Human

La partita perfetta

 By Simonetta Sandri

Lo sport è un momento importante di crescita, di aggregazione e di scambio. Oltre che importante per la salute, aiuta a confrontarsi, misurarsi, sfidarsi nel rispetto delle regole, dell’avversario e della buona competizione. Laddove le istituzioni pubbliche non arrivano a coprire questo bisogno fondamentale, soprattutto nei paesi più poveri, ci sono persone che trovano la forza e la volontà di impegnarsi. Simonetta Sandri, in Ghana, ha incontrato Carmen, una nostra entusiasta Completion engineer appassionata di basket. Questa è la sua storia. E quella dei suoi piccoli cestisti del quartiere di Nima, ad Accra…

Carmen e i suoi piccoli campioni...

Tenaci in allenamento, corretti in campo, determinati nella vita.

Carmen Mancini è di Pozzuoli e, dopo varie attività di volontariato presso ospedali pediatrici, negli ultimi anni si è impegnata come allenatrice di minibasket, legando a quest’attività alcuni dei suoi ricordi più belli. Si è trasferita in Ghana nel dicembre 2014, per lavoro, e, lo stesso mese, ha iniziato a informarsi sulla presenza di associazioni presso le quali potersi allenare a basket, la sua passione dall’età di 12 anni. Un ricordo di quell’infanzia serena fatta anche di partite gioiose viste con i genitori.

In un paese dove lo sport spesso è considerato per pochi eletti, entra in contatto con Mohammed, fondatore, cinque anni fa, dell’ONG DUNK! (Developing Unity, Nurturing Knowledge) e che, attraverso il basket, coinvolge i ragazzi delle comunità più disagiate, e in particolare di quella, multilingue e prevalentemente musulmana, di Nima ad Accra (il terzo quartiere più povero della capitale, sprovvisto di acqua corrente e sistema fognario), inserendoli in un programma di doposcuola e di sponsorizzazione scolastica. La fortuna di aver trovato un’associazione che si focalizza su ciò che lei ritiene i pilastri della vita di un giovane: lo sport e lo studio. Cultura, conoscenza e benessere generale. A Nima molti sono illetterati e coniugare attività sportiva e studio è davvero una necessità. Se poi si consideri che, ai ragazzi, si offre un ambiente sicuro, protetto e solidale dove imparare divertendosi, l’importanza del progetto salta subito agli occhi.

Carmen ci confessa di adorare il basket perché è stimolante e appassionante, sia sotto il profilo atletico che intellettivo: la tenacia e il gioco di squadra pagano di più del talento del singolo, le azioni sono rapide ma vi deve essere coordinazione, tecnica e visione del gioco. L’unione fa la forza insomma, e questo vale anche nel lavoro. Il gruppo.

Nello sport si possono mettere in pratica molti valori fondamentali che spesso restano astratti. Questo è uno degli aspetti che l’ha conquistata quando si è recata per la prima volta al campetto dove si tengono gli allenamenti a Nima. La disciplina, il rispetto dell’avversario, la capacità di uscire a testa alta dopo una sconfitta e l’impegno a migliorarsi sono solo alcuni dei punti fermi di DUNK!

Dopo il primo incontro con Mohammed, il sabato successivo Carmen viene messa alla prova sul campo polveroso, quello che lei ama tanto, positivamente sorpresa da tanta professionalità e preparazione tecnica e atletica dei ragazzi. Entusiasmante.

Eccola dunque pronta a intraprendere il suo nuovo e fiammante ruolo di allenatrice della squadra femminile, scelta non legata al suo genere ma al fatto che le ragazze non hanno molti esempi di donne indipendenti e che, soprattutto, possano avere la leadership di un gruppo, anche piccolo, di persone. Un bell’inizio, un bel modello. Da qui il salto all’allenamento dell’under 14 maschile è breve e rapido, e ciò che ancora la sorprende, ogni volta come la prima volta, è che ancora ogni sabato, quando i ragazzi vedono la sua automobile arrivare, le vanno incontro felici e saltellanti, con il sorriso stampato in faccia, per salutarla con lo stesso entusiasmo con il quale si accoglie un amico che è stato via per lungo tempo. Eppure era lì solo qualche giorno prima….

Gradualmente Carmen si è lasciata coinvolgere sia nelle storie di vita dei ragazzi membri dell’associazione che nel lato più amministrativo della stessa, aiutando, dopo il lavoro, alla ricerca di fondi, impresa ardua per una piccola NGO ghanese, gestita da un giovane locale che ha poche conoscenze e poca sfrontatezza nel chiedere aiuto. Sono previste anche borse di studio per studenti più meritevoli.

 

LEGGI ANCHE: Go, ConGo! di Simona Manna

FormatFactoryGettyImages-470642711

Le storie dei ragazzi e soprattutto delle giovani ragazze sono spesso tragiche e le condizioni socio-culturali ed economiche nelle quali riversano sono drammatiche, situazioni a margine accentuate dal contrasto con i quartieri ricchi che, il più delle volte, confinano con le slum dove essi vivono. Nonostante la povertà e le difficoltà, la dignità resta sempre alta: quando viene distribuito il cibo, dopo l’allenamento del sabato, nessuno chiede porzioni extra, nessuno si lamenta se qualcuno riceve di più, perché si riconosce chi ha più bisogno di supporto e prima di iniziare a mangiare, le ragazzine domandano sempre se ho abbastanza cibo per tutti. La solidarietà è la prima parola.

Carmen ci tiene a condividere con noi un evento che ricorda con grande emozione. Essendo il campo all’aperto, nelle giornate ventose, la sabbia lo ricopre, quindi, prima di iniziare l’allenamento, i ragazzi lo spazzano con lunghi rami frondosi. Un giorno, tra un allenamento e l’altro, bisognava pulire nuovamente il campo. Dopo aver raccolto l’attrezzatura, il suo gruppo si dirige verso lo stanzino dove si tengono le scarpe e le divise. Uno dei giocatori, la ferma e le dice: “coach Carmen” credo che prima di posare le nostre cose, dovremmo aiutare gli altri a pulire il campo perché altrimenti avranno meno tempo per giocare. Non aveva ancora capito l’importanza di 5 minuti di gioco.

James Town, il quartiere dei pescatori, sarà la seconda sede di Dunk!, dove si cercherà di replicare il successo di Nima. La popolazione del quartiere è di 80.000 persone, di cui il 55% ha meno di 24 anni e il salario mensile medio è di circa 60 euro.

informazioni sull'autore
Simonetta Sandri
Simonetta è nata a Ferrara e dopo gli ultimi anni a Mosca oggi lavora a Roma. In Eni dal 2003 come HSE Manager, ora si occupa di adattamento ai cambiamenti climatici e temi ambientali emergenti. Da sempre appassionata di scrittura, ha pubblicato su riviste italiane e straniere ed è autrice del romanzo “Il Francobollo dell’Avenida Flores”. Coltiva la passione per la fotografia. Da Algeria, Mali, Libia e Russia, dove ha vissuto lavorando per Eni, ha tratto ispirazione.