storico aziendale. Dal 2008 è Vice President per le iniziative culturali e membro della Commissione Cultura di Confindustria.