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Il futuro del Ghana

 By Roberto Iadicicco

“Abbi fiducia in Dio”. “Solo Dio può fare”. “Tutto è bene con Dio”…

Segnali di fede ovunque: sulle case, sugli automezzi, sui cartelli stradali del Ghana è quasi una gara a trasmettere messaggi religiosi attraverso frasi di questo tipo. A dimostrare quanto la religione e la speranza in essa pervadano il Paese africano. Te ne accorgi appena attraversi le città, i villaggi sulle rive del mare o del fiume, o costruiti sulle palafitte nella laguna, tra le baracche e le case di fango. Sono messaggi che danno forza, aiutano a vincere le difficoltà soprattutto durante la stagione delle piogge. La gente crede e si affida ai movimenti, alle comunità, alle chiese: presbiteriani, apostolici, cattolici, avventisti, metodisti e così via. Tutti ad ascoltare il predicatore di turno. Tutti allegri, soprattutto i bambini, con le loro uniformi colorate, giallo e marrone, radunati davanti alle scuole. Sono tanti, vestiti uguali ad imparare e giocare, sia che provengano dal povero villaggio con le case di fango, che dalle città con le abitazioni più moderne. Ti salutano, sorridono, ti chiedono se hai un pallone. A loro manca, insieme a tante altre cose, ma non alla gioia negli occhi.

Casa realizzata con un’impalcatura di canne di bambù e un impasto di fango ed erba che, una volta solidificato, diventa resistente ed impermeabile

Comincia così il nostro viaggio attraverso il progetto di Eni Foundation per la salute di mamme e bambini, nella zona costiera della Western Region in Ghana. Servizi sanitari di comunità, centri salute e ospedali costruiti, restaurati, resi agibili, dotati di moderne attrezzature nei distretti di Jomoro, Ellembelle, Ahanta West per una popolazione di quasi 400 mila abitanti. In quattro anni Eni Foundation ha costruito, rinnovato ed equipaggiato 20 strutture sanitarie dotandole di 4.727 unità di materiale; ha formato 384 tra medici, farmacisti, infermieri e personale tecnico; condotto 5.246 sessioni di educazione in 128 comunità; prodotto 433 radio talk show e 8.922 spot sulla salute materno-infantile; distribuito 106.000 materiali informativi tra volantini, poster e gadget; fornito fuoristrada, moto, ambulanze, anche per le vie d’acqua.
Partiamo da Takoradi, importante città costiera. Attraversati mercati ai bordi della strada che espongono i più comuni prodotti, dalle stoffe, agli abiti tradizionali, agli strumenti da lavoro, arriviamo all’Health Center di Agona Nkwanta, nei pressi di un villaggio di pescatori e agricoltori. C’è la nostra ambulanza che ha appena trasportato un ferito in un incidente. Le tante donne con i loro vestiti colorati e i bambini sul dorso avvolti nella tipica fascia, in attesa della visita di controllo, sono distratte dall’emergenza e con ansia aspettano di sapere cosa succederà. Nel frattempo le venditrici distribuiscono frutta, acqua e altri generi di conforto che trasportano tradizionalmente sul capo.

Welcome to Ghana

Proseguiamo per Nyamebekyere, un servizio sanitario di comunità vicino ad un villaggio con le case di fango. Sta piovendo, e la strada comincia a risentirne. Ma le costruzioni sono solide, fatte con un’impalcatura di canne di bambù tagliate a metà a sorreggere un impasto di fango ed erba. Una volta solidificato diventa assolutamente resistente ed impermeabile. Qui un gruppo di donne e uomini partecipano alla sessione di educazione sanitaria: imparano tutto sulla corretta alimentazione, sui giusti comportamenti, su cosa fare per la prevenzione della malaria, sull’emergenza nelle più comuni malattie. Ecco una nostra moto medica, che permette di raggiungere le zone più sperdute e inaccessibili: il sanitario mette il casco e va dove prima non si poteva arrivare e dove il malato non può riuscire a raggiungere il centro sanitario appena costruito.
Raggiungiamo il centro sanitario di Ekabeku, un presidio più grande, più attrezzato, un livello che precede l’ospedale. Tutto rinnovato: letti e attrezzature per il reparto maternità, frigoriferi per i vaccini, apparecchi per la sterilizzazione, incubatrici. Qui l’attività di educazione è molto ampia e comprende la pianificazione familiare, la medicina scolastica, i corretti comportamenti durante la gravidanza compreso il divieto all’uso delle erbe, tradizione molto comune in queste zone.
Ci spostiamo verso il maggiore centro abitato di Half Assini, comunità di pescatori dove c’è l’ospedale e la nuova sala operatoria realizzata da Eni Foundation, insieme alla maternità, alla radiologia e all’odontoiatria. Il medico locale ci mostra la sezione parti cesarei, con apparecchiature per anestesia, defibrillatori, tavoli e lampade operatorie, erogatori di ossigeno. Per facilitare i trasporti nelle emergenze anche qui un’ambulanza 4X4 attende la chiamata: finora è stata usata oltre 100 volte. Intensa l’attività di training per i 66 operatori sanitari e di educazione della popolazione per promuovere i cambiamenti di comportamento rispetto alle usanze tradizionali spesso estremamente dannose.

Il servizio sanitario di Nyamebekyere

Tornando dall’ospedale, lungo la strada, i nostri grandi cartelli con le regole di comportamento da seguire. Attenzione soprattutto anche qui ai rimedi naturali: in gravidanza evitate le erbe. Un messaggio insistente, capace di salvare molte vite e di far nascere bambini sani.
Arrivati al porto nella Juan Lagoon, al confine con la Costa d’Avorio, c’è la barca ambulanza. Attrezzata con apparecchiature mediche. In grado di trasportare malati e di raggiungere i villaggi che sorgono nella laguna su palafitte, è una sicurezza per tutti gli abitanti della zona. Lo stesso governo, attraverso il Ghana Health Service, nostro partner in questa grande impresa di salute, ci assiste facilitando gli spostamenti in terra di confine. Navighiamo in mezzo ai canneti per raggiungere il villaggio sull’acqua. La vita qui sembra ferma ad anni passati. Camminare, mangiare, dormire, lavorare, giocare sull’acqua, soprattutto per mamme e bambini, è qualcosa a cui bisogna adattare i bisogni di salute come sulla terraferma. Sotto una capanna sulla palafitta sono tutti al corso per imparare l’uso delle zanzariere che vengono distribuite, insieme ai vaccini, ai farmaci. Le infermiere misurano la pressione alle gestanti, i bambini ci guardano curiosi, come quelli arrivati sulla grande barca attraverso il canneto. Un mezzo nuovo, diverso dalle piccole imbarcazioni con cui i loro genitori escono ogni giorno nella laguna per procurare il pesce, la principale fonte del loro sostentamento insieme alle noci di cocco e alla cassava. La cassava è una pianta con una radice a tubero, simile ad una patata allungata, che viene tritata ottenendone una farina, come una polenta. È ricca di amido e rappresenta la base dell’alimentazione di queste popolazioni.

Un gruppo di donne e uomini che partecipano alla sessione di educazione sanitaria

Ultima tappa l’ospedale di St. Martin de Porres situato a Eikwe, una struttura al servizio di circa 170 mila abitanti della costa. Qui le attività di educazione e informazione sono molto partecipate cosi come gremite sono le sale d’attesa per le visite mediche. Ma il vero spettacolo che si presenta ai nostri occhi viene dalla terapia intensiva neonatale realizzata da Eni Foundation con la fornitura di incubatrici. Tanti bimbi prematuri ricoverati nei dispositivi vitali e mamme in vesti sterili che li allattano e li assistono insieme al personale infermieristico. Un modo per dare una mano alla vita, una speranza in più in quei villaggi dove manca tutto, ma dove c’è la forza per andare avanti verso il futuro. Lo si vede già negli occhi di quei bambini che continuano a muoversi come se fossero nella pancia della mamma, pronti ad uscire nel mondo.

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Roberto Iadicicco