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Il Nobel dell’Energia

 By Sara Sangermani

Inventare un miglior utilizzo delle fonti energetiche, promuovere la ricerca scientifica sull’ambiente e valorizzare i giovani ricercatori. Sono queste le motivazioni che muovono Eni Award, premio assegnato annualmente a partire da luglio 2007, considerato il Nobel dell’Energia, che nel corso di questo decennio ha visto ben 7990 progetti candidati. Quali ricerche avranno vinto i premi di quest’ultima edizione e quale sarà il loro contributo al settore energetico e al raggiungimento di una maggior sostenibilità?

I vincitori di Eni Award 2018

L’edizione Eni Award 2018 ha visto numerosi vincitori e ricerche davvero interessanti. I riconoscimenti sono stati consegnati direttamente dal Presidente della Repubblica Italiana, dopo un’attenta valutazione fatta da una Commissione Scientifica composta da ricercatori e scienziati di fama mondiale tra cui non mancano importanti Premi Nobel, in una solenne cerimonia che si è tenuta il 22 ottobre al Palazzo del Quirinale.

Il premio Transizione Energetica

Ad aggiudicarsi il riconoscimento per questa categoria è stato Omar Yaghi, professore di chimica presso l’Università della California a Berkeley, che nel corso della sua attività di ricerca si è focalizzato sulla cosiddetta chimica reticolare.
Partendo dal presupposto che è necessario manipolare la materia a livello atomico per risolvere i problemi e le sfide della transazione energetica del mondo, il professore è riuscito a dimostrare come, grazie alla creazione di strutture metallo-organiche e organiche covalenti, sia possibile immagazzinare efficacemente il metano, migliorare la cattura e la conversione di anidride carbonica e quella dell’acqua dall’umidità dell’aria. A livello pratico, la creazione di queste strutture realizzate partendo da blocchi molecolari consente di triplicare l’autonomia delle vetture alimentate a metano o catturare l’umidità dell’aria del deserto.

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Omar Yaghi, professore di chimica presso l'Università della California a Berkeley

Il premio Soluzioni Ambientali Avanzate

È stato Sang Yup Lee, professore presso il Dipartimento di Ingegneria Chimica e Biomolecolare del Korea Advanced Institute of Science and Technology (KAIST) nonché divulgatore di numerosi articoli su riviste scientifiche internazionali e professore onorario in molteplici università di fama mondiale, ad aggiudicarsi questo prestigioso premio.
Pioniere dell’ingegneria metabolica dei sistemi, le sue ricerche fondamentali sull’ingegneria metabolica dei microorganismi sono le basi per una produzione più sostenibile di diversi prodotti naturali, chimici, solventi, carburanti e materiali partendo da risorse rinnovabili, grazie allo sviluppo di microorganismi e bioprocessi dedicati.
Una scoperta davvero importantissima se si considera la necessità per il prossimo futuro di avere un bassissimo impatto ambientale per l’intero ciclo di vita dei prodotti.

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Sang Yup Lee, professore presso il Dipartimento di Ingegneria Chimica e Biomolecolare del Korea Advanced Institute of Science and Technology

Il premio Frontiere dell’Energia

Al primo posto nel settore delle Nanotecnologie e Nanoscienze, Zhong Lin Wang, professore presso la Georgia Institute of Technology, si è aggiudicato questo premio grazie all’invenzione di nanogeneratori triboelettrici, definiti più semplicemente con la sigla TENG, che permettono lo sviluppo di energia marginale indotta da minuscoli movimenti oppure da vibrazioni.
I triboelettrici trovano facilmente svariate applicazioni nell’ambito della raccolta di energia da attività svolte quotidianamente, come un pneumatico che gira o i micromovimenti che avvengono nei dispositivi elettronici mobili o indossabili, permettendo la raccolta di energia.
Grazie a questa ricerca si ha ora la conoscenza della tecnologia energetica necessaria che mancava per un ulteriore sviluppo dell’IoT, dell’Intelligenza Artificiale e della robotica.

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Zhong Lin Wang, professore presso la Georgia Institute of Technology

I premi ai Giovani Ricercatori dell’Anno

Questo ambizioso riconoscimento viene assegnato ogni anno a due giovani ricercatori italiani che grazie al loro studio e lavoro si sono distinti rispetto a tutti gli altri.
Ad aggiudicarsi il premio agli Eni Award 2018 sono stati Gianluca Longoni, dell’Università degli Studi di Milano Bicocca e Michele De Bastiani, dell’Università degli Studi di Padova e dell’Istituto Italiano di Tecnologia.
Longoni nell’Ateno milanese ha condotto una ricerca che getta le basi per quella che sarà la prossima generazione di batterie. Lavorando sui meccanismi che permettono lo stoccaggio energetico di composti inorganici a base ossidica e non, è riuscito a sviluppare processi di sintesi a basso impatto ambientale per la preparazione di materiali in grado di accumulare, in modo affidabile, sodio e realizzare così (da fonti completamente rinnovabili) le batterie ricaricabili al sodio.
L’attività dell’altro miglior giovane ricercatore, invece, ha avuto come obiettivo la stabilità delle celle solari di terza generazione. Attualmente infatti le celle solari polimeriche e a perovskiti si deteriorano in tempi abbastanza brevi a causa di diversi fattori, soprattutto atmosferici e luminosi, che con il tempo minacciano la stabilità elettrica del dispositivo, diminuendo così le performance, problema a cui invece vanno incontro molto più lentamente quelle realizzate con il silicio. La soluzione proposta dalla ricerca di Michele è l’ingegnerizzazione delle interfacce della perovskite, ottimizzando la composizione degli strati estrattori. Una soluzione che permetterebbe di sostituire queste ultime alle celle solari al Silicio che, come sappiamo, presentano un maggior impatto ambientale nelle fasi di produzione e di smaltimento.

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Gianluca Longoni, dell'Università degli Studi di Milano Bicocca
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Michele De Bastiani, dell'Università degli Studi di Padova e dell'Istituto Italiano di Tecnologia



Intervista doppia ai vincitori del premio Giovane Ricercatore dell’Anno: Michele De Bastiani e Gianluca Longoni

I premi per il debutto nella Ricerca: i due Giovani Talenti dall’Africa

Emerance Jessica Claire D’Assise Goma-Tchimbakala dell’Université Marien Ngouabi e Elvis Tinashe Ganda della Durban University of Technology sono i due vincitori che si sono aggiudicati questo premio volto a promuovere lo sviluppo della Ricerca anche nel continente africano.
La ricerca di Goma-Tchimbakala ha avuto come obiettivo quello di cercare una soluzione per l’inquinamento globale, in modo particolare dovuto dagli idrocarburi. Un problema che colpisce notevolmente il Paese d’origine della giovane ricercatrice: il Congo. A questo scopo è stata sviluppata una tecnologia, detta biorisanamento che sfrutta la capacità naturale dei microorganismi di degradare gli inquinanti presenti nell’ambiente. L’utilizzo di questi batteri consente la decontaminazione e il ripristino di ambienti contaminati da idrocarburi, che possono quindi essere restituiti all’agricoltura.
La ricerca di Ganda, invece, si è concentrata sulla conversione catalitica di miscele di oli vegetali di scarto per la creazione di carburanti alternativi a quelli tradizionalmente utilizzati. Così facendo non solo si è in grado di riutilizzare al meglio un prodotto di scarto, difficilmente riutilizzabile, ma si usa anche un biocarburante il cui impatto sull’ambiente è decisamente minore rispetto a quelli di origine fossile. Un’interessante e utile ricerca che permetterebbe il raggiungimento di un’economia davvero sostenibile e ridurrebbe progressivamente l’impatto negativo che ha il carbonio sul nostro pianeta.

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Emerance Jessica Claire D’Assise Goma-Tchimbakala dell'Université Marien Ngouabi
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Elvis Tinashe Ganda della Durban University of Technology

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informazioni sull'autore
Sara Sangermani
Lettrice insaziabile con la passione della fotografia, le nuove tecnologie e i viaggi. In tasca una laurea in Comunicazione Professionale e Multimediale