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Il grande dilemma del Mekong

 By Nicholas Newman

Nicholas Newman racconta il grande dilemma del fiume Mekong, nel sud est asiatico. Sul maestoso corso d’acqua, che corre per oltre quattromila chilometri fino a sfociare nel mare della Cina meridionale, i governi di Cambogia, Laos e Thailandia progettano di costruire 11 grandi dighe idroelettriche con l’obbiettivo di diversificare il proprio mix energetico, oggi sbilanciato sulle fonti fossili. Per coloro che dipendono dal fiume queste mega opere rappresentano una minaccia al proprio ecosistema e una devastazione ambientale; per molti altri significherebbero la prospettiva di elettricità a buon mercato, pulita e affidabile. Nessuno può sapere con esattezza quale sarà l’impatto che avranno questi progetti. Di certo, specie dopo la Conferenza sul clima di Parigi, gli occhi del mondo sono puntati sul grande fiume asiatico, secondo solo al Rio delle Amazzoni per numero di specie ittiche…

Alimentato dai nevai dell’ Altopiano del  Tibet, il fiume Mekong (4.345 km) scorre attraverso la Cina e il Myanmar, prima di segnare il confine tra Thailandia e Laos. Poi scende fino ai laghi della Cambogia e attraversa il Vietnam, alimentando le risaie nel suo delta prima di sfociare nel mare della Cina del sud. Poiché fornisce un quarto del pesce d’acqua dolce pescato in tutto il mondo, il fiume è la risorsa fondamentale di cibo per la regione e la principale fonte di reddito per coloro che vivono lungo le sue sponde. Secondo solo al Rio delle Amazzoni per numero di specie ittiche, ospita il raro delfino Irrawaddy e il pesce gatto gigante del Mekong. E’ su questo fiume maestoso che i governi della Cambogia, del Laos e della Thailandia pensano di costruire 11 grandi dighe idroelettriche (posizionate principalmente nel Laos oltre alle sei già presenti upstream in Cina) nella parte inferiore del corso principale del Mekong. Per coloro che dipendono dal fiume un tale sconvolgimento è una minaccia, per le loro case, il loro modo di vita e di sostentamento, mentre per altri significherebbe la prospettiva di elettricità a buon mercato, pulita e affidabile nonché opportunità di sviluppo significative per imprenditori, banche e governi.

I sostenitori delle dighe sottolineano i benefici derivanti dall’avere energia pulita a buon mercato per i 239 milioni di persone che abitano nella regione. I progetti sono sostenuti soprattutto dal governo del Laos che riconosce nel programma di costruzione delle dighe un’opportunità per esportare circa il 90% del suo potenziale idroelettrico verso Cina, Thailandia e Vietnam, stati che hanno grandi necessità di energia. Come spiega chiaramente l’ingegnere civile laotiano Khamlouvilaivong Vanthong, “vogliamo costruire delle dighe per diventare la capitale mondiale dell’energia pulita, una gigantesca batteria per tutta la regione del Mekong”.

Le dighe già costruite e quelle in progettazione nella regione del fiume Mekong (fonte: The Guardian)

Tuttavia, crescono le preoccupazioni e l’opposizione internazionale per questi progetti su larga scala, considerando che le dighe upstream stanno già riducendo il flusso del limo lungo il corso del fiume. Mark Goichot, idrogeologo del World Wide Fund For Nature ricorda che “nel 1990 circa 160 milioni di tonnellate di limo prodotto dal fiume sono state trasportate verso il mare della Cina del sud, ora solo 75 milioni di tonnellate vi arrivano”, il che permette l’incursione delle acque salmastre nel delta del Mekong. Secondo BBC News, l’intrusione dell’acqua del mare ha distrutto più di 60 km2 di risaie nel 2014.  Pertanto, se verranno costruite queste dighe nella parte inferiore del fiume, esse spezzeranno l’intero corso del fiume con una serie di barriere che andranno a modificare seriamente il flusso e l’idrologia del Mekong, spiega Oxfam Australia.

Certamente, il World Wide Fund (WWF) sostiene che anche solo la creazione di dighe lungo gli affluenti potrebbe ridurre le riserve totali di pesce del 20 fino al 26 per cento, mentre le dighe sul corso principale del fiume potrebbero causare una perdita equivalente al 60-70% del pescato entro il 2030. Philip Hirsch, direttore del Australian Mekong Resource Centre all’università di Sydney, osserva che “costruire una diga che blocchi la via principale di migrazione del pesce in una delle più importanti zone di pesca di pesce d’acqua dolce al mondo non sembra una priorità sensata”. Gli ambientalisti temono il potenziale impatto negativo sul poco conosciuto Pesce gatto gigante del Mekong (Mekong Giant Catfish) e il raro delfino Irrawaddy. C’è anche il costo umano poiché queste dighe costringeranno 100.000 persone, a spostarsi, secondo le stime del Comitato del fiume Mekong.

Oxfam Australia e International Rivers hanno messo in discussione la necessità di costruire ulteriori dighe ed hanno proposto una soluzione alternativa basata sull’investimento nell’efficienza energetica, sulle energie rinnovabili, su reti intelligenti (smart grids), la corretta gestione della domanda e i piani di produzione co-generation, che sarebbero più ecologici e con un buon rapporto costo/efficacia.

La deforestazione nella regione del Mekong (fonte: The Guardian)

Nessuno può però sapere con esattezza quale sarà l’impatto che avranno questi progetti. Ulrich Zachau, Direttore generale della World Bank per SE Asia rassicura dicendo che l’idroelettrico, se progettato con cura, dà accesso ad energia pulita affidabile e ad un costo accessibile. Di contro, USAID non ne è altrettanto sicuro quando indica che l’impatto economico di questi 11 progetti potrebbe stare tra 33 miliardi di dollari di guadagno netto e 274 miliardi di dollari di perdite nette. Il Laos e la Cambogia hanno fortemente appoggiato la costruzione della diga Xayaburi di 1285 MW e della diga Don Sahong, mentre il consorzio delle società di costruzione cinesi, malesi e thailandesi ha iniziato la costruzione di strade e ponti necessari alla realizzazione della diga Don Sahong che costerà 300 milioni di dollari, minando in questo modo la richiesta da parte della Commissione del fiume Mekong per una moratoria di 10 anni che consentirebbe ulteriori ricerche e consultazioni. E non è di aiuto  il fatto che le alternative proposte di uno sbarramento del fiume, come la soluzione Thako Water Diversion Project, non siano riuscite ad ottenere i finanziamenti necessari.

Quanto alla possibilità che l’attuale recessione dell’economia cinese possa ritardare o persino annullare questi progetti, Peter Bosshard, executive director ad interim di International Rivers, sostiene che “in situazioni di recessione, il governo cinese ha spesso risposto con ulteriori incentivi, quale una politica di prestiti bancari”. Se questo dovesse accadere, la “madre dell’acqua” del Laos, o il “fiume dei nove dragoni” in Vietnam o il “grande fiume” in Cambogia verrebbe completamente trasformato…

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Nicholas Newman