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L’ambasciatore del petrolio

 By Gabriella Galloro

Pubblichiamo l’ultima intervista/conversazione di Guglielmo Moscato con Eniday, avvenuta nel dicembre 2016 nella sua casa di San Donato Milanese, poche settimane prima della sua morte. Ci piace ricordarlo così…

Ottant’anni, uno sguardo profondo tipico di una persona che ha girato il mondo e che del mondo ha visto tante, troppe facce. Ottant’anni e un’altezza smisurata, tipica di chi ha vissuto intensamente, di chi ha condiviso valori e tradizioni per un benessere comune e nello stesso tempo si è trovato a discutere con uomini potenti. Vi presentiamo l’ingegner Moscato, presidente dell’Eni dal 1996 al 1999, perché l’energia più importante, quella delle persone, è davvero una bella storia…

Vi ricordate il film “Sliding doors”, in cui Gwyneth Paltrow mostra le due facce del destino? Quello di una giovane donna che riesce a presentarsi puntuale al suo appuntamento con la metropolitana che dovrà portarla a casa, e della stessa donna che quella metropolitana non riesce a prenderla?

Non trovate che il destino sia sempre molto affascinante? Io credo che il destino porti ciascuno sempre verso la propria strada… era un po’ che non ci pensavo, ma la questione del destino mi è tornata in mente qualche giorno fa, quando ho conosciuto un arzillo ottantenne, che ha scritto un capitolo importante di una grande azienda italiana proiettata nel mondo.

Lui è l’ingegner Guglielmo Moscato, Presidente dell’Eni dal 1996 al 1999 e, per tanti anni, manager di punta del Cane a sei zampe. Ci apre le porte di casa sua a San Donato e con quel gesto, in realtà, ci catapulta in un mondo di ricordi… e mi torna in mente “Sliding doors”, perché quest’uomo un tempo è stato un bambino, nato a Gela nel 1936. E chissà in quella Sicilia in bianco e nero quante porte avrà attraversato, quante scelte avrà dovuto fare, eppure il destino per lui aveva in serbo grandi cose. Una laurea in ingegneria industriale elettrotecnica al Politecnico di Milano nel 1961 e poi quell’incontro con Enrico Mattei che segnò la sua vita: un primo assegno di 80mila lire (che l’ingegnere ha ancora conservato) e una carriera fatta di incarichi direttivi. La direzione generale dell’attività mineraria nel 1984, la carica di amministratore delegato nel 1990, con le responsabilità per i servizi dell’esplorazione e produzione fino alla presidenza nel 1993, chiamato dall’allora amministratore delegato, Franco Bernabè, per superare i tempi difficili di Tangentopoli.

Guglielmo Moscato in occasione della visita del Ministro del Petrolio iracheno, Amer Mohammad Al Rashid, Palazzo Eni, Roma (21 novembre 1997)

Tra i primi ricordi ad affiorare sono quelli proprio che riguardano il fondatore dell’Eni, colui che già nel 1958 si riferiva al petrolio come a una risorsa “politica” e non solo come una componente fondamentale per lo sviluppo del Paese. Mattei – ci racconta Moscato – in quegli anni aveva potuto sperimentare che lo sviluppo del gas naturale, in particolare nel Nord Italia, nella Pianura Padana e nell’Emilia Romagna, aveva innescato la nascita e la crescita di numerose piccole e medie aziende che cominciavano a svolgere un ruolo determinante per la rinascita e la ricostruzione dell’Italia nel dopoguerra.

Mattei, però, si rese conto che il petrolio e il gas italiani non sarebbero stati sufficienti a soddisfare la crescente domanda e così era riuscito ad avviare grossi progetti costruendo per prima cosa una rete di condotte per il trasporto del gas nel territorio nazionale, oltre a qualche raffineria per lavorare il greggio e produrre carburanti. Iniziò anche i primi negoziati con Mosca e l’Algeria, anch’essa considerata dai geologi di Eni una nazione ricca di gas naturale.

Grazie a queste impostazioni gli eredi di Mattei trovarono le principali linee strategiche già tracciate. Il film dell’Ingegner Moscato scorre velocemente, tra dati e aneddoti, fino a quando non si interrompe bruscamente, la pellicola riparte e mi ritrovo con il giovane ingegnere, a ricevere un nuovo incarico: andare in Nigeria. Lì è appena finita la guerra civile, la tristemente famosa guerra del Biafra, eppure il giovane Guglielmo non ha dubbi… ci racconta della partenza, siamo nei primissimi anni Settanta, di cosa significasse trovarsi per primo in un paese che doveva ricominciare, e mentre ascolto le sue parole, sento anche una giovane mamma che spiega alla figlia che presto sarebbero partite per una terra lontana…

La capacità di intrecciare rapporti con gli interlocutori internazionali è sempre stata una delle qualità migliori di Moscato

E dopo la Nigeria, l’azienda lo chiama in Libia e poi in Egitto, impegnato con un grosso progetto di esportazione. Moscato nei suoi trascorsi da giramondo affronterà anche il freddo glaciale del Kazakhstan per spronare il governo ad accelerare lo sviluppo del grande campo di Karachaganak, per poi volare in Russia e affrontare una delle sfide più impegnative: il trasporto del gas. Non basta. Moscato è la vera memoria storica di progetti che furono di rilevanza internazionale, come il cosiddetto “progetto della pace”, il gasdotto che dall’Egitto doveva attraversare Israele e Palestina, congiungendo politica, geopolitica ed energia.

A Moscato, tra gli anni Settanta e Ottanta, è legata gran parte della tessitura diplomatica all’estero, nei Paesi ricchi di petrolio e gas, appunto la Nigeria, l’Algeria e la Libia, come scrisse tempo fa il Corriere della Sera. Una specie di “super ambasciatore” del Cane a sei zampe.

Qualsiasi altra persona avrebbe probabilmente raccontato tutte queste avventure professionali con superbia e, magari, anche un pizzico di arroganza. Non Moscato; per lui questo modo di fare e di porsi rappresenta(va) semplicemente la sua visione del mondo. In ogni suo gesto c’era uno spirito pioneristico, fatto di creatività e di volontarismo, di apertura internazionale e di attenzione allo sviluppo del paese.

Per questo, nutrito anche dalla leggenda di Mattei, nel suo operare l’ingegner Moscato portava in sè sempre quello spirito di frontiera che l’azienda aveva raccolto fin dalla sua nascita. Durante il suo lungo racconto una frase mi colpisce su tutte: “l’energia è quella cosa che fa muovere le cose”, che mi indica la strada, la sua strada: fatta di idee, studi e analisi che portano all’azione. Una strada che insieme a lui ha visto impegnati uomini e risorse nei luoghi più remoti della terra, verso un futuro che ha superato i confini, con la consapevolezza di contribuire a un processo di sviluppo comune.

 

Sui divani del suo appartamento, in questa sorprendente chiacchierata avanti e indietro nel tempo, ministri e capi di Stato si uniscono continuamente...

Così ogni viaggio, ogni nuova esperienza lavorativa diventava per Moscato un incontro con Paesi e tradizioni diverse, dava vita a un dialogo che si fondava da un lato sulla condivisione di scelte economiche e dall’altro su un comune sentire etico.

Un carattere battagliero, uno spirito indomito che ancora lo contraddistingue, che gli ha permesso di sedersi a spinosi tavoli di trattative e di trovarsi in villaggi sperduti a parlare da pari a pari con abitanti di luoghi difficili e in contesti estremi. Sui divani del suo appartamento, in questa sorprendente chiacchierata avanti e indietro nel tempo, ministri e capi di Stato si uniscono continuamente. Accanto a me “si siede” prima il Presidente kazako Nazarbaiev che poi lascia il posto a Hussein, un avvicendamento vorticoso cui si uniscono anche i ministri del Petrolio di Algeria, Libia, Tunisia ed Egitto e i CEO delle più grandi aziende del settore petrolifero.

Adesso capisco perchè ancora oggi quest’uomo tenace sia una guida per tanti giovani ingegneri dalle grandi ambizioni….

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informazioni sull'autore
Gabriella Galloro
Vivo in un mondo di colore, tra fantasy e fantascienza, con un occhio alla realtà. E lavoro nella Media Production Eni.