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Benvenuti a Gela

 By Paola Arpino

Gela, una città dalla forte personalità, depositaria dello splendore ellenico della propria origine. Culla della colonizzazione greca in Sicilia, nel corso della storia viene distrutta dai Cartaginesi per ben due volte ma, come l’araba fenice, rinasce dalle proprie ceneri e ora, la riscopriamo proprio dalle sue radici…

Trailer della prima stagione della webserie "Italia, Sicilia, Gela"

È proprio dal valore della sua antichità, dalla storia che l’ha attraversata, che emerge il profilo di una città dalla personalità complessa, dalle diverse sfaccettature e contraddizioni. Sono questi aspetti contrastanti che danno a Gela un fascino unico, che invoglia a esplorarla fino in fondo.
E quale miglior modo di conoscere un luogo se non attraverso gli occhi di chi lo vive nel quotidiano?
Una città è fatta dai propri abitanti, che portano nel loro DNA le impronte del tempo che è trascorso, che è presente e in divenire.
Con lo scopo di far conoscere le origini e la storia del territorio gelese attraverso iniziative artistiche e culturali nasce il progetto di valorizzazione territoriale fondato da Jacopo Fo, con il sostegno di Eni.
Tra queste, l’idea di costituire un Gruppo di Animazione Territoriale (GAT), composto da 8 giovani residenti nel territorio di Gela, selezionati per partecipare a uno stage di formazione di 2 settimane coordinato dallo stesso Fo, presso la Libera Università di Alcatraz a Gubbio.
Ed è proprio mentre i ragazzi svolgevano il corso che al regista Iacopo Patierno, collaboratore di Fo nel progetto, nasce l’idea della webserie: raccontare Gela attraverso la diretta testimonianza di coloro che la vivono. Approfondiamo la nascita e lo sviluppo di questo progetto, con un’intervista.

Mostrare la realtà gelese attraverso gli occhi dei suoi abitanti: da dove è nata quest’idea?

“Incontrando le persone Don Lino, Giuseppe, Francesco, Sandra e Elisa, solo per citarne alcuni, mi sono accorto che tutti, avevano un rapporto particolare con questo luogo. Tra questi, ce ne erano alcuni che facevano anche delle cose particolari come l’archeologo e l’istruttrice di kite surf. Di ognuno ho ascoltato le storie, ed è allora che ho iniziato a pensare di fare una webserie, basandomi sui loro racconti”.
Scopriamo così che il primo approccio è stato quello di individuare le persone e mentre ognuno si raccontava, emergeva il legame con il posto in cui viveva e che poteva coinvolgere in profondità i loro concittadini.
“Mi sono accorto, che il primo passo importante era quello di far riscoprire ai cittadini, il valore della propria città – ci spiega il regista – È indispensabile che gli abitanti pensino di vivere in un bel luogo, perché questo è ciò che un po’ manca nella città, un apprezzamento interno del luogo in cui si vive” – continua Patierno.
In effetti, guardando le sette puntate della serie, Gela si configura come una città dalla personalità complessa ma che sollecita a scoprirne il volto autentico. Alcune definizioni per esempio, offrono lo spunto per rivelare alcuni aspetti che si intuiscono di Gela e che Iacopo Patierno conferma.

Di Gela, alcuni hanno detto che è come “avere una fidanzata con una storia complicata”, ha fatto lo stesso effetto anche a te?

Gela ha bisogno di qualche giorno per essere capita, perché è molto particolare: la città ha diversi punti di accesso, dal mare o dalla piana, e ogni volta, sembra di entrare in una città diversa. Gela ha il pregio di far sentire la sua storia, a parte la bellezza del lungomare (che è indiscussa), percorrendo le vie del centro storico, capita spesso di imbatterti in monumenti archeologici. Personalmente, ho avuto la fortuna di conoscerla con gli occhi dei gelesi, avevo delle guide d’eccezione, come Giuseppe La Spina, archeologo di professione. Oggi Gela è una città industriale e, come tale, non di immediata comprensione. Non è al primo impatto che ti colpisce, ma scoprendola, vedi tantissime cose.

“Gela è come una mamma: quando una persona ha bisogno si stringe intorno a lei”, sei d’accordo? Hai vissuto anche tu questa sensazione?

“Si, sono completamente d’accordo. I gelesi ti coinvolgono in quello che di buono hanno. Un episodio che mi piace ricordare, è legato al cibo, all’ospite del posto in cui dormivo. Per girare la serie, facevamo dei turni molto lunghi, uscivamo la mattina presto e tornavamo la sera molto tardi. Ogni volta, al rientro per cena, trovavamo qualcosa di speciale, il cibo preparato per la famiglia, veniva offerto anche a noi. Non era un obbligo o qualcosa che ti aspetti di ricevere. Quando si parla di ospitalità, non è il gesto ma il come fai le cose. Il tutto si traduce nel dono della condivisione. Anche per strada, hanno cominciato a riconoscerci e a trattarci da amici, anche invitandoci a bere un caffè. È stato molto bello sentirsi ben accolti, non è scontato volersi raccontare. Penso che i protagonisti della serie ci abbiano regalato qualcosa di importante, proprio perché hanno raccontato le loro storie, e non è facile farlo, soprattutto di fronte a degli sconosciuti”.
Parlare degli abitanti gelesi ha, tuttavia, per Patierno un senso più grande: “realizzando questa serie, ci si rende conto che alcune delle problematicità di Gela sono spesso accomunabili con quelle di tutto il territorio nazionale – spiega Patierno. In prima istanza, rivolgere la serie ai locali attraverso persone come loro, che amano il proprio posto e sono proattivi nel migliorarlo, aveva lo scopo di risvegliare il senso di appartenenza e di amore verso la propria città. Ma la serie punta anche a uscire dai confini cittadini e regionali, e le storie, per essere seguite oltre confine, dovevano parlare di qualcosa di personale, in cui chiunque potesse ritrovarsi, come per esempio, i sogni.
Ed è ciò che si sogna per sé stessi e per Gela il comune denominatore che fa da filo conduttore nelle storie, con un’intensità capace di contagiare la realtà. Perché come dice Don Lino “Il sogno è qualcosa che desideri e fai di tutto per realizzarlo”, per Giuseppe è “tirare fuori un teatro greco dalle viscere della terra”, “è la spiaggia autorizzata per popolare il cielo gelese dei mille colori dei kite” per Sandra… “basta crederci!” aggiunge Elisa.
La prima operazione da fare era stimolare un’intraprendenza locale, perché ogni cosa che si fa con convinzione, provoca un effetto domino: “se penso di vivere in un bel posto, ho voglia che tu mi venga a visitare” afferma convinto Patierno, che ha presentato lo scorso 30 marzo al teatro Eschilo di Gela la prima webserie.
Per apprezzare Gela la scelta condivisa è stata quella di tornare alle radici, con un viaggio a ritroso nel tempo, perché “partire dal nostro passato, scoprire perché parliamo questa lingua, perché abbiamo certi atteggiamenti, perché vestiamo in un certo modo, tutto proviene dal nostro passato, se non conosciamo questo, non conosciamo chi siamo”, è la riflessione a voce alta di Giuseppe.

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informazioni sull'autore
Paola Arpino
In viaggio con me stessa, attraverso Roma, Londra e Milano, nasco e mi riciclo accarezzando sempre un sogno…quello di scrivere.