Human

Muri parlanti

 By Simonetta Sandri

Chi conosce l’Africa sa che qui i manifesti pubblicitari o educativi non sono quelli tradizionali, in carta stampata, ma spesso sono dipinti sui muri. Colorati disegni (ri)danno vita a pareti dimenticate o abbandonate, facendole uscire da anonimato, polvere, insignificanza e invisibilità. Pubblicità viene da pubblico, da collettivo. Nulla di più naturale, quindi, del fatto che, per far conoscere qualcosa o mandare un messaggio chiaro, immediato e diretto a tutti, il muro sia la vera pelle…

(Cover foto tratta da qz.com)

Preferisco il disegno alle parole. Il disegno è più veloce e lascia meno spazio per le bugie

Le Corbusier

Un viaggio nei disegni. O disegnando s’impara. Basta tornare fra la fine dell‘800 e gli inizi del ‘900, per ritrovare, direttamente sui muri delle città, sulle facciate delle case, nei centri industriali, i “ghost signs”, che oggi ancora campeggiano, scoloriti, sbiaditi, smarriti e un po’ dimenticati, sulle pareti di alcune delle grandi capitali del mondo (vecchie insegne di saponi, limonate, biscotti, dischi, macchine da cucire…). Molti di questi erano realizzati direttamente sui mattoni, nella parte più alta e difficilmente accessibile degli edifici e, per dipingerli, ci si aiutava con delle mascherine per tracciare linee diritte e quasi perfette. Quasi un ricalcare leggero. Se ne ritrovano esempi in Gran Bretagna e Irlanda, ma anche in Messico, in India e in alcune zone dell’Africa, dove la comunicazione pubblicitaria o il messaggio sociale si basano ancora molto sulla pittura murale. L’immagine e i colori restano grandi maestri nell’orientare la memoria e i comportamenti umani. Il metodo di dipingere sui muri era però presto scomparso, perché, dal 1950, l’economia aveva subito un importante mutamento e trasformazione: la produzione si trovava di fronte a una crescita quasi esponenziale, le tipologie e varietà dei prodotti si moltiplicavano e le pubblicità avevano bisogno di rinnovarsi rapidamente e di continuo. Nuove idee, rapidità, agilità, mobilità, versatilità. Queste erano le parole d’ordine, un cambio di paradigma. Di conseguenza, la pittura sul muro diveniva obsoleta e fu sostituita, in breve tempo, dai manifesti pubblicitari di dimensioni variabili e intercambiabili, che assicuravano un potere divulgativo maggiore e la possibilità di modificare continuamente e velocemente l’aspetto estetico del messaggio.

"Ghost signs" a Fort Dodge, Iowa (Bill Whittaker, Wikimedia)

Ecco perché è abbastanza raro trovare disegni dipinti a mano dopo gli anni Cinquanta. Ma se anche in Europa alcuni artisti stanno sperimentando nuovamente questa tecnica (la street art, pur con altre finalità, ne è esempio), in Africa la pubblicità o il messaggio socio-educativo non si trovano fra i programmi televisivi o sulla carta stampata ma hanno occupato e occupano spazi importanti nelle città. Muri, soprattutto. Strutture che restano in piedi, fisse, immobili, stabili, che non cambiano. In questo continente, dove il tempo scorre lento, dove i ritmi sono diversi e il commercio tradizionale sostituisce spesso quello moderno e vorticoso, si trovano ancora disegni di bevande colorate o di oggetti utili, sui muri a volte scalcinati: un tratto che rinnova, che ridà vita e vigore a una vecchia parte dimenticata. La pubblicità non ha bisogno di cambiare spesso, le esigenze sono spesso sempre le stesse. I messaggi sociali, poi, da quelli relativi alla prevenzione sull’Aids o all’importanza dei vaccini fino a quelli sulla necessità di mantenere la città pulita e che sollecitano e stuzzicano l’educazione del cittadino sull’importanza di farlo, sono eterni. Quella che oggi chiameremo “pubblicità progresso” in Africa ha un’altra modalità. Dal Congo al Mozambico, all’Angola fino al Gabon, i muri parlano. Una sola voce, una sola lingua, un solo messaggio.

Negozio di alimentari a Kigali, Ruanda (Antoshananarivo, Wikimedia)

Estesi panorami colorati vengono interrotti da colori altrettanto sgargianti e curiosi. Adulti e bambini si fermano ad ammirarli, quasi rapiti. Nelle scuole questi dipinti, con immenso valore educativo, sono importanti; per le strade pure. È di qualche tempo fa, a Libreville, il mio stupore verso la sfilata di disegni, sui muri del centro cittadino a un incrocio trafficato non lontano dal Ministero dell’ambiente, messi lì, abilmente e quasi sull’attenti, a sensibilizzare alla gestione della spazzatura e all’importanza di una città pulita. Colorati, sfavillanti, sorridenti, ammiccanti e simpatici personaggi invitano a non gettare i rifiuti per strada, a prendersi cura di spazi verdi, fiori, piante e giardini. I bambini (ma non solo) ne restano interessati, affascinati e colpiti. Se li ricordano.

La frase più bella che ricordo nella mia vita l’ha detta un bambino quando parlava di un disegno: “Che cos’è un disegno? È un’idea con intorno una linea”

Bruno Bozzetto

Un modo intelligente di attirare l’attenzione.
Noi siamo più veloci, forse, e spesso disattenti e distratti anche per questo, ma qui bei disegni educativi potrebbero stare davvero molto bene anche in alcune delle nostre strade rumorose, distratte, frettolose e affollate. Anche per riprendersi il tempo.

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informazioni sull'autore
Simonetta Sandri
Simonetta è nata a Ferrara e dopo gli ultimi anni a Mosca oggi lavora a Roma. In Eni dal 2003 come HSE Manager, ora si occupa di adattamento ai cambiamenti climatici e temi ambientali emergenti. Da sempre appassionata di scrittura, ha pubblicato su riviste italiane e straniere ed è autrice del romanzo “Il Francobollo dell’Avenida Flores”. Coltiva la passione per la fotografia. Da Algeria, Mali, Libia e Russia, dove ha vissuto lavorando per Eni, ha tratto ispirazione.