Human About Gas

Mediterraneo a tutto gas

 By Moisés Naim
About gas

Culla della civiltà, quest’angolo di mondo è sempre stato caratterizzato da forti contrasti. Oggi, grazie all’energia e alle recenti scoperte di gas nell’offshore mediterraneo, potrebbe trasformarsi in un nuovo polo di sviluppo e di grandi opportunità…

(Questo articolo è tratto dall’ultimo numero della rivista Oil)

Il Mediterraneo orientale è stato la culla della civiltà, degli apparati burocratici e delle istituzioni di mercato. Alessandro Magno nacque proprio lì, nella regione che si trovava nel cuore dell’Impero Romano e il cui oceano era noto come il “mare nostrum” di Roma. Secoli più tardi, i paesi confinanti con il Mediteranno orientale divennero parte dell’Impero Bizantino e della regione in cui l’Islam visse la sua età dell’oro. Cipro, Grecia, Libano, Siria, Israele, Turchia, Egitto, Giordania e Libia, i paesi lambiti da questo mare, furono tanto attraenti quanto sfortunati. Siccità ricorrenti, carestie, migrazioni di massa, pirateria e guerre resero la regione pericolosa e cronicamente instabile. In tempi più moderni, tra il XVI e il XIX secolo, le successive ondate di invasori europei contribuirono a destabilizzare la regione in maniera regolare. Inevitabilmente, la frammentazione e la povertà che l’assediavano presero il sopravvento e condussero al declino dell’area nel mondo.

Il presente turbolento

Sorprendentemente, nonostante il loro passato profondamente travagliato, i paesi del Mediteranno orientale e i loro vicini sono ancor più pericolosi e instabili oggi di un tempo. Iraq, Libia e Yemen sono scossi da guerre civili sanguinose e costanti, il conflitto tra l’Arabia Saudita e l’Iran si è intensificato dati gli scontri tra sciiti e sunniti nella regione. Israele e Palestina sembrano avere abbandonato le speranze nei negoziati di pace e in una auspicabile soluzione delle loro annose controversie. I disordini in Egitto vengono repressi da una dura dittatura sempre più militarizzata. Il successo economico della Turchia è scomparso dai giornali ed è stato sostituito da notizie sul comportamento di un governo sempre più autoritario che si sente minacciato dal terrorismo islamico, dagli insorgenti separatisti, da vicini bellicosi e su un’opposizione incline a fermare le ambizioni egemoniche di coloro che sono al potere.

La crisi siriana ha prodotto non soltanto oltre 200.000 morti, ma ha anche causato il più grande esodo di rifugiati verso l’Europa dalla fine della seconda guerra mondiale. Un elevato numero di disperati, e spesso di intere famiglie, fuggono verso la Turchia e altri paesi dell’area, cercando rifugio permanente in Europa. Una nuova versione della Guerra Fredda sembra emergere nella regione, data la crescente presenza militare russa in Siria. Potenti gruppi terroristici come l’ISIS sono sorti nell’area, mentre l’Iran e le potenze occidentali hanno sorpreso il mondo trovando un improbabile accordo grazie al quale l’Iran rinuncerà alle sue ambizioni nucleari in cambio della sospensione delle severe sanzioni internazionali lungamente sofferte e che hanno devastato l’economia del paese.

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Una nuova forza sta cambiando il Mediterraneo orientale: il gas

Mentre gli occhi del mondo sono puntati sulle innumerevoli tragedie che stanno avvenendo nella regione, uno sviluppo importante, che non ha attirato molto l’attenzione dei mass media, potrebbe dare vita a dei cambiamenti senza precedenti. Le tecnologie rivoluzionarie utilizzate per esplorare e per produrre il gas e il petrolio che si trovano nelle acque profonde del Mediterraneo hanno portato alla scoperta di quantità di idrocarburi che, una volta commercialmente disponibili, riscriveranno la mappa energetica del Medio Oriente e dell’Europa. Un tale panorama energetico modificherà inevitabilmente il paesaggio geopolitico, creando nuove opportunità e nuovi pericoli. Tra il 2010 e il 2011, quando i prezzi del greggio erano attorno agli 80 dollari al barile e la prospettiva di medio periodo era rosea, le compagnie internazionali del settore energetico erano impegnate nell’ambizioso sforzo di trovare petrolio e gas nel Mar Mediterraneo. E ci sono riuscite. Infatti, il loro impegno ha prodotto risultati ancor migliori di quanto ci si aspettasse.

Nel 2010, hanno scoperto i giacimenti di gas Tamar e Leviathan all’interno delle acquee territoriali israeliane. Questi giacimenti hanno combinato delle riserve stimate in un ordine di 25 trilioni di piedi cubi di gas, un volume che li posizionerebbe tra i 30 maggiori giacimenti di gas del mondo, più grandi, ad esempio, della maggior parte dei giacimenti scoperti nel Mare del Nord. Queste riserve di gas sono circa l’equivalente del consumo di gas di due anni dell’Europa. Lo U.S. Geological Survey stima che circa 122 trilioni di piedi cubi di gas naturale saranno forse scoperti nel Bacino di Levante, nel Mediterraneo orientale, un volume che lo posizionerebbe tra le maggiori aree gasifere sul pianeta.

I costi dello sviluppo di tali risorse saranno elevati, poiché lo sviluppo tradizionale di trivellazione in quel bacino costerà tra gli 80 e i 90 milioni di dollari e un gasdotto verso l’Europa tra i 15 e i 20 milioni. I costi così elevati e la complessità tecnica delle operazioni hanno ritardato le esplorazioni per anni. Oggi, queste importanti scoperte hanno dato non solo grandi speranze di autosufficienza energetica per i paesi del Mediterraneo orientale, ma anche un’importante fonte di proventi derivanti dalle esportazioni per le loro economie.

Due problemi: prezzi e regole

Questo stato di esaltazione per le scoperte di gas naturale è stato smorzato dall’attuale prospettiva dei prezzi del petrolio e del gas. Le condizioni economiche del settore non sono poi così promettenti ai prezzi attuali e a quelli previsti nel medio termine. Inoltre, la posizione israeliana sui prezzi nazionali del gas e la regolamentazione che si sta considerando in merito ai volumi di gas disponibili per l’export hanno sollevato alcune preoccupazioni tra gli operatori stranieri, che potrebbero risultare anche tra gli operatori dei giacimenti di gas egiziani recentemente scoperti, qualora la loro normativa in questione seguisse le orme di quella israeliana.

Il quadro normativo e fiscale è ancora in discussione e, pertanto, il risultato finale è incerto. Perché le scoperte di gas del Mediterraneo orientale diventino commercialmente disponibili, il prezzo internazionale del petrolio dovrebbe probabilmente tornare ai livelli che ne avevano reso l’esplorazione attrattiva, in primo luogo, e circa sui 70-80 dollari a barile.

Il gas creerà, un domani, nuove amicizie?

Sebbene questi ostacoli abbiano generato scetticismo e anche la tesi che alcuni di questi giacimenti di gas non potranno mai essere sviluppati, la grandezza e, in modo particolare, la posizione strategica di queste scoperte di gas, vicine al mercato europeo, sono così importanti che il loro impatto positivo supererà probabilmente l’impatto dei prezzi troppo bassi o le norme eccessivamente onerose. I prezzi e la regolamentazione fluttueranno, il volume e la posizione dei giacimenti no. Infatti, le aspettative regionali di autosufficienza energetica hanno già provocato delle alleanze politiche e accordi nuovi e sorprendenti tra i paesi della regione.

Forse l’esempio più importante è la recente alleanza tra Israele, Grecia e Cipro, che secondo le dichiarazioni ufficiali, ha come obiettivo quello di “promuovere una partnership trilaterale in diversi ambiti di comune interesse e di lavorare insieme verso la promozione della pace, della stabilità, della sicurezza e della prosperità nel Mediterraneo e nella regione più ampiamente intesa”. I paesi si sono affrettati ad aggiungere che una tale alleanza non escludeva altri attori, probabilmente riferendosi alla Turchia.

È facile prendersi gioco della vuota retorica dei comunicati ufficiali ma, in questo caso, una potente realtà economica favorisce l’obiettivo di una partnership economica più stretta tra i paesi che partecipano al boom energetico del Mediterraneo orientale. Questa alleanza di nazioni, che fino a ora è stata più incline a essere divisa che integrata, si basa sul fatto che un approccio congiunto massimizzerà i benefici dello sfruttamento delle ricchezze geologiche condivise.

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Il cuore di questa alleanza è il progetto della East Med Pipeline da Israele a Cipro attraverso la Grecia, che esporterebbe il gas del Mediterraneo orientale verso i mercati europei. Questa alleanza rappresenta un cambiamento epocale della politica estera tradizionale dei paesi che ne fanno parte. La Grecia, per esempio, ha mantenuto tradizionalmente stretti contatti con la Palestina, ma sta forgiando una nuova alleanza con Israele, basata sull’energia. Altre mosse potenziali a livello politico, anch’esse provocate dalle scoperte dei giacimenti di Tamar e Leviathan in Israele e del giacimento più piccolo di Aphrodite a Cipro, includono l’approvvigionamento potenziale da Israele alla Turchia. Oppure l’approvvigionamento potenziale del gas israeliano e cipriota verso l’Europa attraverso l’utilizzo di impianti egiziani di GNL già esistenti, che al momento attuale sono sottoutilizzati. L’Egitto ha già sottoscritto delle lettere di intenti per importare il gas israeliano, al fine di riesportarlo verso l’Europa attraverso i suoi terminali di GNL.

Con la scoperta avvenuta nel 2015 del giacimento di gas di Zohr nelle acque egiziane, questa possibilità sembra oggi più lontana. Tuttavia, rappresentanti delle compagnie che sviluppano il giacimento di gas di Tamar in Israele hanno dichiarato che quest’ultimo sta già producendo gas, così che sarà molto più veloce ed economico costruire un gasdotto verso il terminale di GNL in Egitto che sviluppare un nuovo giacimento. Queste incertezze e la fluidità delle trattative circa il futuro utilizzo del gas e della normativa che ne disciplinerà lo sviluppo illustrano le complessità geopolitiche che prevalgono nella regione del Mediterraneo orientale, ove diversi programmi economici e comportamenti politici coesistono all’interno di un’area geografica compatta.

Tuttavia, la buona notizia è che, nonostante i problemi, la grande attività generata dalle scoperte di gas ha portato nuove compagnie del settore energetico e investitori privati nella regione, attratti dalla promessa di un maggiore scambio economico tra i paesi del Mediterraneo orientale e l’Europa.

(Foto tratta da www.bloomberg.com)

La regione, tra vecchi schemi e promesse future

Questa nuova alleanza, basata sul gas, tra Grecia, Israele e Cipro potrebbe aggiungere ulteriori complicazioni all’instabilità che colpisce le nazioni del Mediterraneo orientale. La Turchia, la Palestina, o addirittura l’Egitto, potrebbero sentirsi esclusi e provare a rispondere stringendo a loro volta un’alleanza. La regione del Mediterraneo orientale sarà condannata a permanere nell’instabilità o la nuova energia recentemente ritrovata garantirà l’impeto necessario all’emergere di una regione nuovamente vibrante e maggiormente stabile? Ci sono dei motivi per essere ottimisti, come detto dal Lawrence d’Arabia ad Alì nel kolossal hollywoodiano: “Niente è scritto”.

informazioni sull'autore
Moisés Naim
È distinguished Fellow del Carnegie Endowment for International Peace di Washington, DC e membro del comitato di redazione di Oil. Il suo ultimo libro si intitola “The End of Power”.