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Mamma, vado a lavorare nell’Oil&Gas

 By Anna Pegolo

Il settore energetico rivela un fascino inatteso capace di attrarre a sé l’interesse di molti. Poter lavorare su una piattaforma petrolifera, gestire le attività in un campo onshore sono esperienze sfidanti che non possono non stimolare le giovani menti fresche di Università…

Ma come ci si avvicina al settore oil and gas? I percorsi sono vari come varie sono le professioni. Quella intrapresa da Giulia e Alessandro non è che una delle strade percorribili, ma è anche quella che permette di entrare davvero nel vivo del mestiere. Ci siamo fatti raccontare le loro storie, anche per capire che cosa muova la passione per un settore a volte così complesso….

Alessandro, laurea in Ingegneria Meccanica, ci consegna una foto. Dietro il vetro dell’elicottero il mare appannato si confonde con il cielo. La piattaforma Eni di Sabratha, al largo delle coste libiche, se ne sta lì sola e ferma ad attendere i suoi ospiti. Poco dopo lo scatto di quella foto Alessandro sarebbe stato uno di loro: per la prima volta a bordo di una piattaforma.

La piattaforma Eni di Sabratha, al largo delle coste libiche

Difficile dimenticare le sensazioni provate, soprattutto quando le scelte degli ultimi anni, in un certo senso, erano tese proprio a vivere quell’esperienza: salire su una piattaforma, testare come è la vita là sopra, avere la possibilità di toccare con mano una realtà così “ingegneristicamente complessa”.

Scegliere di continuare gli studi dopo la specialistica, iscrivendosi al Master in “Petroleum Engineering and Operations”, promosso in collaborazione con il Politecnico di Torino, considerata da Ceoworld Magazine tra le migliori università per quanto riguarda la formazione nel settore oil&gas, è dipeso anche da questo: “Il Master”, racconta Alessandro “mi offriva un’opportunità concreta per cominciare a conoscere ed entrare in un mondo (O&G) così particolare. Seguendo il sito di Eni ero a conoscenza di questa opportunità e una volta laureato la domanda mi è sorta spontanea: ho ancora voglia di un altro anno di Università? Rinuncio all’opportunità di entrare fin da subito nel mondo del lavoro? Per fortuna – continua Alessandro – la voglia di accettare questa nuova sfida ha prevalso”.
Così, una volta finito il Master, entrato in Eni pochi mesi dopo, è potuto partire (beh certo non subito) per la sua prima missione in Libia come Ingegnere di manutenzione: otto giorni in piattaforma a diretto contatto con i colleghi libici per finalizzare un’attività sul sistema di gestione di manutenzione.

A quella di Sabratha, sono seguite altre missioni: i 10 giorni presso la sede di Eni Congo, a Pointe Noire, per definire con i colleghi della consociata diverse attività di ingegneria di manutenzione e poi in Egitto, nella capitale per una settimana, per dare supporto nella definizione dei requisiti necessari per un nuovo progetto.
Il suo è uno di quei lavori che ti permettono di viaggiare per il mondo. E anche se per ora la maggior parte del tempo la passa negli uffici di San Donato, nulla toglie che un giorno, come è sua aspirazione, possa ricevere la proposta per un contratto all’estero “così da avere a che fare ancora di più con la realtà operativa in un ambiente internazionale”.
Così come è stato per Giulia, sua collega.
Ingegnere civile per “propensione per le materie scientifiche e consiglio dei genitori”, Giulia oggi lavora per Eni in Iraq.
La proposta di partire per il Medio Oriente l’ha ricevuta qualche mese dopo aver iniziato a lavorare in azienda (dove era stata assunta appena qualche mese dopo la fine del Master in “Petroleum Engineering and Operations”).
Era nel suo ufficio, quando sul suo computer spunta fuori un messaggio: “ma tu, in contratto in Iraq ci andresti?”. “Lì per lì”, racconta Giulia, “non l’ho presa molto sul serio, ma ho sorriso e sentito subito che era un’esperienza che volevo fare. Ho risposto solo sì”. E così, dopo essersi confrontata con capi e colleghi, a luglio 2015 si è ritrovata in Iraq, nel ruolo di Ingegnere del Petrolio, a gestire, come ci scrive, con gli altri 7 colleghi del team di Geosciences, tutte le operazioni che servono per produrre 450,000 bodp (barili di olio equivalente): fissare le operazioni per i nuovi pozzi da perforare, definire le attività adeguate per i pozzi che non perforano come dovrebbero, valutare il potenziale di produzione, fare budget e forecast di produzione…

Qui Giulia, impegnata nell’“odorare” un pezzo di reservoir (carota) che stava a 3,200 m sotto terra

Un insieme di attività gestionali complesse che sta permettendo a Giulia di crescere sia professionalmente che personalmente: “È stata una grande esperienza sotto tutti i punti di vista. Mi ha fatto crescere molto, viaggiare molto, acquisire sicurezza e operatività. Viviamo e lavoriamo in dei container, abituarmi non è stato facile ma ora sono in un ambiente familiare, mi piacciono quasi. Le persone con cui si condivide quest’esperienza sono una ricchezza incredibile. Interagiamo tutti i giorni con moltissimi professionisti: dall’operatore degli impianti al general manager. A volte pesa la distanza da casa, ma le esperienze che si fanno non sono paragonabili a quelle di nessun altro lavoro”.

Nell’ufficio di Giulia, durante il monitoraggio di una stimolazione di un pozzo

L’ambiente difficile non ha fermato la passione di Giulia per il settore, quella stessa passione che l’aveva spinta a frequentare il Master: “Lavoravo già nel campo per una prestigiosa multinazionale norvegese, ma ho deciso di voler passare dalla parte del “cliente” ovvero dalla parte delle Oil Company. Non solo, volevo entrare nel vero core business: l’area giacimenti, principale sbocco professionale del Master in “Petroleum Engineering and Operations”.
Certo, non è stato facile tornare alla vita da studentessa, “di nuovo dietro ai banchi a sostenere esami”. Ma frequentare il Master è anche stata occasione per costruire una visione più completa sul tipo di attività richieste dal settore: “Confrontarsi con le varie storie arricchisce anche da un punto di vista professionale”, scrive Giulia. Il rapporto con i compagni è il rapporto tra futuri colleghi, colleghi che andranno a ricoprire ruoli diversi, in ambienti diversi, in Paesi diversi. Conoscerli e conoscere le loro attività aiuta a definire le proprie in modo più completo e integrato, aiuta a essere davvero sinergici. E crescere.

E ora?
Entrambi vedono il loro percorso professionale all’interno del settore. Per Giulia il periodo in Iraq durerà fino luglio 2018, dopodiché, scrive, “mi piacerebbe essere messa alla prova tanto come in questi anni”, continuare a muoversi, perché per quanto tosto possa essere è anche più bello di quanto uno si immagini. Perché in fondo, come dice Alessandro, che in questo momento continua le attività all’interno dell’unità di ingegneria di manutenzione operativa, “una volta che si entra in questo mondo è lecito aspettarsi di viaggiare”.

La piazzetta di Giulia e dei colleghi nel campo in Iraq

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informazioni sull'autore
Anna Pegolo
Una laurea in filosofia, il teatro, l'editoria e poi la grande azienda. Nel Social Media team di Eni tra copy, hashtag e piani di comunicazione.