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Assolata e “biniditta”

 By Daniela Scamuzzi

Grazie ai milioni di investimento per la riconversione della raffineria, le energie rinnovabili e la riqualificazione urbana, il sole torna a splendere sulla cittadina siciliana. Ma per capire meglio il presente di Gela dobbiamo analizzare il passato. Lo facciamo attraverso i documentari Eni e un libro, recentemente pubblicato da un docente dall’Università di Catania che li ha studiati nel nostro archivio storico…

Sala comunale di Gela, interno giorno. È la prima settimana di gennaio 2017. Il sindaco, il vice con delega all’Industria e i consiglieri comunali discutono sul da farsi. Il nuovo comitato, appena nato, dovrà promuovere i progetti per il rilancio del territorio, indirizzare la realizzazione degli interventi nel settore delle energie rinnovabili e per la riqualificazione urbana e culturale della città di Gela. Si tratta, in particolare, di monitorare le attività alle quali sono destinati i primi 7 milioni di euro, su un totale di 32 milioni, messi a disposizione da Eni e sanciti dal Protocollo di Intesa siglato nel novembre 2014 con Mise, Regione Siciliana, Comune di Gela. Il documento prevede un piano di investimenti pari a 2,2 miliardi di euro, con diverse linee di intervento. L’obiettivo è quello di creare i presupposti per una ripresa duratura delle attività economiche, mantenendo la natura industriale del sito e garantendo al territorio solide prospettive occupazionali. I primi interventi in agenda? L’allestimento di uno spazio all’interno del Museo di Gela per ospitare i reperti della nave greca del IV secolo a.C., il ripristino funzionale dell’area del porto. È prevista inoltre la ristrutturazione dell’ex casa albergo di Macchitella, che diventerà uno spazio di aggregazione e lavoro.

Oggi si filma il presente e il futuro della città. In primo piano c’è la Green Refinery per produrre green diesel. Poi sfilano le immagini dei cantieri di risanamento ambientale, gli incontri di formazione professionale e le esperienze di lavoro con le scuole. Assistiamo quindi ai colloqui con le università siciliane, per attivare i master in green economy da realizzare sul territorio. Vedremo crescere una nuova generazione di gelesi, che sapranno gestire la loro terra con tutto il rispetto possibile. Come ha sottolineato recentemente il presidente della Regione, Rosario Crocetta, in un incontro con i giornalisti a Palermo: “Gela non è un progetto sperimentale, è un investimento concreto e consistente. Diventerà il primo grande polo verde d’Europa”.

Ma per entrare meglio in questa storia serve un flashback.

Piattaforma di perforazione Scarabeo della Saipem in fase di costruzione - Gela anni '60

È il racconto che nasce dall’analisi condotta nel libro “Per una speranza affamata. Il sogno industriale in Sicilia nei documentari dell’Eni” (Kaplan, Torino 2016). Il volume è il frutto di una ricerca nel nostro archivio di Alessandro De Filippo, docente di cinema all’Università di Catania. “Affamata” perché, spiega l’autore:“Quella speranza era in ginocchio per la fame. Sciascia, che scrive il commento al documentario di Giuseppe Ferrara, Gela antica e nuova (1964), lo dice chiaramente: “eramu ’nterra e ora semu additta”, eravamo a terra e ora siamo in piedi”.

Attraverso l’analisi dei film girati a Gela, quello di Ferrara già citato, ma anche “A Gela qualcosa di nuovo”di Fernando Cerchio (1960), “Gela 1959: possi a mare” di Dodi e De Seta (1960), “L’Italia non è un paese povero” di Joris Ivens (1960) e poi il “Gigante di Gela” di Giuseppe Ferrara (1964), “Da Palma a Gela” di Gilbert Bovay (1965) emerge la storia di una città profondamente rivoluzionata dalla scoperta, nel 1959, di un giacimento petrolifero a pochi metri della spiaggia.

É l’inizio di un’evoluzione dai passaggi non facili, approdata poi alla costruzione dello stabilimento petrolchimico Anic nel 1960 e raccontata con una sensibilità e attenzione particolare all’aspetto antropologico e sociale. De Filippo interroga le sequenze, legge la documentazione: “L’archivio in sé è neutro e muto – spiega – Sono le domande che gli poniamo che lo fanno parlare. La cosa interessante è che non sempre risponde alle domande come ci si aspetta”.

“La miseria, il ritardo nello sviluppo economico e sociale, accumulato a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, le malattie endemiche delle zone sottosviluppate, l'analfabetismo, la mortalità infantile, la denutrizione: questa era la situazione di partenza”. (Alessandro De Filippo)

Dei film rimangono impressi gli stanzoni in pietra abitati da intere famiglie, la convivenza accanto agli animali utilizzati per il lavoro nei campi. Nelle case non c’è luce, né acqua, manca anche l’impianto fognario. È un mondo sofferente e cupo, nel quale mancano i beni di prima necessità, ma dove la fiducia in un intervento salvifico assume, nelle inquadrature, i colori e la gioia delle feste religiose di paese. Immagini così forti e intense da riuscire a evocare il “miracolo”: la costruzione del Gigante, lo stabilimento Anic che porterà lavoro, ricchezza, un futuro diverso.

Enrico Mattei, nel luglio 1959 in Basilicata, parla di speranza verso un miglior avvenire” con le scoperte di giacimenti al Sud. Di fatto per i gelesi l’avvenire migliora, eccome. I film lo raccontano bene, ma lo evidenziano anche le testimonianze di chi c’era. Nelle interviste del documentario  “Buniditta la scienza”, realizzato in occasione del cinquantesimo anniversario della raffineria, gli ex dipendenti ricordano la situazione in quegli anni. Angelo Pennisi, ex dipendente Anic racconta: “Quando siamo arrivati a Gela mia moglie si è messa a piangere e non ha smesso più, perché è siracusana, aveva studiato medicina a Catania, poi eravamo andati a vivere Milano. Non c’erano gas, macellerie, mi ricordo che mia moglie si rifiutava di comprare la carne, perché le macellerie tenevano la carne fuori, esposta alla polvere, dove passavano i carretti”.

Con l’arrivo delle stabilimento tutto cambia. La fabbrica diventa un elemento dirompente sotto tutti i punti di vista, in una società agricola e marinara. Anche dal punto di vista dell’urbanizzazione. In venti anni la popolazione raddoppia e con il nuovo lavoro arrivano sicurezza e benessere. Ecco come Giacomo Tumulello, ex dipendente Anic, ricorda come venivano guardati questi nuovi “ricchi”: “Nel 1961 a Gela molti uscivano con il giubbotto della divisa da lavoro, con su stampata la scritta ANIC. Facevano vedere in giro che erano assunti, in modo da avere chance con le ragazze. Le mamme cercavano di dare alle proprie figlie quel ragazzo lì, ‘quello è impiegato nell’ Eni’, dicevano, ha la sicurezza!”

Mattei a un convegno Gela nel 1959

Il fatto che arrivino nel paese siciliano anche i tecnici del Nord Italia, con le loro mogli evolute, rende possibile l’emancipazione femminile. Le gelesi cominciano a uscire di casa, a vestirsi liberamente, a guidare l’automobile. La cittadina si trasforma gradualmente, ma in maniera decisiva. Nel libro viene raccontata anche la disillusione degli anni successivi, quella legata “agli errori politici, commessi a livello nazionale e soprattutto regionale”. Nel tempo il percorso industriale di Gela subisce contraddizioni, ostacoli, disillusioni, la crisi economica. “La ragione principale che mi ha spinto a cercare dentro l’Archivio Eni – sottolinea De Filippo – è stata soprattutto quella di provare a capire, attraverso il cinema, come un sogno si possa trasformare in un incubo in meno di trent’anni”.

Scorrendo le sequenze, interrogando il passato, una ragione sembra essere trovata. Il critico tuttavia non fa sconti, perchè la sua analisi è oggettiva e riporta al concetto di impegno e responsabilità. “L’adozione di miti precostituiti da giustapporre al bisogno, con un semplice gioco di prestigio in grado di sostituire la petrolchimica con il turismo, le fabbriche dismesse con i paesaggi cinematografici, senza immaginare un tormentato percorso di trasformazione da compiere, non è ragionevole”. Oggi il tormento sembra finito, si volta pagina. La riconversione rilancia tra i giovani la speranza di un nuovo benessere. La responsabilità e l’impegno sono concreti. Non si sostituisce niente, non si licenzia nessuno, non si dimentica. Si costruisce un nuovo futuro sulle basi del passato. Oggi anche questa storia si potrebbe concludere con le sequenze originali di Gela antica e nuova, con Ciccio Busacca che intona la sua canzone in omaggio alla scienza. Tecnologia e innovazione riescono a vincere sul passato e permettono che tutto prosegua nella giusta direzione. Perchè il sole è spuntato ancora, è diverso e racconta nuove e belle storie. Tutte da scoprire ed affrontare in piedi e a testa alta. In modo ragionevole.

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informazioni sull'autore
Daniela Scamuzzi
Curiosa di tutto, si nutre di viaggi, scrittura, musica e street photography. Giornalista professionista con esperienze tv, agenzia e carta stampata, oggi lavora nella cineteca Eni, dove finalmente si può occupare delle sue grandi passioni: film e comunicazione.