Human

L’amore ai tempi del petrolio

 By Simonetta Sandri

Il settore petrolifero è oggi sempre più femminile. Possiamo dire che il “gentil sesso” ha guadagnato importanti spazi e riconoscimenti in un ambito fino a qualche anno fa quasi esclusivamente maschile. Non solo le donne oggi sono sempre più numerose in campi petroliferi onshore o su piattaforme ma coprono anche ruoli di rilievo nel settore tecnico e dirigenziale. Ingegneri donne salveranno il mondo? Magari no, ma il loro tocco a volte sensibile, a volte forte ed energico, ma sempre deciso e talora creativo, spesso porta un plus da non sottovalutare. Donne che girano il mondo, dunque, a volte espatriate per lavoro a volte espatriate per amore. A volte sole, a volte con famiglia al seguito. Tante situazioni, emozioni, culture, ostacoli ma anche tante curiosità da soddisfare, entusiaste come spesso sono. L’amore ai tempi del petrolio, dunque. Un bel viaggio…

Il numero delle donne al lavoro negli ultimi sessant’anni è cresciuto costantemente e ha rallentato solo di fronte alla recente crisi. Le donne italiane desiderano entrare nel mercato del lavoro e ne è la riprova il superamento degli uomini nell’istruzione: nella fascia di età compresa tra i 25 e i 34 anni, il 30% delle donne ha un una laurea contro il 18% degli uomini. Negli ultimi anni le donne hanno poi ottenuto progressi importanti nella leadership sia in ambito economico che politico. Oggi circa un 27% di donne siede nei consigli di amministrazione (Consob, 2015) e l’Italia rappresenta un esempio a livello europeo in cui la media è del 20%. I dati sono incoraggianti anche nel numero dei dirigenti, che ha raggiunto un 29% di presenze femminili contro la media europea del 21% (Openpolis, 2015). Insomma ci si comincia a fare strada.

E anche nel settore petrolifero si cambia. Secondo un sondaggio condotto da BP e Rigzone nel 2013 (Global Diversity and Inclusion Report), basato su interviste di 3000 professionisti dell’oil and gas (suddivisi per il 26% in Nord America, il 24% in Asia Pacifico, il 17% in Medio Oriente, il 14% in Europa, il 12% in Sudamerica e il 7% in Africa), la percezione dell’aumento dell’impiego femminile nel settore è netta. Mentre il 62% degli intervistati ritiene che il numero delle donne sia aumentato globalmente, l’80% dei professionisti in Sudamerica concorda con questa affermazione contro un 52% degli Europei. Le percezioni sono diverse, dunque, ma la presenza aumenta.

Fonte: Global Diversity and Inclusion Report

Spesso, tuttavia, quando squilla il telefono, quando le risorse umane chiamano, perché vi è in serbo una nuova sorpresa, una nuova destinazione, una nuova sfida e si sa di essere messe di nuovo in gioco, di nuovo al galoppo, di nuovo in volo, si ha qualche remora. Talora di antiche, talora di nuove. Molte di noi sono nate libere (altrimenti perché avrebbero scelto questo lavoro…), si vuole restare tali, si soffoca in città diventate pesanti, obsolete e noiose, grigie, prive di colore, manca il respiro all’idea di rimanere confinate in uno spazio chiuso perché limitato da cose, persone e sentimenti, da mille barriere.

E’ difficile fermarsi, dopo aver assaporato i colori intensi e i profumi forti del deserto, la sua brezza mattutina e il suo silenzio rumoroso quando, alla sera, di rientro dall’impianto, ci si fermava a respirare le alte e infinite dune, o dopo aver percorso polverosi e interminabili chilometri nel lontano e misterioso Mali, ci si scambiava la seconda tazza di the, quella dolcissima, quella più tollerabile e piacevole, la centrale, la cruciale, la sola e unica per cui valesse veramente la pena di bere. Di fronte a fidanzati e famiglie che tuonano “ma come parti ancora???” (o “guarda che alla fine resterai zitella…!), si hanno sempre gli stessi dubbi, ma poi si va, pronte ad affrontare il nuovo. Con le valigie cariche di cose che forse non si useranno.

(Foto tratta da www.qz.com)

Spesso non si tratta di carriera, ma di curiosità intensa della vita, di voglia di respirarne il verde brillante e acceso, di condividere la propria esistenza, di abbracciare con forza il mondo, di essere ispirata dalle sue bellezze e dai suoi luoghi talora difficili ma fiabescamente incantati. Voglia di volare, di toccare il cielo, di sfiorare le nuvole, di annotare pensieri su pezzi di carta svolazzanti di passaggio, di trasudare colori, di lasciare che i vestiti leggeri siano ancora una volta impregnati di vento e di sabbia, di camminare sulle dune e sulle rocce, lungo le spiagge assolate e irrespirabili, di passeggiare a piedi nudi nei parchi, permeando la brina sull’erba e dall’erba che, fresca, sarebbe risalita rapida e fugace fino ai suoi pensieri più audaci.

Questo lavoro permette anche questo, non è un semplice e mero lavoro, ma un’autentica opportunità di vita. Bisogna comprenderlo e accettarlo. Non tutti coloro che ci circondano nella vita ci riescono. Jovanotti, nelle sue forti e lineari pagine di Gratitude, ben descrive questa splendida e intrigante nozione di vita che ci guida, energia pura, con un futuro sempre da pensare e da reinventare, perché molte di noi, come lui, sono un temporale, perché “il mondo comincia ogni giorno“.

E noi donne rincominciamo, ogni santo giorno, ogni prezioso e magico momento che ci viene regalato. Per andare, remare, correre, nuotare e scendere verso l’ombelico del mondo, ovunque sia perché siamo energia allo stato brado, un cristallino e puro sale rosa dell’Himalaya, ispirazione che sa arrivare al cuore. Pensandopositivo. “Ammalate di vitaʺ, come avrebbe detto Lorenzo dal cognome angelico, perse nel giorno e nella notte, come un pellegrino che avanza sicuro e corre, solo, con la propria fede incrollabile. Lontano.

Donne che partono, scrivendo, spesso raccontano le proprie emozioni, la voglia di non mollare, di volare, di sopravvivere al freddo e al ghiaccio di chi non ha veri sentimenti, di chi non rispetta il mondo nel suo splendido e unico essere, di chi non sa giocare o rischiare. Gettandosi a capofitto nel futuro, braccandolo, senza dargli scampo, respiro né via d’uscita. Si spicca il volo, senza dimenticare i momenti difficili, si prova a cambiare tutto, a tornare sul ring a combattere con guanti di velluto rosa, a dare il “la” a un nuovo periodo di assalto alla vita, a morderla con impeto, quasi sbranandola, ad abbandonare la noia di ruoli predefiniti da chi ignora l’immensa energia positiva di cui siamo capaci. Si vuole viaggiare, aprirsi al mondo, mettersi alla prova. L’amore spesso ci segue, talora s’incontra nella nuova destinazione. Alcune l’hanno portato con sé, altre l’hanno ritrovato, altre perso. C’est la vie.

Quella telefonata spesso riaccende la speranza di un nuovo palco-nuove luci-nuovo spettacolo, un nuovo paese, un nuovo limite da superare, una tasca da svuotare sul sedile di un aereo diretto lontano. Venti come il caldo Ghibli spazzano via remore e paure, timori di non essere all’altezza di una rinnovata e lunga sfida, convinte che la tranquillità poteva attendere ancora un attimo. Talvolta invece, quella serenità la si porta con sé, si segue un marito o un compagno che ci conduce per mano in una fotografia patinata a colori, immerse nelle tonalità del blu cobalto acceso. Anche se lontane, restiamo un punto di riferimento di un solido nucleo familiare, tentate dal riparo di un guscio protettivo incontrato un giorno in territorio neutrale.  Qualunque sia la situazione, spesso un paese nuovo, sofferente e difficile, si può trasformare in un incanto, simbolo di promesse, doni ed elettricità.

LEGGI ANCHE: Un thè nel deserto di Simonetta Sandri

FormatFactoryF05561

La nostra forza ci segue, ci accompagna, mentre cerchiamo una nuova casa in un nuovo quartiere, mentre ci cimentiamo con una nuova lingua (passi per l’inglese o il francese, ma se ci troviamo di fronte il russo o l’arabo …), mentre esploriamo un nuovo negozio dove trovare verdura e sapori che sappiano di casa, mentre conosciamo nuovi colleghi di cui saremo capi o collaboratori capendo se poter loro stringere la mano, mentre calciamo via i pensieri ansiogeni con lunghe liste di cose da fare, mentre ci guadagneremo rispetto e collaborazione, mentre rincorreremo l’adattamento, mentre saremo mogli, madri o figlie che saliranno su una piattaforma pensando al rientro serale che anche quel giorno tarderà un po’. Molte non avranno nessuno ad attenderle, quindi il ritardo poco importerà, molte invece saranno attese, con pazienza e amore. Saremo sempre noi stesse, annaffiando una piantina comprata in un rigoglioso e vociante vivaio nordafricano, facendo attenzione a non pungerci con un cactus spinoso che, nonostante il bel fiore viola, rimane ostico.

Saremo sempre noi, sciogliendoci al sole o congelando sotto la neve e il ghiaccio, con le pesanti scarpe di sicurezza nello zaino o con un semplice libro dalla copertina colorata comprato per ingannare un’attesa che fa parte della nostra vita, da anni, ormai. Ma che non ci disturba perché c’è amore, un amore dalle mille facce che non ha età né tempo né limiti. Un amore che se ne va in giro e che ci porta in giro.

LEGGI ANCHE: Scelte di frontiera di Rob Davies

FormatFactoryF07483

Ci saranno poi anche le difficoltà del rientro, quando si sono vissute esperienze forti e intense come in Africa, talora si fatica a rientrare in consuetudini e abitudini e, soprattutto, a riappropriarsi di pratiche sociali che si giudicano superficiali e vuote. Questo senso di estraneità e distanza si placherà un po’ con il tempo ma non sparirà mai del tutto, diventando un piccolo vuoto interiore che non si colma. Si torna ma non si torna, non si rientra mai come prima. La nostra nuova e continua apertura non sempre viene compresa. Ma anche questi ostacoli saranno superati, sempre con l’amore, quello che ci caratterizza, comunque.

L’amore ai tempi del petrolio è tutto questo, anche questo. Consce che la nostra dolcezza e femminilità ci aiuteranno sempre. Per quanto forti ed energiche siamo sempre donne, e come tali delicate e straordinarie. “Quando si scrive delle donne, bisogna intingere la penna nell’arcobaleno”, avrebbe detto Denis Diderot. Scusate se è poco.

informazioni sull'autore
Simonetta Sandri
Simonetta è nata a Ferrara e dopo gli ultimi anni a Mosca oggi lavora a Roma. In Eni dal 2003 come HSE Manager, ora si occupa di adattamento ai cambiamenti climatici e temi ambientali emergenti. Da sempre appassionata di scrittura, ha pubblicato su riviste italiane e straniere ed è autrice del romanzo “Il Francobollo dell’Avenida Flores”. Coltiva la passione per la fotografia. Da Algeria, Mali, Libia e Russia, dove ha vissuto lavorando per Eni, ha tratto ispirazione.