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L’obiettivo n.7 per lo sviluppo sostenibile

 By Andrew Burger

Secondo un rapporto presentato dalla Conferenza della Nazioni Unite per il Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD), le risorse energetiche locali rinnovabili – solare, eolica, biomasse, impianti idroelettrici di piccole dimensioni, geotermica e marina – possono arrestare la crescita delle emissioni di gas serra, il degrado ambientale, l’esaurimento delle risorse naturali e spezzare il ciclo ripetitivo di impoverimento e diseguaglianza nei paesi meno industrializzati…

Entrati in vigore il 1 gennaio 2016, Gli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile (SDG) – noti anche come Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile – rappresentano il disegno strategico per il coordinamento delle politiche e delle attività che la comunità delle nazioni intende adottare. Ci sono 17 SDG di primo livello, dall’eliminazione della povertà (n.1) e all’accesso universale all’acqua potabile e alla sanità (n. 6), allo stimolo del consumo e della produzione responsabili (n. 12) e alla creazione di partnership fra organizzazioni del settore pubblico e di quello privato per conseguire tutti gli obiettivi (n. 17).
Conseguire l’accesso universale a fonti di energia convenienti e pulite (n. 7) costituisce una pietra angolare dell’agenda dell’ONU per lo sviluppo sostenibile, essendo un pilastro e un perno fondamentale per il conseguimento degli altri obiettivi. La sfida di fornire energia conveniente e pulita in tutta una nazione è più complessa nelle nazioni più povere e vulnerabili del mondo, che ottengono risultati fino a sei volte peggiori rispetto ai paesi più industrializzati in termini di accesso alle energie pulite, secondo un rapporto delle Nazioni Unite diffuso il 22 novembre nel corso della conferenza annuale sui cambiamenti climatici.

Registrare i progressi verso l’obiettivo di un accesso universale all’energia pulita

Secondo quanto riportato nel rapporto UNCTAD “Transformational Energy Access”, solo 4 dei 47 paesi meno sviluppati stanno rispettando la tabella di marcia stabilita per conseguire gli obiettivi per il 2030 di accesso universale all’energia stabiliti nello schema di base degli SDG. Questo non significa che non sia stato conseguito alcun progresso. In linea generale, i 47 paesi meno sviluppati hanno fatto importanti passi in avanti nella realizzazione del SDG 7, secondo quanto dichiarato da UNCTAD, ma c’è ancora molta strada da percorrere ed è necessario accelerare in maniera sostanziale il ritmo delle iniziative.
Secondo UNCTAD, i tassi annuali di elettrificazione nei 47 paesi meno sviluppati devono crescere del 350 percento se si vuole conseguire l’accesso universale all’energia pulita entro il 2030. Mukhisa Kituyi, Segretario Generale dell’Agenzia dell’ONU ha sottolineato l’importanza di raggiungere tale risultato.
“Conseguire l’Obiettivo per lo Sviluppo Sostenibile n. 7 non riguarda solo il soddisfacimento delle necessità energetiche di base delle famiglie. Già questo avrebbe importanti implicazioni sul livello di benessere, ma dobbiamo andare oltre […] Per fare sì che l’elettrificazione trasformi le economie dei paesi meno sviluppati, la diffusione di energia moderna deve promuovere aumenti della produttività e consentire la produzione di più beni e servizi ” ha dichiarato Kituyi a Ginevra in attesa della pubblicazione del rapporto.

La rapida crescita della popolazione di famiglie e piccole imprese che utilizzano l’energia solare in Africa

Ci sono molte prove che supportano la visione di UNCTAD. Convenienti e facilmente reperibili praticamente in tutto il mondo, l’energia fotovoltaica (PV) con contatori intelligenti e i sistemi di accumulazione a batteria sono in via di installazione presso le abitazioni e le piccole imprese delle aree rurali e isolate delle nazioni meno sviluppate. Questo vale anche per un numero crescente di strutture commerciali e industriali in aree remote, come ad esempio torri per telecomunicazioni cellulari, miniere, fabbriche e centri di distribuzione.
Come avevamo già sottolineato, la crescita dei cosiddetti sistemi energetici domestici solari mobili “pay-go” e di prodotti e servizi domestici ad alta efficienza energetica è una realtà nell’Africa Sub-Sahariana, in Bangladesh e in India, e in altri paesi in via di sviluppo e meno sviluppati. I primi fornitori di energia solare mobile pay-go stanno raccogliendo milioni di dollari di capitale presso le principali multinazionali mondiali, società di venture capital e investitori di private equity.
Il gruppo multinazionale energetico e di servizi pubblici francese Engie, ad esempio, ha di recente acquistato Fenix International, un fornitore di energia solare mobile pay-go operante nell’Africa Sub-Sahariana con una clientela in fortissima crescita.
“Siamo convinti che unire le aree di forza di ENGIE, un attore globale nel settore dell’energia, e di Fenix, una società di successo con un fortissimo orientamento al cliente, prodotti di alta qualità e un personale competente legato al cuore dell’Africa Sub-Sahariana, consentirà una più rapida diffusione della SHS raggiungendo la vasta fetta di popolazione africana che oggi non ha accesso all’elettricità,” ha dichiarato Bruno Bensasson, AD di ENGIE Africa. “Fenix rappresenterà l’agile motore della crescita dell’attività SHS di ENGIE in Africa e ci consentirà di diventare con profitto una delle principali società operanti nel settore dell’energia elettrica senza collegamento alla rete del continente, raggiungendo milioni di clienti entro il 2020”.
“Crediamo che l’accesso universale sia oggi conseguibile in un futuro prevedibile grazie all’ampliamento delle reti elettriche nazionali, alle micro-reti locali e ai sistemi di produzione solare domestici, a seconda delle caratteristiche della domanda locale di energia.”

Sistema mobile pay-go della Fenix International (bigeye.ug)

Mini-reti solari e l’Agenzia per l’Elettrificazione Rurale della Nigeria

Uno studio pubblicato a metà dicembre dall’Agenzia per l’Elettrificazione Rurale della Nigeria, la Banca Mondiale e il Rocky Mountain Institute ha evidenziato l’esistenza in Nigeria di un potenziale mercato commercialmente interessante, del valore di 9,2 miliardi di dollari per l’installazione di mini-reti alimentate da fonti rinnovabili o ibride rinnovabili-fossili.
Rappresentanti di oltre 600 organizzazioni provenienti da oltre 50 paesi si sono riuniti ad Abuja, in Nigeria, per un summit di cinque giorni durante il quale hanno discusso su come facilitare gli investimenti nel settore delle mini-reti alimentate ad energia solare e su come accelerarne l’installazione.
I partecipanti al summit hanno visitato la mini-rete ad alimentazione solari da 37,8 kW di Bisanti nella Provincia di Katcha, nello Stato nigeriano del Niger. GVE Projects Limited, in collaborazione con la Bank of Industry (BOI), Il Programma per lo Sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP) e l’Institute of Electrical Electronics Engineers (IEEE) ha costruito la mini-rete ad alimentazione solare.
“La nostra felicità è immensa perché la mini-rete ad energia solare aiuterà i nostri bambini a leggere di notte, illuminare i nostri villaggi e alimentare i nostri frigoriferi, le televisioni e molte altre cose”, ha dichiarato Said Alhaji Usman Abdulsalam, Sarkin Masaran Nupe, capo della comunità Bisanti nello Stato del Niger.
“Il summit di questa settimana sulle mini-reti in Nigeria ha sottolineato che questa nazione è all’avanguardia nel mondo in termini di elettrificazione staccata dalle reti principali”, ha dichiarato Stephen Doig, amministratore delegato del Programma per lo Sviluppo Sostenibile del Rocky Mountain Institute.
“La presenza contemporanea di grandi opportunità di fatturato, del supporto del governo e di un ambiente imprenditoriale dinamico fanno sì che la Nigeria rappresenti il luogo ideale per la diffusione su ampia scala di queste tecnologie, confermi l’esistenza di modelli di business validi, soddisfi le necessità di milioni di persone, e tutto ciò riducendo al tempo stesso le emissioni di gas serra”.

Micro-rete solare

Una banca per il trasferimento delle tecnologie per i Paesi Meno Sviluppati

Per quanto tutto ciò sia importante e significativo, il rapporto dell’agenzia dell’ONU sottolinea come l’energia rinnovabile non di fonte idroelettrica nei 47 paesi meno sviluppati coperti dal rapporto UNCTAD “non riesca a soddisfare il fondamentale accesso all’energia necessario per trasformare le loro economie”…
“Tecnologie rinnovabili di livello industriale capaciti di alimentare le reti e le mini-reti necessarie per alimentare non solo le abitazioni, ma anche per far crescere aziende e industrie, devono essere messe in campo rapidamente. Ma per conseguire questo risultato i paesi meno sviluppati devono superare importanti ostacoli di carattere tecnologico, economico e istituzionale. Ciò richiederà sia le giuste politiche nazionali sia un più forte supporto internazionale”, secondo l’UNCTAD.
“Dato che le tecnologie energetiche, e in particolare le tecnologie rinnovabili, sono in costante evoluzione, è fondamentale che i paesi meno sviluppati possano accedere a tecnologie adatte alle loro particolari condizioni e situazioni, e che questi paesi rafforzino la capacità dei propri settori energetici di assorbire tali tecnologie”, sottolinea l’UNCTAD. Recentemente l’ONU ha creato la Banca della tecnologia per i paesi meno sviluppati con l’obiettivo di rispondere a questa necessità. Le nazioni sviluppate, ha tuttavia dichiarato l’UNCTAD, possono fornire un aiuto ancora maggiore rispettando i propri impegni di trasferimento delle tecnologie che hanno accettato nell’ambito della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) e del Protocollo di Kyoto.

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