Human Economia circolare

La melodia del riciclo

 By Davide Perillo
Economia circolare

Le note sono quelle, inconfondibili: Bach, Suite numero 1 in Sol maggiore. E la tecnica è più che buona, se si pensa che il musicista, Juan Manuel, ha solo 19 anni. Ma a lasciare senza fiato è lo strumento, il violoncello. La cassa è una grande latta da olio per friggere. Il manico, un’asse sottile di legno recuperata chissà dove. Stessi materiali dei violini di Daniel, Celeste, Amara…

I fiati sono più complessi, perché sui tubi che fanno da anima a sax e clarinetto si innestano a regola d’arte bottoni, tappi di bottiglia, frammenti di posate. Anche il tamburo è di latta, ma al posto della pelle come timpano c’è una vecchia lastra da radiografie. Mentre il gong è più semplice: una paellera in disuso, riciclata senza troppi aggiustamenti. Fa impressione vedere ragazzi come Juan usarli per suonare Mozart e Beethoven. Ma anche i Beatles, Sinatra, qualche tango… E tanto altro, perché il repertorio di questa strana orchestra, in dodici anni di vita, ha aggiunto molte note e quasi altrettante storie.
Siamo a Cateura, nella fetta più povera di Asunción, Paraguay. È in mezzo al Bañado Sur, nel barrio dove il fiume, in tempo di pioggia, sfonda gli argini per allagare tutto: baracche, strade, fognature a cielo aperto. Fino a qualche anno fa, era famosa per una sola cosa: l’immondizia. È la discarica più grande del Paese: una tonnellata e mezzo di rifiuti scaricata ogni giorno, su una montagna attorno alla quale vivono 25mila famiglie.

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Cateura, fino a qualche anno fa, era famosa per una sola cosa: l’immondizia (The Landfill Harmonic)

E che dà da vivere a tante di loro, letteralmente: ogni mattina, a scalare quel monte di spazzatura ci sono almeno 500 gancheros, come li chiamano qui. Sono riciclatori “fai da te”: passano la giornata tra i mucchi di scarti, per trovare qualcosa da usare di nuovo. Separano plastica e alluminio, recuperano il metallo, vendono tutto quello che può trovare una seconda vita, inattesa. Da queste parti dicono che Cateura è l’unica piantagione che dà frutti sempre, ogni giorno dell’anno. Ma da qualche tempo, a questi frutti se ne sono aggiunti due, imprevedibili: la musica e l’Orquesta de Reciclados.
Una quarantina di elementi, dai 15 ai 25 anni. E altri che vanno e vengono, perché il serbatoio è una scuola di musica che ospita circa duecento ragazzi provenienti tutti da questa comunità poverissima, ma in grado di mostrare a tutto il mondo che peso possono avere nella vita degli uomini parole come “riciclo”, “riuso” e persino “economia circolare”, con quegli strumenti che alla bellezza dei suoni aggiungono quella di forme e colori insoliti. E di una storia che loro riassumono così: «Il mondo ci manda spazzatura, noi gli ridiamo musica».

Le origini

È nato tutto nel 2006, quando a Cateura arriva Favio Chávez. All’epoca ha 31 anni, è un maestro di musica ma si trasferisce in zona per occuparsi proprio di riciclo, ultima tappa di un percorso anomalo. Figlio di negozianti, appassionato di chitarra da quando era bambino, a 15 anni dirigeva il coro della Cattedrale della sua città, Carapeguá. È stato in seminario per un po’, ha studiato Teologia, Filosofia e poi Ingegneria, prima di specializzarsi in Ecologia umana. Ma la musica non l’ha mai mollata, anzi. «Mi ha dato la possibilità di sentirmi me stesso, di essere utile», racconta nelle interviste: «E di mettermi in rapporto con gli altri, di scoprire una dimensione emotiva e di riflessione più profonda».

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Chávez, direttore dell'Orchestra degli Strumenti Riciclati di Cateura, conduce gli studenti durante una prova a Cateura (Reuters)

È per questo che quando sbarca nel Bañado Sur, per seguire un progetto di educazione ambientale (Procicla), accanto agli incontri sul riciclo comincia a insegnare musica ai ragazzi, cominciando dai figli dei gancheros. «Facevamo lezione nello stesso posto dove lavoravamo, nell’impianto di trattamento dei rifiuti».
Il primo simulacro di violino lo mette insieme lui stesso, assemblando un colino di acciaio e una canna: serve a dare un’idea, ma ovviamente non suona. Chávez rimedia qualche strumento dagli amici, ma quando la voce si sparge, e i ragazzi aumentano, il problema diventa serio. «Qui un violino vero costa più di una casa», racconta. Impensabile chiedere di comprarli, impossibile dare strumenti a tutti. L’unica strada è trovare un’altra strada, adattare il metodo alle circostanze. L’ispirazione arriva da Les Luthiers, un ensemble argentino che usa solo strumenti fabbricati dagli stessi musicisti. Chávez, però, va oltre. E decide di sfruttare la vera ricchezza che ha intorno. I rifiuti, certo. Ma soprattutto, la creatività delle persone.
È qui che entra in scena il secondo personaggio-chiave: si chiama Nicolás Gómez, in arte “El Cola”, soprannome che arriva dalle lattine. Ha 48 anni. Ganchero da una vita, passa tre giorni a settimana in discarica, a scegliere i rifiuti giusti, e il resto nel suo laboratorio, a tirarne fuori cose utili. Non aveva mai visto un violino, prima che Chávez gli chiedesse di aiutarlo. «Ho solo la quinta elementare, da bambino ho smesso di studiare per andare a spaccare pietre nelle cave», dice ai giornali: «Ma se mi date un po’ di tempo e istruzioni precise, vi costruisco pure un elicottero».
Sugli strumenti a corda, lavora lui: poi, quando la struttura è pronta, è Chávez che aiuta a fissare l’accordatura e regolare i suoni. Per quelli a fiato, invece, si è aggiunto un altro artigiano: don Tito Romero, che gli strumenti li fabbrica per lavoro, ma quando ha saputo quello che stava succedendo a Cateura, si è offerto di dare una mano. «A questi ragazzi Favio sta regalando stima in sé stessi e uno scudo contro il male».
Vero. Basta guardare Tobias al sax, Renato con il suo contrabbasso, o Thomas mentre suona il suo flauto, per capire che «gli strumenti riciclati fanno parte del processo, ma non sono l’ultima tappa». E che in tutto questo c’è «qualcosa di simbolico», come ha detto Chávez a un incontro recente: «La spazzatura è quello che la società ha scartato, convinta che non serva più. A noi, invece, questi scarti servono per educare».

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Strumenti musicali realizzati con oggetti di recupero il laboratorio dell'Orchestra degli Strumenti Riciclati di Cateura (Reuters)

L’Orquesta

Obiettivo grande, che va oltre la musica. «L’Orchestra ha generato un cambiamento enorme nella loro vita, qualcosa che si riflette nel modo di pensare, di lottare, di guardare a sé stessi e al loro valore». Hanno capito che studiare serve. «I poveri hanno bisogno di mangiare oggi», osserva il Maestro: «Non pensano al domani. Ma per studiare musica devi farlo, devi imparare a guardare avanti. È una sfida convincere un ragazzo di qui che se vuole suonare il piano deve stare seduto su una sedia tre ore al giorno, e provare». Ma succede. E quando la accettano, «smettono di vivere in uno stato di disperazione, fatto di un domani incerto e senza possibilità. Possono pensare al futuro come a un progetto di vita».
Così, per esempio, Andres, sassofonista, può dire che «l’orchestra mi ha messo su una strada diversa, ed è stato un bene, perché molti miei amici ora sono drogati o in galera». O Maria, che si è ritrovata iscritta alla scuola da sua madre e all’inizio non ne voleva sapere, ammette che «ora le sono grata». È l’ultima di quattordici fratelli, nata quando la mamma aveva già 45 anni: «Dicevano tutti che avrei avuto problemi mentali, invece è venuta fuori un’artista». Mentre Tania, 15 anni, violinista, che vive in una baracca senza padre (se n’è andato anni fa), con la madre malata e la sorella che ha dovuto abbandonare l’orchestra perché era incinta, racconta: «Ho potuto andare a Rio, fare il bagno a Copacabana… Sogni che diventano realtà».
Sì, perché l’Orquesta da qualche anno gira il mondo. Ha suonato in Brasile e Giappone, Stati Uniti e Israele. E Francia, Canada, Messico… In Italia è stata anche a Sanremo, edizione 2017. Ha suonato davanti a papa Francesco, quando è stato in Paraguay nel 2015, e all’Onu. E ha persino aperto i concerti dei Metallica, gruppo che con Bach e Vivaldi c’entra poco, ma quando è stato in tournée in Sudamerica ha voluto i ragazzi di Chávez con sé.

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L’Orquesta ha girato il mondo, suonando davanti a papa Francesco e aprendo alcuni concerti dei Metallica (recycledorchestracateura.com)

Merito in gran parte di Landfill Philarmonic, il documentario di Graham Townsley prodotto sei anni fa. Appena il trailer ha iniziato a girare sul web, la fama dei Reciclados si è allargata parecchio, nel mondo. Raggiungendo parecchi Vip, della musica e no: da Jason Yang, violinista di Madonna, a Emma Watson, la star di Harry Potter. Fino alla Regina Sofia di Spagna, che prima ha voluto esserci a un concerto all’Auditorium di Madrid, e poi è diventata madrina di un progetto analogo, nella periferia della capitale spagnola.
Tutte cose che Chávez non avrebbe mai immaginato. «Volevo solo aiutare i ragazzi a fare qualcosa di bello che li tenesse lontani dal male», ha detto una volta. E invece, gli è capitato «il privilegio di incidere nella vita di tante persone. Non capita a tutti di sentire qualcuno che ti dice: “Grazie a te ho realizzato il mio sogno”».
Ovvio, non fila tutto liscio. Le stonature non mancano. Ci sono famiglie che non capiscono che opportunità è l’orchestra per i figli. Hanno bisogno ora, vorrebbero benefici immediati. «A volte fanno fatica a comprendere una proposta che implica un processo, un cammino: si aspettano qualcosa in cambio subito». E molti restano convinti che «tutto bello, sì, ma un violino non ti darà mai da mangiare…», dice Jorge Rios, 35 anni, un altro ganchero che ha due figlie nell’orchestra: «Però grazie a quei violini le mie ragazze stanno girando il mondo».
«Per cambiare davvero la vita di un ragazzo devono succedere tante cose, più complesse», osserva Chávez: «La miseria non è solo una condizione: è una forma di essere, un’attitudine mentale. Ma questi ragazzi sono sulla strada per superarla». Saranno tutti musicisti, da grandi? «Non lo so. Ma di sicuro avranno imparato altri valori. E un altro modo di vivere».

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informazioni sull'autore
Davide Perillo
Davide Perillo è il direttore del mensile Tracce. Laureato in filosofia alla Cattolica di Milano, il suo percorso professionale inizia con un master vinto alla scuola di giornalismo della Rizzoli. Ha scritto molti libri tra cui La fede spiegata a mio figlio (Piemme 2007).