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Il mistero del nono senso

 By Eniday Staff

“Ho il mio sesto senso!”. Quante volte lo diciamo quando intuiamo qualcosa ‘nell’aria’ o presagiamo cambiamenti dai comportamenti di amici, familiari o colleghi. Ovviamente siamo consapevoli che non c’è un sesto senso e naturalmente non c’è nessun organo che lo sottenda…

Più che altro, quella del sesto senso potrebbe essere una qualità relazionale, una particolare capacità di cogliere informazioni (spesso anche non verbali) nelle altre persone. E, dunque, siamo consapevoli che i sensi cinque sono e cinque restano. Li conosciamo tutti, fin dalla scuola materna: la vista, l’udito, l’olfatto, il gusto e il tatto. Ciascuno con il proprio organo: gli occhi, le orecchie, il naso, la bocca e la pelle. A occhio, sembrerebbe tutto evidente. Ma ne siamo così sicuri? Oppure c’è qualche cosa che nella vita quotidiana ci sfugge, un senso in più (o magari molti di più) che non siamo coscienti di avere? Mettiamo che siamo fatti come i piccioni e non lo sappiamo: avremmo così anche un senso dedicato al rilevamento del campo magnetico terrestre?
È proprio questa la conclusione di un gruppo di ricercatori del Caltech, il California Institute of Technology, pubblicata sull’ultimo numero di eNeuro, una delle più autorevoli e diffuse riviste internazionali dedicate alle neuroscienze. Secondo i ricercatori del Caltech, l’organismo umano sarebbe dotato di un sistema di rilevamento della posizione del proprio corpo rispetto alla direzione del campo magnetico terrestre. Questo vuol dire che è come se fossimo dotati di una specie di ago della bussola al nostro interno, capace di registrare in vario modo i flussi di campo che ci avvolgono.

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Le aree sensoriali del nostro cervello (BSIP/UIG, Getty Images)

Cinque sensi… più tre

Prima di entrare nei dettagli e di riferire come gli scienziati californiani sono giunti ad avanzare questa ipotesi, serve una premessa. Perché se la scoperta fosse confermata, non dovremmo affatto parlare di sesto senso, ma probabilmente di nono senso. Per il semplice motivo che i sensi attraverso i quali il cervello delle persone riceve informazioni non sono affatto cinque. E questo potrebbe rendere più plausibile la scoperta pubblicata su eNeuro. Oltre ai cinque notissimi sensi, infatti, ce ne sono altri tre, meno noti e meno evidenti, ma che funzionano benissimo. Si tratta della termocezione, della nocicezione e della propriocezione. Sono tre sistemi neurali che, invece di essere evidentemente localizzati in una parte del nostro corpo, come nel caso dei cinque sensi comunemente considerati, sono diffusi nel nostro organismo. Per la verità, anche uno dei cinque sensi classici, il tatto, presenta questa caratteristica. Senza voler scomodare i tanti filosofi e naturalisti che negli ultimi venticinque secoli se ne sono occupati, possiamo però fare un esempio che tutti almeno una volta nella vita avremo provato. Se tocchiamo un oggetto o qualsiasi altra cosa con un dito o con un altro percepiremo poche differenze, così come se tocchiamo ad occhi chiusi un’arancia con la mano destra o con la sinistra la riconosceremo comunque. Ma se la tocchiamo con un piede o con un gomito, invece, non avremo alcuna idea di che cosa possa essere. E questo perché il tatto è diffuso in maniera molto differenziata: attivissimo sui polpastrelli e quasi assente sulla schiena.
La termocezione utilizza anch’essa la pelle, ma attraverso un sistema completamente diverso di trasmissione: i neuroni che ci avvertono se il sugo scotta non sono gli stessi che ci dicono che quella è un’arancia (e ce lo dicono anche quando deglutiamo). Lo stesso vale per la nocicezione, la sensazione del dolore che dalla periferia viene trasmessa, attraverso specifici sensori e canali, fino al nostro cervello.

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Gli uccelli usano il campo magnetico terrestre per sorvolare il globo. Questo fenomeno è il risultato del movimento di ferro liquido nel nucleo esterno; il quale, muovendosi, produce correnti elettriche che generano a loro volta un campo magnetico

Il nono senso

E per quanto riguarda la magnetocezione? Prima di arrivarci, aiuta ricordare il caso della propriocezione, che consiste nel percepire il nostro corpo nella sua interezza e nei suoi movimenti (tutti sappiamo, da coscienti, che il braccio si sta muovendo e che la testa si è girata). Ma dove abita la propriocezione? Per la verità non se ne sa moltissimo: esistono sensori nelle strutture muscolari e articolari, ma non è ancora del tutto chiaro come dalle informazioni raccolte si giunga a ricostruire una così raffinata mappa del proprio corpo. Lo stesso potrebbe accadere per la magnetocezione. I test condotti per provarne l’esistenza consistono nel collocare le persone all’interno di un cubo di due metri di lato, supini e in assenza di luce. Durante il test (che dura un’ora), la direzione del campo magnetico generato da un sistema di reti conduttive che avvolgono il cubo viene continuamente modificata. I soggetti sottoposti al test indossano un casco elettroencefalografico, grazie al quale è possibile osservare mutamenti dell’attività cerebrale in funzione della direzione assunta dal campo. Alla fine del test, nessuno è in grado di dire se ha percepito dei cambiamenti, ma in più della metà dei casi, si registra comunque un mutamento nelle apparecchiature encefalografiche. A parte queste piccole rilevazioni, nessuno ha ancora idea di come il cervello possa registrare questi cambiamenti. Così come non sappiamo come gli uccelli migratori e i piccioni si orientino in volo. In passato, si pensava che disponessero di terminazioni nervose contenenti ossidi metallici, ma l’ipotesi è stata smentita. E così, almeno per ora, alcuni misteri della natura rimangono tali.

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