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Non si butta via niente

 By Michelle Leslie

Lo spreco alimentare è un problema globale in crescita, è arrivato il momento di agire…

Ogni anno, oltre 1 miliardo di tonnellate di cibo passa dai nostri piatti a strutture di smaltimento o discariche ecologiche.
Secondo World Vision, il cibo sprecato a livello globale potrebbe sfamare 2 miliardi di persone, il che significa che se prendessimo tale cibo e lo portassimo sulle loro tavole, la fame nel mondo diverrebbe un lontano ricordo.
“Molto [cibo] viene intercettato e donato ai banchi alimentari, ma non altrettanto viene conservato per cercare di economizzarlo”, afferma James Smith, Presidente di Prairie Gleaners, un’organizzazione no-profit canadese che raccoglie i rifiuti alimentari e li disidrata perché possano poi essere redistribuiti. “Penso che [l’aspetto della conservazione] contribuirebbe molto a risolvere questo problema”.

Aumento della temperatura globale

Lo smaltimento del cibo sta provocando inoltre un aumento della temperatura globale. Secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), se il cibo fosse un Paese, sarebbe il terzo produttore di gas serra al mondo, secondo solo a Stati Uniti e Cina.
I rifiuti organici producono grandi quantità di metano, un gas serra più dannoso dell’anidride carbonica. Secondo un rapporto di Global Methane Initiative le emissioni di metano rappresentano quasi il 10% di tutte le emissioni inquinanti sia in Canada sia in Italia.

La cultura della praticità

Gli scaffali dei negozi di alimentari in Nord America sono occupati da prodotti freschi provenienti da tutto il mondo. Le opzioni in scatola e disidratate sono diminuite drasticamente a favore di alimenti freschi disponibili tutto l’anno. Gli alimenti preconfezionati, già preparati e subito pronti per l’uso, hanno dato origine a una cultura della praticità e dello spreco. Il Nord America è il Paese peggiore sul fronte sprechi alimentari. Canada e Stati Uniti insieme buttano via quasi la metà di tutto il cibo che producono. Il problema è così grave che la provincia più grande del Canada, l’Ontario, ha recentemente annunciato un nuovo quadro normativo per affrontare il problema dello spreco alimentare, nel tentativo di ridurre l’impronta dei rifiuti della provincia.
La normativa dell’Ontario prevede target di riduzione dei rifiuti fino al 70% per contribuire a ridurre gli scarti organici. In questa direzione anche l’estensione della raccolta dei rifiuti organici a un maggior numero di comunità, al fine di evitare inutili conferimenti in discarica e sostenere il piano di ridistribuzione alimentare di Second Harvest. Tra le iniziative dell’organizzazione un servizio online che consente alle imprese di registrarsi e far ritirare e ridistribuire nelle comunità interessate il cibo in eccesso.
In Italia le cose non vanno molto meglio in tema di spreco di cibo: il peso del cibo buttato via in un anno è superiore a quello consumato dal singolo. L’Unione Europea ha riferito che il costo dei rifiuti alimentari nell’UE è stato di circa 143 miliardi di euro all’anno.

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Second Harvest è la più grande organizzazione di ridistribuzione alimentare in Canada (secondharvest.ca)

L’approccio italiano ai rifiuti alimentari

L’Italia ha dimostrato impegno nel ridurre gli sprechi alimentari. Nel 2016, è stata approvata una legge che facilita la donazione di cibo inutilizzato alle aziende e, recentemente, un gruppo di studenti delle scuole superiori italiane si è attivato sul web per cercare di affrontare lo spreco di cibo con Hackathon sullo spreco alimentare. Gli studenti si stanno avvalendo della tecnologia per cercare di ridurre gli sprechi, sviluppando quasi una dozzina di diverse piattaforme online e applicazioni volte a fornire informazioni e soluzioni sul problema dei rifiuti organici.
L’idea di recuperare i rifiuti è nata dallo chef italiano Massimo Bottura che ha fondato Food for Soul, associazione no-profit che si propone di abbattere le barriere sociali attraverso il semplice atto di nutrire le persone. Gli chef si riuniscono per cucinare nelle mense delle comunità. Lo scorso marzo, Food for Soul ha aperto uno spazio a Parigi dove chef e studenti di cucina hanno elaborato creazioni per persone in difficoltà.
“A Milano hanno trovato un teatro abbandonato e hanno voluto dare vita alla loro prima idea; l’hanno ricostruito insieme ad artisti e designer, facendone una mensa comunitaria”, racconta un rappresentante di Food for Soul. “Bottura ha invitato i suoi amici chef provenienti da tutto il mondo a cucinare con lui. Tutti gli ospiti erano persone in situazioni di disagio e abbiamo avuto a disposizione un team enorme di volontari che servivano ai tavoli per ricreare il senso dell’ospitalità e quante più possibilità di contatto umano possibile. Doveva essere un esperimento di 6 mesi, ma in ottobre abbiamo scoperto che la nostra iniziativa aveva avuto un’eco più ampia e forte e abbiamo iniziato un grande dibattito sullo spreco di cibo. Il teatro è ancora aperto e continua a servire pasti”.

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Un refettorio di Food for Soul, una mensa comunitaria dove ospiti bisognosi vengono accolti per offrire loro piatti nutrienti e sani in un’atmosfera conviviale (foodforsoul.it)

Soluzioni innovative per i rifiuti alimentari

Prairie Gleaners sta lavorando per ridurre le possibili fonti di spreco alimentare, recuperando prodotti scartati o danneggiati che non potrebbero altrimenti essere immessi sul mercato.
“La nostra mission è sfamare le persone, soprattutto nei luoghi colpiti da calamità naturali”, afferma il Presidente James Smith. “Doniamo il nostro cibo disidratato per aiutare le organizzazioni umanitarie: è infatti quasi impossibile portare prodotti freschi nei campi profughi, dove c’è bisogno di cibo e aiuti nel minor tempo possibile”.
I prodotti disidratati pesano meno, occupano meno spazio e si conservano più a lungo, diventano così un’opzione ideale per spedire il cibo alle comunità dove sono richiesti. Il team di Prairie Gleaners è composto da alcune centinaia di volontari, per lo più anziani, e residenti in sette località del Canada. Recentemente ha iniziato a spedire cibo disidratato alle comunità della regione artica canadese. Il team produce quasi 50 milioni di porzioni avvalendosi della disidratazione solare e ritiene che banchi alimentari e Paesi in via di sviluppo possano contribuire a ridurre gli sprechi alimentari creando disidratatori solari su piccola scala.
Lavorando con l’Unione europea, Zero Waste Europe sta promuovendo un cambiamento nel nostro rapporto con il cibo attraverso una rete di partnership che comprende comunità, leader locali e aziende.
“Sosteniamo la riduzione dei rifiuti e una gestione circolare delle risorse a livello europeo”, afferma Roberta Arbinolo, Communications Officer di Zero Waste Europe. “Diamo la possibilità alle comunità di rimettere in discussione e ridefinire il loro rapporto con le risorse”.
Uno dei modi in cui l’associazione sta cercando di rivedere il nostro rapporto con il cibo è attraverso il design del packaging alimentare. Zero Waste Europe ha recentemente pubblicato uno studio che ha evidenziato un profondo legame tra imballaggi in plastica e rifiuti alimentari. A titolo di esempio, sottolineano il fatto che oltre un terzo dei fagiolini viene sprecato spezzandoli per inserirli in tali confezioni.
“Tutti possono contribuire a ridurre gli sprechi alimentari. Come consumatori, possiamo riconsiderare il nostro approccio e il nostro comportamento di acquisto”, ha dichiarato Arbinolo. “Le città più illuminate stanno testando le opportunità di sviluppo regionale offerte da filiere agroalimentari corte e agricoltura urbana, oltre a promuovere un’alimentazione sostenibile”.

Cibo per tutti

In Ontario, lo chef Jagger Gordon ha la vocazione di sfamare le persone. Feed It Forward, organizzazione di cui Gordon è fondatore ed executive chef, sta affrontando la precarietà alimentare in Canada attraverso una missione di soccorso alimentare con mezzi pesanti che effettuano consegne più volte al giorno.
“Vedo solo che ci sono persone che non hanno da mangiare e non capisco perché venga sprecato così tanto cibo e ci siano così tante persone che lottano per sopravvivere quando c’è così tanta disponibilità di generi alimentari. Il 40% del cibo prodotto qui viene distrutto prima di arrivare sul mercato”, ha affermato Gordon.
Attualmente Feed It Forward serve pasti in quattro sedi diverse, tra cui Londra e Parigi, con progetti di espansione in Canada entro la fine del 2019.
Lo chef Gordon porterà i pasti nei campus universitari agli studenti affamati di Toronto a partire da settembre 2018; prevista anche la costruzione di un bar satellite dedicato alle zuppe, destinato ad un’utenza di anche 2000 persone al giorno. Sta inoltre lavorando a un sistema di mappatura che consenta alle persone di avere accesso a cibo gratuito in ogni parte del mondo.
Nutrire le persone che soffrono la fame e sottrarre i rifiuti alimentari alle discariche rappresenta una criticità urgente a livello mondiale. La mitigazione del cambiamento climatico, la lotta alla povertà e un’economia globale più sostenibile e circolare richiedono una soluzione agli sprechi alimentari a livello mondiale.

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