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Terzo tempo a L’Aquila

 By Gabriella Galloro

Quando si parla di rugby non si può fare a meno di pensare agli All Blacks e la loro haka (danza tipica dei Maori) prima di ogni loro incontro internazionale. La felce argentata su un’uniforme totalmente nera è il simbolo della squadra neozelandese, che incute timore sin dai primi minuti di gioco…

Ma finita la partita, fuori dal campo è tutta un’altra storia. A partire dal terzo tempo quando non si è più rivali, ma si è tutti appartenenti a una grande famiglia. I giocatori, le rispettive famiglie, i tifosi. Tutto rimane sul campo da gioco, e guai a pensarla diversamente, perché i principi sui quali si basa il gioco del rugby sono la lealtà, la disciplina, il gioco di squadra e l’accettazione del diverso. Poi ci sono il sostegno e il superamento dei limiti. Ed è su questi valori che si poggia la storia che vogliamo raccontarvi…
Perché in luoghi che hanno dovuto affrontare momenti difficili anche lo sport gioca un ruolo importante se si vuole tornare alla normalità e ci sono volte in cui si riesce a creare un circolo virtuoso che un’azienda come Eni non può non sostenere.
Ma cominciamo dall’inizio. È il 6 aprile 2009, mancano poco meno di dieci minuti alle 4 del mattino quando, simile a un’esplosione, si abbatte su L’Aquila il terremoto che cambierà il volto a un’intera città. Una notte che rimarrà nella mente di tutti… a cadere non solo le case, ma anche i simboli della comunità come la Basilica di Collemaggio. A cadere è la speranza.
Per questo motivo Eni, insieme all’Amministrazione Comunale, la Soprintendenza ai Beni Culturali dell’Abruzzo e alcune università italiane, ha messo a disposizione il proprio know-how nei progetti complessi e tecnologie più avanzate nella ricostruzione della Basilica, restituita alla città il 20 dicembre 2017.

Nel contempo Eni ha iniziato a sostenere l’Aquila Rugby e quest’anno, in particolar modo, la stagione sportiva de L’Aquila Rugby Club SSD unitamente al Progetto “FormiAmo il Futuro 2.0” e “Rex Lab” promosso da Rugby Experience School ASD. Due iniziative che coinvolgono bambini (a partire dai 4 anni di età), adolescenti e giovani che iniziano ad approcciare il mondo del lavoro. Il tentativo è di unire una crescita sportiva a uno sviluppo didattico e culturale.
Un percorso a 360 gradi perché se da un lato viene individuato nel rugby uno strumento che contribuisce a sviluppare uno stile di vita positivo, una mentalità aperta al sociale e il senso di responsabilità del singolo all’interno della squadra, dall’altro torna a essere centrale il ruolo della famiglia, responsabile dello sviluppo psico-attitudinale dei ragazzi, senza dimenticare lo sviluppo didattico e culturale attraverso tirocini formativi e avviamento al lavoro dei giovani che terminano il percorso di studi.
Tra le attività del Rex Lab anche doposcuola e assistenza didattica finalizzata allo svolgimento dei compiti assegnati per casa o all’approfondimento di temi e materie e attività di tutor a supporto per lezioni di recupero e la preparazione alle verifiche scritte e orali.
Ancora una volta il valore di un giocatore di rugby non si misurano solo in campo… ma nel famoso terzo tempo, che a L’Aquila significa ricostruire il futuro partendo dai valori sani dello sport.

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informazioni sull'autore
Gabriella Galloro
Vivo in un mondo di colore, tra fantasy e fantascienza, con un occhio alla realtà. E lavoro nella Media Production Eni.