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Alla scuola dei formatori

 By Luisa Cogo

Aprendemos brincando è un progetto pilota per la scuola di Paquitequete, nel distretto di Pemba in Mozambico. Nasce per coinvolgere, attraverso dei facilitatori adeguatamente formati, gli insegnanti e le loro classi in attività didattiche. A luglio è cominciata la fase di formazione dei formatori, che supporteranno gli insegnanti nell’uso dei nuovi strumenti didattici forniti da Eni. Luisa Cogo, consulente internazionale di Eniscuola, durante la visita in Mozambico ha buttato giù una sorta di diario di viaggio, in maniera spontanea. Molto bello e intenso. Eccolo…

3 luglio 2016

Arriviamo all’aeroporto di Pemba. Spiavo, da quando siamo scesi sotto le nubi e si è incominciato a vedere il paesaggio nella penombra serale, il posto che mi stava attendendo…

Un’estensione a perdita d’occhio di “mato” disabitata, con poche casupole qua e là, un mare che, immagino bellissimo, entra sinuoso nella terra, in una baia interminabile e infine la distesa immensa di Pemba. Pochi luoghi si distinguono, penso siano gli hotel, poi casupole, un infinito numero di casupole, apparentemente tutti uguali.

Scendiamo dall’aereo e, a piedi, sulla pista, ci avviciniamo, come succede ancora in questi luoghi, un po’ sperduti, alla porta di accesso.

Regna una bella confusione… stanno distribuendo la scheda per l’ingresso nel paese…. riusciamo ad afferrare anche la nostra. La compiliamo velocemente e ci mettiamo in fila, davanti a una sorta di scatola, dentro la quale un omino controlla i passaporti e prende le impronte digitali…

Tutto ok, passiamo al ritiro bagaglio… Eccoli, tiro un sospiro di sollievo, c’è tutto, con tre scali è già molto!

Ci aspettano all’ingresso Manija di Eni con un autista e Nicoletta dell’Associazione Khandelho. Avere dei volti “amici”, benché ancora sconosciuti, è un conforto in una realtà che appare un po’ ostile.

Intanto si è fatto buio, il buio pesto africano, anche se ci troviamo vicino a un aeroporto.

Ci accompagnano nella casa di ospitalità delle ” Irmas do bom pastor” che si trova poco distante dall’aeroporto. Una cena rapida a base di frutta, di pan dolce, un the e poi a letto.

Abbiamo alle spalle una notte insonne, lo scalo a Dubai col caldo e una moltitudine di persone, un’altra a Nairobi. La notte africana concilia un buon sonno.

I facilitatori lavorano sodo...

4 luglio 2016

Ci svegliamo presto, il cielo è grigio ma la luce è intensa.

Vedo con il chiarore il posto in cui siamo ospitati. Sono contenta di non essere andata in un hotel di lusso. I caseggiati bassi, il cortile ampio, con alberi e luoghi riparati dove incontrarsi in gruppo all’ombra, che si riempiono nel pomeriggio di bambini per giochi e attività, mi fa sentire da subito immersa nella realtà in cui vivono le persone che conoscerò direttamente, facilitatori e insegnanti, e quelle a cui è rivolta la nostra azione: i bambini della scuola di Paquitequete.

Ho tempo di conversare un poco con alcune persone, soprattutto donne, che arrivano all’ambulatorio delle suore per ricevere alimenti e medicine, e con le suore che mi raccontano un poco del loro lavoro.

Vedo la biblioteca, dove studiano alcuni ragazzi e scopro che è l’unico luogo pubblico, a Pemba, dove i ragazzi possono trovare del materiale di studio da consultare gratuitamente.

In mattinata conosciamo i nostri facilitatori, sono 6, quattro uomini e due donne, ci mettiamo intorno a un tavolo e cominciamo le presentazioni. Le brevi notizie ci fanno intuire il contesto in cui vivono e ci dicono qualcosa di loro e delle motivazioni con cui si sono avvicinati a questa proposta.

Abbiamo un’ora e mezza di lavoro per spiegare il nostro progetto e la funzione dei facilitatori. C’è una bella interazione, un dialogo vivace.

Arriva il pranzo, non manca il riso che scopriremo parte integrante di qualsiasi pasto, ci serviamo e, pur seduti intorno a tavolo, non si conversa. Laconiche risposte alle nostre domande, segno di un popolo come molti, fuori dall’Italia, che non considera il momento del pasto come possibilità di familiarità, ma unicamente per alimentarsi. Dopo il pranzo ci spostiamo con un pick-up a scuola. Noi seduti all’interno, i facilitatori sul cassone dietro.  Intanto il cielo è diventato azzurro e soffia il vento.

Avvicinandosi alla scuola di Paquitequete, costeggiamo la spiaggia, la bellezza infinita del mare e delle palme che rivestono la collina, rappacifica con la visione di povertà delle casupole circostanti davanti alle quali bambini sorridenti e vivaci continuano a giocare.

Una felice coincidenza, coordinata da Eni Mozambico che ha iniziato un progetto di formazione con gli insegnanti, ci permette di partecipare alla sessione pomeridiana con i facilitatori.

Il dialogo con Nicoletta, in Mozambico da dieci anni con il marito, capo progetto di una ong è interessante, svela aspetti quotidiani della vita di una famiglia con tre figli e il motivo profondo che li tiene qui.

Vedo la biblioteca, dove studiano alcuni ragazzi e scopro che è l'unico luogo pubblico, a Pemba, dove i ragazzi possono trovare del materiale di studio da consultare gratuitamente...

5 luglio 2016

È mattina presto e sono già tutti pronti intorno al nostro tavolo di lavoro.

Il giorno prima, chiedendo di presentarsi, ho potuto avere alcuni importanti dettagli, rispetto alla loro formazione, alle attività svolte e alle loro persone (diversi come appartenenza religiosa, come esperienza di vita, un gruppetto eterogeneo e molto motivato).

Fanno parte del gruppo dei formatori Camal, il loro coordinatore, Michel, un formatore senior di Khandhelo e Vandali, un altro formatore. In tutto 9, più io ed Eugenio.

Mi sorprendono piccole cose, non comuni. Hanno un quaderno e prendono accuratamente nota, pongono domande, portano esempi, mettono in relazione gli argomenti pomeridiani con quelli del mattino. Lavoriamo sodo con una piccola pausa per il lunch.

Scopro che la scuola di Paquitequete funziona su 4 turni, il primo inizia alle 6,40, è vero che qui albeggia presto e che poco dopo la luce è piena, ma…. L’ultimo turno serale, tutto in piena notte, è dedicato all’alfabetizzazione degli adulti.

La scuola, costruita con aule che avrebbero una capienza di 40 bambini, per la forte domanda è costretta ad accoglierne almeno il doppio. Per me che, vivendo in Italia, di bambini nelle strade sono abituata a vederne pochi, è sempre una sorpresa che mi riempie di gioia vedere questo pullulare di bimbi, festosi e pieni di vita, che escono da ogni angolo, soprattutto quando vedono una persona bianca nelle vicinanze. I mozambicani sono abbastanza riservati, ti guardano di sottecchi e aspettano di essere interpellati per rispondere.

Faccio un giro per la scuola, sbircio dalle finestre e vedo che non c’è un banco per ogni bambino, molti sono seduti a terra, le aule sono spoglie. Su una parete una lavagna nera che i professori riempiono di scritte, in bella calligrafia, copiate dagli studenti sui loro quaderni, tutti uguali, con copertina color carta da zucchero.

Arriva, da Maputo, Sergio di Eni, lo presentiamo al gruppo e approfittiamo per ridire la portata di questa formazione all’interno del progetto che Eni sta sostenendo per questa scuola.

Poi si siede e ascolta le interessanti discussioni sul tema di oggi, la tradizione.

All’uscita resto sorpresa da una professoressa che, vestita con l’abito tradizionale, ha seguito con un viso serio la formazione ed ora se ne va, su una moto, che tiene accelerata, forse perché non tiene il minimo, o forse perché non le dispiace farsi notare un po’, caricando sul sellino posteriore una collega. Le sorrido e scatta una simpatia che la porterà nei giorni seguenti a raccontarmi di sé e a chiedere con una libertà non consueta.

Al ritorno a casa incontriamo Alessio, un ragazzo giovane, coordinatore dei progetti Avsi, ritornato oggi dall’Italia, è a Pemba da un anno e qualche mese. Dal giorno seguente, ristorato dalla fatica del viaggio, lo rivedrò nella formazione pomeridiana.

 

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6 luglio 2016

Un avvenimento inatteso interrompe il nostro lavoro: l’annuncio della fine del Ramadan.

Non ho mai capito perché dipendendo dalla luna non si possa prevedere, ma in ogni posto è così, occorre sempre aspettare l’annuncio ufficiale della radio!

Ci prendiamo un giorno di vacanza forzato e ne approfittiamo per andare con Manija, coordinatrice di progetti sociali di Eni, a Pemba, a vedere un po’ di città. Qualche compera al mercato, anche se la maggior parte dei negozietti sono chiusi perché tutti festeggiano in casa; i vicoli, tra un negozio e l’altro, sono insolitamente vuoti.

Una cenetta con Sergio ci permette di scambiare un po’ di idee e di conoscere altri aspetti di questo paese che, per la storia passata e presente, ha delle caratteristiche molti particolari che influenzano la modalità con cui anche le persone con cui entriamo in contatto si pongono

 

7 luglio 2016

La giornata segue lo schema solito, il gruppo comincia a integrarsi. Non mancano momenti in cui si scherza o si racconta qualcosa di proprio. La mattinata scorre rapida.

Al pomeriggio, dopo la giornata di vacanza, trovo il gruppo di insegnanti un po’ sonnolento, non sono così pronti negli interventi, richiesti con insistenza dalla formatrice che utilizza una metodologia partecipativa, facendo emergere il filo del discorso da un dialogo serrato…, ma all’improvviso l’arrivo di una troupe (formata da tre persone che si muovono discrete in mezzo a noi con la loro macchina da presa e un lungo microfono) riscuote tutti.

Denis, un professore piuttosto anziano, che confesserà di aver dormito ad occhi aperti tutta la prima parte, recupera il sorriso buono con cui normalmente parla.

Il dibattito prosegue e persino gli operatori si fermano alla fine per avere qualche informazione su questo corso che sembra loro così diverso perché costruito insieme ai partecipanti.

Foto di gruppo

8 luglio 2016

Ultimo incontro del percorso di formazione. Il gruppo partecipa con interesse, interviene e domanda.

Torniamo al ruolo dei facilitatori, precisando anche alcuni aspetti pratici e introducendo i contenuti che verranno studiati la prossima settimana dai formatori che verranno selezionati con l’aiuto di Eugenio per preparali ad entrare nelle classi.

Alla fine chiedo a Michel, un formatore di Khandlelo che ha partecipato tutta la settimana con noi alla formazione, di chiudere proponendo qualche dinamica di gruppo. Comincia lui, ma poi anche gli altri si fanno promotori di giochi. Li osservo giocare, partecipo anch’io a qualcosa, si divertono e ridono spensierati come bambini, eppure, da alcuni accenni, in questi pochi giorni sono emerse situazioni di vita non facili.

Fuori nel cortile, tre bambine salgono e scendono a testa in giù da un vecchio scivolo arrugginito, la stessa spensieratezza degli adulti all’interno. Non resisto, mi avvicino, chiedo il loro nome, l’età, la classe; si sono fermate a giocare all’uscita da scuola e indossano ancora la divisa.

Il cortile delle suore e la loro casa sono davvero un posto in cui le persone vanno e vengono liberamente. Porto alle bambine una bottiglietta d’aranciata avanzata dal lunch, la bevono, passandosela e aspettando il proprio turno.

 

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9 luglio 2016

Oggi ci si ritrova tutti insieme nello spazio delle Suore Pastorelle.

La partecipazione è viva, noto che i facilitatori sono ormai lanciati ed intervengono liberamente.

Mi rendo conto che sono presenti anche dei rappresentanti del ministero dell’educazione che sembrano apprezzare quanto è stato proposto.

Nel pomeriggio, mentre si svolge la valutazione del corso con gli insegnanti, procediamo alla valutazione anche con i facilitatori.

Poniamo una serie di domande a cui chiediamo di rispondere, abbiamo ben presente che dovremo, dei sei presenti, selezionarne quattro.

Terminato il tutto, ci ritroviamo con Camal, il coordinatore, e Michel di Khamdlelo per la selezione.

Su tre siano tutti abbastanza concordi, tenendo conto che dovranno avere a che fare con adulti e bambini, siamo abbastanza sicuri.

Non ci è facile scegliere il quarto, o meglio uno si esclude per l’eccessiva riservatezza che temiamo non possa facilitargli il rapportarsi anche con i professori delle classi, tra i due rimasti scegliamo chi forse è meno brillante, ma ha dimostrato di possedere una certa capacità nel rapportarsi con i bambini.

10 luglio 2016

Al mattino andiamo a messa nell’unica chiesa/capannone vicina a noi. Benché ci sia abbastanza posto e i mozambicani non temano di stare seduti vicini vicini, molti restano fuori, un nugolo interminabile di bambini (non capisco come possano starci tutti) si pigiano a un lato dell’altare.

Hanno i loro vestiti migliori, tutti, molte donne indossano le capuane tradizionali e portano in testa un turbante sistemato in varie fogge, come si addice a una grande festa.  É povera gente e si vede, ma la dignità che hanno e il rispetto reciproco è qualcosa di invidiabile.

Chi non ha mai assistito a una messa africana difficilmente può capire il clima di festa con cui le persone partecipano, canti accompagnati dai vari strumenti e ragazze che danzano in vari momenti. Alla fine c’è il rito di presentare le persone nuove e ovviamente ci tocca, non solo uscire, ma a me anche dire due parole che permettano di spiegare la nostra presenza qui.

Al termine di tutto, finalmente al mare! Non ci ferma una pioggerella che ha tentato di cadere e un venticello che spira fresco tutto il giorno. Alessio ci accompagna in un posto magnifico, una baia e una spiaggia interminabile, semideserta, con un mare che cambia continuamente colore.

Viene voglia di fermarsi qui….

11 luglio 2016

Anche oggi il tempo non è clemente, piove e temiamo che il tutto possa rovinare la nostra cerimonia di consegna dei materiali, ma siamo fiduciosi!

Arriviamo a scuola e troviamo esposti su banchetti lungo il marciapiede che costeggia le aule, in bella mostra, alcuni dei materiali che saranno consegnati, libri, articoli sportivi, computer e i planisferi colorati di Eniscuola.

I bambini si avvicinano curiosi, comincio a parlare con loro. Non sono solo i piccoli ad essere interessati, anche i più grandi guardano con ammirazione e stupore.

All’arrivo di tutti i rappresentanti del municipio e del ministero dell’educazione ha inizio la cerimonia. I bambini radunati in cortile assistono e interloquiscono con frasi fatte, danno il meglio di sé quando li fanno cantare.

Per fortuna i discorsi di tutti sono brevi e il clima è fresco, credo che anche per bambini, che sono ammassati, non sia troppo stancante.

Quando le Autorità se ne vanno, ne approfittiamo per una breve riunione organizzativa insieme al direttore della scuola, al coordinatore pedagogico e al capo della segreteria. Spiego brevemente cosa ci aspettiamo, trovo una buona rispondenza, ho molta fiducia in Camal che guiderà i lavori, sembra una persona responsabile e capace di porsi nell’ambiente scolastico. Eugenio rimarrà con loro ancora quattro giorni. Io, un po’ a malincuore, saluto tutti e mi riprometto di tornare.

Il lavoro di questi giorni, le persone che ho incontrato e il posto (lo confesso) mi hanno davvero conquistato.

 

12 luglio 2016

Si parte alla volta di Nairobi, da lì procederemo per Dubai e solo domani mattina arriveremo a Milano.

Guardo dal finestrino dell’aereo il paesaggio, ho negli occhi le persone che ho incontrato ….

Come è diventato familiare un luogo che fino alla scorsa settimana era per me solo un nome, Pemba.

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Luisa Cogo