Human

La scienza in rosa

 By Ginevra Crescenzi

Le Nazioni Unite hanno istituito ogni 11 febbraio la Giornata Internazionale per le donne nella scienza allo scopo di garantire parità di accesso e partecipazione in un settore così nevralgico per lo sviluppo umano. In occasione della seconda edizione di questa giornata, abbiamo deciso di raccontare le storie di alcune donne Eni che spiccano in ambito scientifico. Per fare questo, abbiamo girato un po’ il mondo…

Inizio a raccontarvi di una mia connazionale Giuseppa Gioia, detta Giusy. Subito dopo la laurea in Ingegneria Ambientale frequenta il prestigioso Master MEDEA, Management ed Economia dell’Energia e dell’Ambiente. Descrive esaltante l’opportunità di potersi confrontare con gli oltre 90 studenti – qui le quote rose sono circa il 30% – in un contesto culturale vivacissimo composto da ragazzi provenienti da 27 nazioni diverse.

I successi accademici le danno l’opportunità di confrontarsi subito in ambito internazionale con il progetto Training on the job per la formazione dei giovani laureati. Inizia il suo percorso in Eni Upstream nell’ambito della sicurezza: da Milano in Egitto, poi Algeria, Tunisia, Angola. Cresce professionalmente e conquista un primo contratto in Libia. Arriva ad Abu Attifel, a circa 300 km a sud di Benghazi, dove l’aspetta un campo con 500 uomini e poche donne. Una sfida non da poco: deve riuscire a coinvolgerli nel progetto di Water Risk Assessment.è difficile imporsi da donna giovane con autorevolezza nei confronti degli uomini, in questi contesti” ci confessa Giusy, “ma quando dimostri in modo leale le tue competenze, il feedback positivo dei tuoi colleghi è il riconoscimento più grande.”

Giusy ha continuato la sua esperienza in Libia con entusiasmo “Gli sforzi che fai regalano un’energia che ti arricchisce e motiva… quando trovi un punto di contatto con una cultura diversa crei un canale unico, e puoi prendere tutto il bello di ciò che la diversità può offrire”. Incontri che hanno superato barriere culturali e di genere, che, grazie alla stima e al rispetto, diventano amicizie che rimangono nel tempo.

Dopo essere passata per Malta, per seguire le attività sulla sicurezza di esplorazione a mare, è tornata in Val d’Agri, ma le valigie sono già pronte per una nuova avventura a Gela.

Salutiamo Giusy e andiamo in Iraq, dove c’è un’altra storia che aspetta di essere ascoltata. Alhasnawi Nadeyah Fadhel Sabti, Nadia per gli amici, ha passioni tipicamente femminili come la moda, la decorazione e l’interior design, ma lavora in un campo ben più maschile.

Alhasnawi Nadeyah Fadhel Sabti

Il nome Nadia significa “speranza”, un buon punto di partenza. Nonostante sia meno probabile per le ragazze irachene rispetto ai maschi continuare gli studi dopo le primarie, Nadia studia ingegneria chimica e si laurea alla Università di Basrah. Mi racconta di come i suoi genitori l’abbiano sostenuta: “Mi ha ispirato mia madre, mi ha dato una buona istruzione guardando al futuro, in modo da farmi diventare una donna indipendente”. Anche il padre le ha sempre detto di seguire i propri sogni: “Conquista i tuoi diritti e lotta per farli valere”.

Nadia ha iniziato a lavorare nella South Oil Company nel 2005, nel dipartimento di produzione, ed è stata per 4 anni ingegnere nelle stazioni di degassificazione. “Quest’esperienza è stata utilissima per me”, dice, “ho gestito varie attività produttive nel sito, ho avuto a che fare con diversi ostacoli”. Nel 2009, Nadia intraprende un nuovo capitolo nella sua carriera, assumendo un ruolo di responsabilità nell’ambito della produzione, per molti anni appannaggio sono degli uomini. “È stato molto difficile per me”, ammette, “ma ho deciso di insistere per sviluppare e investire nella mia carriera e finalmente ho ottenuto buoni risultati. Mi sono concentrata sulle conoscenze nell’ambito della sicurezza e ho lavorato fortemente per trasferire queste nozioni alle nostre persone

Nel 2015, Nadia riceve il premio di Eni per l’eccellenza nella sicurezza, distinguendosi per la rigida implementazione della procedura Permit To Work nel suo impianto. Oggi è focal point di produzione per tre stazioni di degassificazione irachene e il suo traguardo per il futuro è di specializzarsi ancora e lavorare all’estero, fuori dall’Iraq, magari negli Stati Uniti o in Europa… viaggiare è un’altra delle sue passioni!

Voliamo in Kazakhstan, per incontrare tre donne con storie molto interessanti. L’esperienza di Gulnara Daulova inizia nel 1999, quando entra nel Karachaganak Petroleum Operating (KPO) come assistente amministrativa di un manager del dipartimento di sicurezza.

Gulnara Daulova

Al tempo c’era una forte domanda di assunzione di kazaki fluenti in inglese, ottiene quindi il suo primo incarico grazie alla sua laurea in lingua. “Tra i miei incarichi principali vi era quello di realizzare traduzioni ma anche semplicemente di redigere rapporti e statistiche su incidenti e altri dati sulla sicurezza”. Presto capisce che vuole crescere in quest’area e deve imparare di più. Nel 2001, entra in un’università tecnica in Uralsk e si laurea in Ingegneria di Sviluppo dei giacimenti petroliferi. “Onestamente non è stato facile” mi racconta, “oltre alla complessità degli studi, dovevo bilanciarmi tra lavoro e famiglia – mio figlio aveva 4 anni – ma ho avuto un grande sostegno dalla mia famiglia, e, alla fine, ce l’ho fatta.”

Nel 2010, è promossa Corporate Safety Manager in KPO. “Oltre alla routine quotidiana, a volte dovevo assumere il ruolo di Incident Manager in caso di emergenza. Il che richiedeva non solo conoscenze specifiche, ma anche la capacità di prendere decisioni velocemente e di far lavorare rapidamente il team in una situazione di stress”.

Gulnara ora lavora in Nigeria.

Torniamo in Kazakhstan, dove Assel Tukusheva mi sta raccontando della sua infanzia. È nata in un piccolo villaggio nell’ovest del Kazakhstan, in una famiglia povera, ai tempi dell’Unione Sovietica. Sin da quando era bambina voleva studiare e avere un buon lavoro, diventare un dottore o magari entrare nell’industria dell’Oil&Gas, anche se ha sempre saputo quanto sarebbe stato difficile. “Tutti sanno che è un settore maschile”.

Assel Tukusheva

Mi racconta che nella loro cultura, le ragazze crescono con la convinzione che il loro posto sia a casa,ad accudire i figli . “Sono felice di condividere la mia storia perché spero che sia d’ispirazione per le giovani donne dell’Asia Centrale e che le incoraggi a “fare un passo” nella scienza.

Assel sapeva che doveva raggiungere alti risultati accademici per vivere il suo sogno. Studia Ingegneria Chimica nella Università Kazaka Tecnica di Almaty, laureandosi con lode. Viene accettata nel Graduate Engineering Program in KPO dove ottiene i risultati migliori nell’esame finale su una classe di 30 maschi e 3 femmine. Grazie a questo la sua carriera decolla. Da Ingegnere di Processo fino a Chimico di Produzione Senior nelle Operazioni. Adesso è Capo Progetto nel Team di Sviluppo Ingegneristico del Dipartimento del Progetto Preliminare di Fattibilità. “Durante la mia evoluzione professionale ho dovuto superare molte sfide, e sono orgogliosa di essere un punto di riferimento per guidare le donne al cambiamento nell’industria O&G”.

La storia di Lailo Pulotova ha invece un inizio molto romantico. Da bambina, spesso prendeva un treno che passava davanti agli impianti petroliferi. Era solita guardare gli stabilimenti con ammirazione e meraviglia, gli uomini che lavoravano in divise dai colori brillanti, rosso e blu, i loro caschi luminosi che riflettevano il sole ed i sogni di Lailo.

Lailo Pulotova

Finita la scuola decide di intraprendere un percorso in Ingegneria Petrolifera nell’Università Tecnica Kazako-britannica, una delle più prestigiose università kazake nel settore.

Dopo la laurea, Lailo decide di fare domanda per una borsa di studio con Eni per partecipare al Master in Ingegneria del Petrolio al Politecnico di Torino. “Ricordo il momento in cui ho ricevuto la notizia di aver vinto il concorso. Sapevo che sarebbe stata un’opportunità che mi avrebbe cambiato la vita. È stato un viaggio entusiasmante, un’esperienza indimenticabile. Vivere a Torino, frequentare studenti internazionali, avere l’opportunità di conoscere i migliori professori in Italia e lavorare sul mio progetto finale nei Paesi Bassi.”

Completato il programma educativo di due anni a Torino, viene assunta in KPO nel 2012 come Production and Asset Data Management Engineer. Nel 2013 assume il ruolo di Integrated Field Modelling Engineer. “L’ambiente lavorativo è molto amichevole e il nostro management offre sempre pari opportunità a tutti i dipendenti. Lavorando nel settore O&G da 5 anni ormai, posso dire che non riesco a immaginarmi altrove perché ogni progetto mi permette di imparare qualcosa di nuovo nel nostro campo ed è molto entusiasmante. Credo che adesso sia il momento per le ragazze di scegliere una carriera in ingegneria e ricerca “.

Sorride quando mi dice che il suo sogno di lavorare in una divisa colorata non si è realizzato, perché ha sempre lavorato in ufficio. Ma è felice di trovarsi dov’è e qualche volta fa una passeggiata negli stabilimenti, guarda verso il treno che prendeva da bambina e pensa che forse altre bambine su quel treno guardando lo stabilimento stanno guardando lo stabilimento e stanno facendo i suoi stessi sogni …

LEGGI ANCHE: Scelte di frontiera di Rob Davies

informazioni sull'autore
Ginevra Crescenzi
Un decennio nella sostenibilità di Eni. Ha la testa fra le nuvole e nel cuore i sorrisi dei suoi bimbi. Ancora non sa cosa farà da grande…