Human

La Grande Mela verde

 By Paola Arpino

Negli anni ’20, il redattore sportivo John J. Fitzgerald, dopo aver sentito chiamare così l’ippodromo di New York da alcuni scommettitori sulle corse dei cavalli, chiamò la sua rubrica “Around the Big Apple”. Siamo agli inizi degli anni ’20: “grande mela” stava a indicare grandi vincite sulle scommesse…

Anni dopo, nel 1971, Charles Gillet, che allora era il Presidente del Turismo di NY, riprese l’appellativo durante una campagna di promozione della città, paragonandola a una grossa, invitante e succosa mela rossa, in grado di soddisfare i “palati” dei visitatori più esigenti, contrastando così l’immagine di una città considerata spesso violenta e pericolosa.
Da allora New York divenne per tutti la Grande Mela e nel 1997 il sindaco Giuliani riconosce ufficialmente la paternità del soprannome a John J. Fitzgerald, battezzando “Big Apple Corner” l’angolo tra la Broadway e la 54th strada, dove viveva il cronista sportivo.

Big Apple Corner (Neo_II, flickr)

La stessa passione che ha animato Fitzgerald allora, raccogliendo migliaia di visitatori ansiosi di “mordere” la grande mela e scoprirne il “salutare” gusto, rivive a distanza di quasi un secolo in De Blasio, sindaco di NY City, che scommette sulla grande metropoli, offrendole il ruolo di “pioniera” nella grande scommessa lanciata dall’Accordo di Parigi al pianeta per preservarne l’esistenza.
Grazie quindi a una precisa manovra del sindaco, New York City sarebbe la prima città a mettere a punto un piano d’azione per il primo accordo globale sul clima al mondo (dal quale il presidente Trump promette di tirare gli US fuori…), conforme agli obiettivi delineati nell’Accordo di Parigi – a 1,5°C, in risposta all’ Ordine Esecutivo 26 (EO26).
Il piano individua strategie specifiche per ridurre le emissioni di gas serra necessarie per limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5 gradi Celsius al di sopra dei livelli preindustriali, come previsto dall’ Accordo di Parigi. Alla guida del processo di decarbonizzazione della città è l’Ufficio per la Sostenibilità del Sindaco (MOS), che sta portando avanti gli sforzi volti ad accelerare
l’attuazione dei progetti esistenti avviati nell’ambito dell’“Iniziativa 80 X 50”, che ha l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra dell’80% entro il 2050.

80 x 50: uno sguardo più approfondito

Con la firma dell’Accordo di Parigi di dicembre 2015, 195 nazioni nell’ ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, hanno convenuto di limitare l’aumento della temperatura globale a non più di due gradi Celsius al di sopra dei livelli preindustriali. Per raggiungere questi obiettivi ambiziosi ma necessari, i paesi industrializzati dovranno ridurre le emissioni di gas a effetto serra (GHG) di almeno l’80% entro il 2050 (80 x 50).
Questa pietra miliare della leadership climatica è un grande affare. È la prova che le città non stanno ponendo obiettivi importanti privi di piani su come raggiungerli, ma anzi, stanno agendo e impostando una serie di processi per realizzarli.
Ma che una città come NYC, con circa 100 agenzie volte tutte al raggiungimento di tali obiettivi è un compito arduo. È necessaria un’enorme quantità di coordinamento e impegno per garantire che tutti gli attori coinvolti siano allineati, responsabili e proattivi – soprattutto cittadini privati e imprese – sulle azioni di sostenibilità prefissate entro il piano 80 x 50 anni. È l’”excution phase” (la “fase di esecuzione”) che è complessa e spesso richiede una particolare assistenza.
Ryan Moya, membro dell’EDF Climate Corps, ha assistito il MOS nel coordinamento con le agenzie per identificare le azioni che la città deve intraprendere entro il 2020 per allineare NYC con l’Accordo di Parigi, prestando una mano a quelle miglia medie. Le azioni prioritarie sono state individuate basandosi su precedenti analisi dell’80 x 50 e valutando quali azioni presentavano il maggiore potenziale di riduzione dei gas serra nel breve e lungo termine.

L’azione più impegnativa che la città deve intraprendere per ridurre le emissioni di gas serra è connessa in gran parte alla definizione dei mandati di rendimento energetico degli edifici. I combustibili fossili utilizzati per il riscaldamento e l’acqua calda negli edifici costituiscono collettivamente il 39% delle emissioni di gas serra, la principale fonte di emissioni della città. Ecco perché all’inizio di questo mese il sindaco de Blasio ha annunciato mandati che richiedono 14.500 edifici per soddisfare gli standard dei combustibili fossili entro il 2030.
Quello di NYC è un progetto pilota, capace di “visualizzare” gli elementi di cui si avvale una città nel fissare e raggiungere “science-based” targets ovvero, quegli obiettivi adottati dalle aziende per ridurre le emissioni di gas serra: sono considerati “scientificamente fondati” se in linea con il livello di decarbonizzazione richiesto per mantenere l’aumento della temperatura globale al di sotto dei 2°C rispetto alle temperature preindustriali, come descritto nel Quinto Rapporto di Valutazione del Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (IPCC).
Il mandato porterà NYC molto vicina al raggiungimento dei suoi obiettivi 80 X 50 riducendo del 7% le emissioni di gas serra in tutta la città entro il 2030 e fornendo aria più pulita e più sicura ai residenti di NYC. Per non parlare della creazione di 17.000 posti di lavoro “verdi” che vanno ad aggiungersi ad una industria già in crescita. In base al mandato, gli edifici meno efficienti dal punto di vista energetico della città dovranno sostituire le apparecchiature a combustibile fossile e installare miglioramenti dell’efficienza per raggiungere gli obiettivi di intensità energetica, pena altrimenti, l’assoggettamento a sanzioni. Lo scopo del mandato non è certo quello di costringere le persone a cambiare gli impianti ma quello di ridurre l’uso dei combustibili fossili. Inoltre, le azioni di attuazione di questi cambiamenti sono alla portata di tutti e comprendono ad esempio, la sostituzione degli impianti di “riscaldamento, ventilazione e condizionamento dell’aria” (HVAC), le caldaie fisse, etc.
Che cosa significa questo su scala più ampia? Il progetto pilota di New York City servirà da esempio. La Grande Mela si sta impegnando a guidare lo sviluppo di un protocollo globale che consenta alle città di raggiungere la neutralità delle emissioni di carbonio entro la metà del secolo e di ottenere un risultato di 1,5 gradi in partnership con C40 e altre città leader. Riflettendo sulle soluzioni tangibili di NYC e incorporando misure uniche e specifiche per ogni singolo caso, le città di tutto il paese potranno prendere in carico e/o proporre azioni a breve termine necessarie per il raggiungimento dei loro obiettivi climatici a lungo termine.

www.theenergycollective.com

LEGGI ANCHE: Che tempo che fa di Marco Alfieri

informazioni sull'autore
Paola Arpino
In viaggio con me stessa, attraverso Roma, Londra e Milano, nasco e mi riciclo accarezzando sempre un sogno…quello di scrivere.