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Amico Egitto

 By Marco Alfieri

Dal presidente Gamal Abdel Nasser al presidente Al-Sisi. Dai primi giacimenti a Belaym nell’offshore del golfo di Suez (correva l’anno 1961) alla mega scoperta di Zohr nelle acque di fronte a Port Said (corre l’anno 2015), una colonna di metano alta più di quattro piramidi di Cheope che si estende per cento chilometri quadrati. Dal petrolio al gas e dalla “formula Mattei” alla prospettiva di un Mediterraneo capace finalmente di generare risposte efficaci alle sfide dell’emigrazione di massa e del terrorismo islamico. Storia breve di un’alleanza e di un’amicizia tra Eni ed Egitto che continua da sessant’anni, prima e dopo il “gigante Zohr” (e perchè è destinata a durare)…

Abbiamo scelto la più famosa cartolina d’Egitto come ordine di grandezza perchè il giacimento appena scoperto da Eni nel mare di fronte a Port Said è una colonna di metano alta più di quattro piramidi di Cheope, distribuita su cento chilometri quadrati. Quattro piramidi di Cheope una sopra l’altra (630 metri) con riserve fino a 850 miliardi di metri cubi di gas, “corrispondenti a circa dodici anni di consumo italiano o a decenni di consumo egiziano.” Considerando poi che in corso d’opera spesso si scopre che c’è molto più di quanto stimato all’inizio, ecco che “siamo davanti ad un evento di portata mondiale.”

La scoperta in acque egiziane come hanno raccontato moltissimi giornali internazionali è avvenuta a 1.450 metri di profondità, in un campo esplorativo denominato Zohr. Meglio ancora. Sommando l’acqua e il fondale, il pozzo Zohr è stato perforato a 4.131 metri di profondità complessiva. Ah, qui c’è un dossier ben fatto (La nostra Africa) dove potete trovare molte informazioni sull’ultima scoperta di Eni e sull’Egitto.

Giusto un paio di mappe per capire meglio il contesto:

Le riserve presenti nell'offshore di Egitto e Israele (fonte: Corriere della Sera)...
... e la presenza di Eni in Egitto

Le implicazioni energetiche e geopolitiche di una tale scoperta le ha ben riassunte Maurizio Molinari su La Stampa e sono sostanzialmente tre: egiziane, italiane e mediterranee.

“Per l’Egitto di Al-Sisi, il gigante del mondo arabo giunto alla soglia dei 90 milioni di abitanti, aggredito dal terrorismo jihadista e assediato da povertà, carenza d’acqua e di energia, la possibilità di ricostruire il paese si lega alla miscela fra nazionalismo e crescita del benessere collettivo. Da qui il valore del giacimento Zohr, anche per arginare Isis in Nordafrica.” 

“Le opportunità per l’Italia sono altrettanto strategiche. Il nostro approvvigionamento energetico è legato alle forniture dalla Russia e Nordafrica, ostacolate dalle guerre civili in Ucraina e Libia, e la scoperta egiziana significa poter disporre di una valida alternativa.”

In questo senso Zohr diventa un importante tassello di un possibile “network di interessi alternativo a quelli che attraversano aree di crisi endemica, Stati falliti o Paesi a noi ostili, consegnando al Mediterraneo un imprevisto ruolo di protagonista di una formula di sviluppo economico capace di generare risposte efficaci alle sfide dell’emigrazione di massa e del terrorismo islamico.

Deserti & tramonti egiziani (meravigliosi)

Proprio ai primi di agosto, alla vigilia dell’inaugurazione del raddoppio del canale di Suez, il ministro del petrolio egiziano Sherif Ismail aveva raccontato in un’intervista ad Abo.net progetti e prospettive di un paese sempre più al centro dei nuovi equilibri energetici: dalla riduzione di importazioni di petrolio al potenziamento dell’upstream con accordi di concessione più favorevoli per gli investimenti, dal miglioramento delle infrastrutture alla diversificazione delle fonti energetiche. Insomma per riportare i tassi di sviluppo al periodo pre-rivoluzione, l’Egitto punta sul settore energetico riducendo, entro cinque anni, la dipendenza da risorse esterne e sfruttando al meglio i giacimenti individuati nell’area del Delta del Nilo. L’area di Zohr. Ecco perchè energia, sviluppo e stabilità vanno a braccetto.

Un po’ di numeri sull’Egitto in questa infografica di Abo.net (per chi volesse approfondire)

Focus egiziano by Abo.net

Eni infatti in Egitto ha una presenza storica. Basta scorrere questa timeline per accorgersene

Da Nasser a Sisi un'amicizia ultra decennale

Oppure basta guardare bellissime foto d’antan di questo genere. Siamo alla fine degli anni Cinquanta. Servono commenti? No, non servono commenti…

Per capirne un po’ di più attingiamo dal libro di Giuseppe Accorinti, “Quando Mattei era l’impresa energetica – io c’ero”:

“L’Egitto è stata la prima grande avventura estera dell’Agip Mineraria. Iniziò nel 1955, acquisendo la partecipazione nella società di diritto egiziano Ieoc nella quale era presente il governo de Il Cairo. Fu acquisita da Agip in seguito a una dismissione da
parte della belga Petrofina che considerava l’Egitto poco interessante dal punto di vista petrolifero. Enrico Mattei credette invece al paese, registrò le due grandi scoperte, prima di petrolio (Belaym, nell’offshore del golfo di Suez nel 1961) e poi di gas (Abu Madi, nell’onshore del delta del Nilo nel 1967), che fu la prima scoperta di metano in Egitto. Proprio Belaym risultò veramente fondamentale durante le crisi petrolifere degli anni ’70 per il rifornimento in Italia, con particolare riferimento all’Enel, perché ubicato al di qua del canale di Suez interrotto, consentendo l’arrivo in Italia del greggio in tempi molto rapidi. Dal primo ritrovamento nel 1967, si sono registrate altre importanti scoperte negli anni successivi, estendendosi nell’offshore del Mediterraneo.

Non solo. Proprio dall’Egitto (e poi dall’Iran, dalla Tunisia, dal Marocco e via elencando) venne inaugurata la cosiddetta “formula Mattei” in cui l’azienda italiana offriva la possibilità agli Stati di diventare operatori entrando in joint venture con Eni Agip, con la conseguenza che la ripartizione dei profitti non sarebbe stata operata sulla base dello storico fifty-fifty dei vecchi contratti di stampo coloniale ma si sarebbe giunti a quel 75% e 25% che determinò una rivoluzione nel mondo del petrolio internazionale. In sostanza la formula faceva godere al paese produttore un ulteriore 25% degli utili a fronte di un diretto impegno imprenditoriale. Proprio in questa partnership consisteva il carattere fortemente innovativo della “formula Mattei”, e anche per questo aspetto la formula era molto contrastata dai grandi colossi internazionali che non volevano che i paesi diventassero operatori nelle attività petrolifere. La formula, infatti, trasformava il paese petrolifero da affittuario passivo in socio attivo e responsabile nello sfruttamento (lavorazione e vendita comprese) delle proprie risorse petrolifere.”

Il docu-film “Oro nero sul Mar Rosso” girato nel 1962, con la regia di Vittorio Gallo, offre proprio un panorama delle attività di allora della COPE, Compagnie orientale des petrole d’Egypte. Racconta i primi insediamenti estrattivi, l’integrazione tra tecnici e lavoratori egiziani ed italiani e il rispetto per la fede musulmana, con la costruzione di una piccola moschea nel campo petrolifero.

Oro nero sul mar Rosso

Continua il libro di Accorinti: “Significativa degli stretti rapporti che intercorrevano tra l’allora presidente egiziano Nasser e Mattei, fu la situazione che seguì alla nazionalizzazione del canale di Suez. Quando Nasser chiuse il canale, facendo addirittura affondare alcune navi cariche di cemento (tanto per dare subito l’idea che non si trattava di un piccolo e temporaneo problema), gli inglesi e i francesi, che avevano realizzato la grande opera di ingegneria e avevano la proprietà della società del canale di Suez, appresero la grave notizia dall’agenzia di stampa inglese Reuters, mentre l’unico diplomatico occidentale informato in anticipo fu il Ministro degli esteri italiano Gaetano Martino. Si disse che la particolare attenzione riservata all’Italia fosse dovuta agli ottimi rapporti tra Egitto e Eni.” Un passato che ritorna e adesso si consolida con Zohr…

informazioni sull'autore
Marco Alfieri
Sono nato a Varese nel 1973. Sono responsabile della struttura di Content Strategy & Newsroom di Eni e curo una newsletter per Il Foglio ma in precedenza sono stato direttore de Linkiesta, inviato de La Stampa e ho lavorato per Il Riformista, Il Sole 24Ore e la Prealpina.