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Il richiamo del Kazakhstan

 By Simonetta Sandri

Il Kazakhstan, questa meraviglia, terra di immense steppe e di luci folgoranti, di colori sgargianti e di sapori intensi, di tradizioni millenarie e di modernità galoppante, di cultura multietnica e di energia crescente, di passato, di presente e di futuro. Un mondo fatto di cordialità, ospitalità, pace, tolleranza, coesistenza, dialogo, integrazione. Simonetta Sandri ha voluto andare Fuori Rotta, insieme ad Andrea Segre, nel ripercorrere il suo viaggio in un Paese raccontato in un documentario, I Sogni del Lago Salato, girato nel 2014, anche con materiale degli archivi Eni. Un’esperienza, come dice il regista, che ripercorre storie di vita che si trovano immerse in un boom e che fa ritrovare un’altra Italia, avere un altro sguardo su di essa, una storia di un profondo legame fra il nostro paese e una zona di giacimenti petroliferi dove ci sono tanti italiani che lavorano. Un incontro tra epoche. E tra uomini…

(Le foto pubblicate sono tratte da www.fuorirotta.org)

Bambini a cavallo

Viaggiare fuori rotta, per Andrea Segre, non significa andare dall’altra parte del mondo, conoscere l’altro non significa fare il viaggio esotico e lontano alla Chatwin, anzi è l’opposto, si tratta di intraprendere un viaggio che porta lì dove c’è poco di esotico, dove spesso c’è molto di contraddittorio e importante per capire quello che finora non si è capito. La mèta può anche essere dietro casa, soprattutto in un momento storico come quello attuale dove tanti viaggiatori non autorizzati passano per le nostre terre e noi possiamo cercare di capire qualcosa in più solo incontrandoli.

Spesso è difficile viaggiare anche per coloro che vivono in paesi più ricchi, proprio perché ci si muove in luoghi sempre più omologati, protetti, sicuri, da un aeroporto all’altro, con la difficoltà di conoscere davvero le realtà. Il treno non è più quello di una volta, si prende poco e di fretta. Si dovrebbe quindi “viandare” un po’ di più, intraprendere un viaggio, che non evita ma vuole, solo quando si è capito cosa si va a cercare, pur non sapendo cosa si troverà.

I viaggi in treno come una volta

Per questo Segre ha lanciato un progetto di riflessione decidendo di raccontare. Fuori Rotta non è perdersi, è andare fuori dalla normalità della rotta quotidiana che dà il proprio punto di vista ordinario, sperimentare la conoscenza dell’altro, contaminare i punti di vista. Per questo il regista e compagni (il fotografo Simone Falso e il cineoperatore Matteo Calore) lasciano l’Italia e si avventurano proprio nel primo viaggio fuori rotta, su binari nuovi e altri: è il 18 Ottobre 2014, la prima tappa del passaggio in Kazakhstan che terminerà il 10 Novembre. Con un’idea chiara in testa: la possibilità di riflettere su quello che succede in Italia partendo dalla consapevolezza che quel Paese così lontano sta in realtà conoscendo un boom economico anche grazie alla presenza dell’Italia e, con essa, dell’Eni. Un racconto che parte da uno spazio in cui “le stelle si fanno più fitte e l’occhio si emoziona a distinguerle”, inizialmente fatto di curiosità antropologico-estetica, di fotografie, di appunti, riflessioni, note e diari di viaggio poi diventato equilibrato documentario, quel I Sogni del Lago Salato finalista ai Nastri d’Argento e presentato al Festival di Locarno, nel 2015.

Un’avventura dove ogni passo lascia un solco e riscopre un indizio perduto. E sulle tracce del passato sovietico ormai cancellate dalla globalizzazione recente che ha attirato nelle grandi steppe orientali le più importanti compagnie multinazionali ad estrarre minerali e petrolio.

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Nell’area soggetto della ricerca socio-cinematografica si concentra la maggior parte dell’attività dell’Eni che in queste zone ha portato lavoro, ma anche la lingua e le tradizioni italiane innestate su quelle delle popolazioni locali. «Il viaggio nei paesaggi kazaki e nelle storie di chi li popola non sarà quindi solo un’opportunità di conoscenza inedita verso gli orizzonti delle steppe euro-asiatiche, ma offrirà anche spunti per una nuova prospettiva sulla storia dello sviluppo industriale italiano, attraverso una sorta di specchio capovolto», dice Segre.

C’è un grande legame fra i nostri paesi, ci sono l’entusiasmo di allora (che è quello della generazione dei nostri genitori), la bellezza e gli spazi di quei territori, la forza delle popolazioni che decidono di stare a margine e quelle che invece no, vogliono cavalcare l’onda del boom economico, lo sviluppo e cosa esso porti, con i suoi pro e i suoi contro, i sogni dell’umanità. Ci sono gli spazi sterminati, i colori che avvolgono ogni pensiero, le nuvole, il vento, le attese di 30 ore fermi su una nave nel salato Mar Caspio (l’antico mare Ircanio di Plinio il Vecchio), quelle attese cui nessuno è più abituato, cui nessuno sa più resistere, l’indifferenza verso un isterismo collettivo che non sa tollerare cinque minuti di ritardo di un treno, di un taxi o di un bus.

La steppa è così immensa che se ci entri dentro può diventare piccola, entrare nell’animo, insegnare agli occhi che non è sempre necessario volere qualcosa...

L’intento di Segre è quello di narrare storie di vita, di ricordarci la similitudine fra il Kazakhstan di oggi e l’Italia del “miracolo” degli anni ’60, il boom economico, l’entusiasmo, la voglia di emergere, di fare e di costruire, di crescere, le speranze della giovinezza. L’Italia dei suoi genitori, veneti, quella dei nostri. Si tratta di un viaggio attraverso il senso della vita, cercando di capire come stanno i nostri avi oggi, quello di “interviste impossibili” a persone immerse nel progresso, come mi dice Andrea incontrato alla romana Casa del Cinema: “è come se intervistassi oggi i figli del sogno italiano di allora, quasi chiedessi loro e se non funzionasse? cosa succederebbe se quello sviluppo si interrompesse? Come se li interrogassi su cosa sono disposti a perdere per un futuro migliore e come il futuro possa davvero essere migliore, quasi instillassi loro un dubbio su quell’entusiasmo che, nella fretta della crescita, rischia di far perdere quello che del passato mantiene valore e andrebbe invece preservato”.

Le strade servono anche a questo...

Partito da Baku, in Azerbaijan, il regista affronta un viaggio fra Aktau e Astana che si trasforma in un’esplorazione intima delle proprie radici, che sono quelle di molti di noi, creando un ponte sentimentale che collega le sponde del Caspio a quelle della laguna veneta, attraverso immagini di archivio, di quelli personali dei filmini in Super8 girati dalla madre del regista e di quelli di Eni.

Così ci si ferma di fronte alle luci scintillanti della moderna neo-capitale, si ascoltano le vite e i sogni di vecchi contadini o pastori oltre che di giovani belle donne le cui esistenze sono rivoluzionate dall’arrivo delle multinazionali petrolifere nel paese. I loro racconti dialogano a distanza (che è solo temporale) con quelli di uomini e donne italiane che oltre 50 anni prima vissero simili emozioni, entusiasmo e speranze. Generazioni cui il petrolio stava regalando il tanto agognato benessere, nello sguardo felice e trasparente dei bimbi di Gela quando venne trovato quell’oro nero. Intimità calorose che si parlano, margini che si indeboliscono, dove è il viaggio a dettare la mèta. Steppe che sono crocevia e luogo di incontri.

Perché il Kazakhstan rappresenta un pezzo di passato ma anche di futuro. E se “non è facile rimanere in un piccolo villaggio mentre tutto fuori diventa nuovo”, c’è chi decide di farlo e lo fa. Chi decide di salvare il cielo. “Globale e locale possono comunque essere i poli di un dialogo e non necessariamente di una fuga”. Chi va e chi resta.

informazioni sull'autore
Simonetta Sandri
Simonetta è nata a Ferrara e dopo gli ultimi anni a Mosca oggi lavora a Roma. In Eni dal 2003 come HSE Manager, ora si occupa di adattamento ai cambiamenti climatici e temi ambientali emergenti. Da sempre appassionata di scrittura, ha pubblicato su riviste italiane e straniere ed è autrice del romanzo “Il Francobollo dell’Avenida Flores”. Coltiva la passione per la fotografia. Da Algeria, Mali, Libia e Russia, dove ha vissuto lavorando per Eni, ha tratto ispirazione.