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I minatori di Dio

 By Nicholas Newman

Il “partito” del carbone e la Chiesa cattolica sono due tra le istituzioni più potenti in Polonia. Per decenni hanno marciato unite ma adesso il messaggio “verde” di Papa Francesco rischia di metterle in contrasto, imbarazzando non poco i cattolicissimi lavoratori polacchi. Nella sua enciclica sul cambiamento climatico Bergoglio sostiene infatti che il carbone “dev’essere progressivamente sostituito senza indugi”. Nicholas Newman racconta cosa sta succedendo in Polonia e l’impatto che una scelta del genere avrebbe in un paese, per molte ragioni, ancora dipendente dalle miniere e dai suoi minatori…

A metà dello scorso giugno il Papa sembra aver dato il colpo di grazia all’industria di carbone polacca già in difficoltà. Nella sua enciclica sul cambiamento climatico ha infatti sostenuto che il carbone “deve essere progressivamente sostituito senza indugi”. Come questo messaggio verrà accolto in un paese a grande maggioranza cattolico, economicamente dipendente dal carbone, ancora non si sa. Secondo Wojciech Kość, caporedattore di Cleantech (Polonia), i governanti polacchi, i minatori e la stessa chiesa polacca “potrebbero non essere d’accordo. Di certo, lui (Papa Francesco), viene considerato distante dalle politiche energetiche della Polonia”.

La dimostrazione la si è avuta in estate quando il governo ha dovuto far fronte alle proteste dei minatori per salvare le miniere di carbone in perdita, con la Chiesa in posizione di (apparente) neutralità. Kość, da tempo paladino delle energie pulite, dice che “il problema è che in Polonia non c’è una vera intesa tra popolazione, governanti e potere religioso rispetto alla necessità di prendere efficaci misure di contrasto ai cambiamenti climatici”. C’è un’evidente simpatia nei confronti dell’industria estrattiva e dei suoi lavoratori da parte del clero, in particolare in Silesia, la principale regione estrattiva del paese.

Il quotidiano conservatore Rzeczpospolita non a caso ha accolto freddamente il messaggio del Papa, presentandolo come un invito ostile al popolo polacco. Altri, come l’imprenditore di Cracovia Miroslaw Nowak, si sono smarcati da questa posizione affermando che “il messaggio del Papa, basato sull’insegnamento di San Francesco, è in realtà molto favorevole al popolo polacco e appropriato per i lavoratori e le loro perduranti sofferenze, costretti a vivere e lavorare in alcune delle città più inquinate d’Europa”.

La Chiesa

Circa 35 milioni di persone su un totale approssimativo di 38,4 sono membri della chiesa cattolica polacca, che ha sostenuto i minatori e gli sforzi di Solidarity per liberare la nazione dal giogo russo. Sempre secondo Kość i preti cattolici “mostrano molta comprensione per i minatori, per tradizione profondamente credenti. Anche se il problema è che loro, come la maggior parte della società polacca, non hanno capito fino in fondo l’importanza della questione climatica”.

In particolare le gerarchie più alte della Chiesa enfatizzano la questione umanità/natura; per esempio l’ambasciatore del Vaticano in Polonia, Celestino Migliore, parlando ad una conferenza stampa a Varsavia il 18 giugno, tre giorni dopo l’enciclica papale, ha detto che Francesco “mi ricorda le figure dei precedenti Papi, come Giovanni Paolo II, poiché tutti hanno trattato la questione ambientale in un contesto più ampio”.

Non solo. Il portavoce ufficiale della Chiesa polacca,  Marcin Przeiswewski, con riferimento all’enciclica ha osservato che “nella Chiesa c’era già stato ampio dibattito durante la preparazione di questo coraggioso e prezioso documento, dedicato sia all’umanità che alla natura”.

Per motivi economici e sociali, è improbabile che nel prossimo futuro il governo polacco chiuda la propria industria del carbone già in forte declino. La politica non ha intenzione di lasciare a casa migliaia di lavoratori. Ci vuole del tempo per riciclarsi eliminando i carboni fossili

Punti di vista comuni

Oggi molti polacchi hanno sentimenti contrastanti sulla questione dei minatori. Joanna Kurek, insegnante in pensione, è convinta che i minatori ai tempi del comunismo “fossero trattati come aristocratici, avendo accesso a vacanze all’estero e beni d’importazione che acquistavano in negozi speciali dove noi non potevamo entrare”. Forse per questo molti polacchi oggi hanno poca simpatia per i minatori. “Sono finiti i tempi in cui si aveva un solo datore di lavoro per tutta la vita. Oggi lavorare significa cambiare diversi posti di lavoro e persino spostarsi all’estero, in Inghilterra o in Germania”, continua l’imprenditore Nowak.

Ambientalismo

In Polonia, specialmente nelle regioni della Silesia e di Cracovia, fortemente industrializzate e inquinate, l’ambiente ha subito danni enormi a causa di un’economia fortemente centralizzata come quella comunista, dove inquinamento e degrado erano la norma. “A causa di ciò, gli ambientalisti fanno molta fatica a far crescere la consapevolezza ambientale tra la gente e i politici”, spiega Kość. Più positiva Katarzyna Guzek, rappresentante di Greenpeace in Polonia. Secondo un’indagine della sua organizzazione “più dei due terzi del popolo polacco (70%) vuole politiche capaci di sostenere lo sviluppo di energie rinnovabili; solo il 18% resta a favore del carbone e il 16% del nucleare”.

Ragioni per una politica pro-carbone

Per motivi economici e sociali, è improbabile che nel prossimo futuro il governo polacco chiuda la propria industria del carbone già in forte declino. “In parte è una posizione di tenuta sociale: il governo non ha intenzione di lasciare a casa migliaia di lavoratori. Ci vuole del tempo per riciclarsi eliminando i carboni fossili, e persino la super verde Germania costruisce ancora centrali a carbone!”, ragiona Kość.

Un altro fattore che pesa molto in questa scelta è la questione della sicurezza energetica: i politici sono cauti nel fare qualunque cosa possa aumentare la dipendenza del paese dall’importazione di gas dalla Russia. La Polonia brucia più di 50 milioni di tonnellate di carbone l’anno che aiuta a produrre circa il 90% della capacità installata (nel 2012 pari a 378GW). In sostanza Varsavia brucia più carbone di qualunque altra nazione in Europa eccetto la Germania, ma allo stesso tempo ha la più bassa dipendenza dal gas naturale tra le 10 maggiori economie dell’Unione europea (fonte: International Energy Agency).

Non a caso l’ex primo ministro polacco, e attuale Presidente del Consiglio d’Europa, Donald Tusk, sostiene che l’Europa non dovrebbe tanto abbandonare il carbone piuttosto “riabilitarne” l’immagine sporca, usandolo per spezzare la morsa russa sulle forniture di energia. “Anche se in realtà la Ue consentirà investimenti solo per la chiusura delle miniere di carbone e non per l’apertura di nuove”, osserva Tobiasz Adamczewski.

Il problema è che il carbone polacco è molto più caro del carbone importato dall’estero in una congiuntura in cui i prezzi a livello mondiale sono scesi sotto i 50$ per tonnellata (un anno fa era 75$). Insomma “non è un business investire nel carbone in Polonia, sarebbe meglio allontanarsene!”, incalza Adamczewski.

I politici

Mentre alcuni politici polacchi si stanno chiedendo come possano ascoltare il messaggio ambientale del Papa ed essere comunque rieletti, molti altri rimangono legati al carbone per ragioni di sicurezza nazionale e per le conseguenze sociali ed economiche che avrebbe la chiusura delle miniere. “Ecco perché il governo polacco non ha fretta di applicare le norme europee in termini di clima ed energia”, osserva ancora Joanna Kurek. Che poi aggiunge: “E’ molto improbabile che l’estrazione del carbone finisca domani. Se prendessero questa decisione, molti politici perderebbero il loro seggio”.

Una minoranza di politici ha invece fatto campagna contro la lobby del carbone, lo si è visto nell’ultima sessione parlamentare dove il supporto pro o contro alle miniere è davvero trasversale. “C’è sicuramente un piccolo numero di membri del parlamento che sostengono le energie rinnovabili e/o il nucleare”, continua Adamczewski. Anche se il parlamento polacco – come quello inglese –  oggi ha un solo parlamentare del partito dei Verdi (Partia Zieloni), Anna Grodzka.

Uno scenario che fa da sfondo alla recente decisione del governo di approvare un progetto multimiliardario europeo di stimolo alla principale regione di estrazione del carbone (economicamente depressa), ossia la Silesia intorno alla città di Katowice, dove la disoccupazione arriva al 20%. Il governo sta prendendo misure urgenti per fornire aiuti economici  e permettere alle miniere di carbone statali di continuare ad operare, salvando così i posti di lavoro.

Di più. “Per competere con il governo in carica, anche il principale partito di opposizione “Legge e giustizia” ha giocato la carta populista a favore del carbone; molti suoi esponenti hanno tenuto discorsi pubblici sulla necessità che il carbone diventi la principale fonte di energia, mentre le energie rinnovabili non dovrebbero ottenere aiuti.

Le cose non cambieranno in fretta

La Polonia di oggi dipende dal carbone per circa l’88% della sua energia, e solo il 7 % dalle fonti rinnovabili con l’obiettivo di raggiungere il 15% entro il 2020. Non ci saranno prematuri blocchi dell’estrazione di carbone e lignite. Kość ha visto “previsioni di governo dove la Polonia dipenderà dal carbone ancora per il 50% del suo fabbisogno energetico nel 2050, con il restante 50% proveniente da rinnovabili e forse dal nucleare”.

E poi uscire progressivamente dall’industria carbonifera richiederebbe che il governo cedesse i propri asset economici considerato che 4 industrie attive su 5 sono in parte o completamente di proprietà dello stato. I consigli di amministrazione delle compagnie di proprietà dello stato sono pieni di ex funzionari e di ministri in pensione. “In un certo senso questi consigli di amministrazione sono le case di riposo dei politici, che generalmente non hanno alcuna esperienza su come gestire un’azienda e che non hanno interesse nel cambiare le cose”, nota malizioso l’imprenditore Nowak. Lubelski Węgiel Bogdanka S.A è l’unica miniera che genera profitto ma è privata.

Riassumendo

Forse il grande carisma di Papa Francesco eserciterà tutta la sua autorevolezza sul devoto e numeroso popolo polacco, ma una svolta “green” della politica energetica di Varsavia procurerebbe molti problemi in alcune aree del paese e tra le classi che per molti anni hanno avuto il carbone quale elemento centrale della propria vita economica e sociale. Indubbiamente, ci vorrà del tempo prima che il settore di estrazione del carbone si riduca e le centrali energetiche siano più verdi di quanto lo sono oggi.

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Nicholas Newman