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Arriva la scuola

 By Simonetta Sandri

L’impegno a sviluppare progetti di sostenibilità, parallelamente alle attività operative, per Eni ha radici lontane. Vuol dire collaborare con le comunità e le istituzioni presenti sul territorio, come in Iraq, offrendo il proprio contributo allo sviluppo locale. Si andava e si va per restare, per capirsi, dialogare, vivere insieme un’avventura fatta di scambio, rispetto e comprensione reciproca. La scuola è il primo motore per crescere. E l’acceleratore ne sono le strutture, gli spazi dove studiare, scrivere, disegnare, giocare, fare merenda…

Mio padre diceva che è brutto essere poveri, perché non si può studiare, e senza studiare non si può fare strada (Enrico Mattei)

In Iraq, Eni Iraq BV, in qualità di Lead Contract in Joint Venture, ha costruito, come parte del suo ampio programma di sostenibilità, una scuola primaria (elementare) di 8 classi frequentate da oltre 300 bambine, inaugurata lo scorso mese di marzo. Abbiamo incontrato la direttrice di questa scuola femminile, la Janat Al Barjisia, e il Presidente del Comitato Educazione del Consiglio provinciale di Basra. Entriamo insieme, allora. Piano piano.

Dal campo Eni Iraq BV Life Support Camp (EIBV LSC) di Zubair bastano 3 km e si arriva alla nuova scuola, un edificio fiammante dove predominano il bianco e il giallo, quasi a simboleggiare la luce e il sole che in quell’ambiente sono accecanti ma che indicano sempre e comunque una via.

Un cartello dal tipico approccio Eni “dual flag” ci introduce con discrezione nei nuovi ambienti, poco più in là una bandiera irachena oscilla grazie a un flebile alito di vento che dà il benvenuto. Siamo arrivati qui attraversando un deserto dal colore penetrante, un beige-ocra energetico che si confonde con il colore del cielo. Che con esso quasi si perde all’orizzonte, in un abbraccio senza limite. Qualche spelacchiata sterpaglia verde sparsa qua e là ricorda che la natura si prende comunque il suo spazio. Sembra un paesaggio un po’ lunare, ricorda molto quello di Hassi Messaoud, in Algeria. Un ramo a forma di boomerang mi incuriosisce.

Stiamo percorrendo parte della strada che molte delle bambine che si recano a scuola ogni mattina percorrono. Un bus bianco e azzurro le attende sulla porta di casa, pronto ad accogliere le loro allegre vocine che raccontano dei giochi del pomeriggio precedente a casa. Sul parabrezza, il mezzo dai sedili vellutati accoglie tendine ricamate che ricordano un’onda e un adesivo a forma di cuore. Delicatezza femminile. I mezzi di trasporto sono forniti dalla South Oil Company (SOC) e dall’Iraqi Drilling Company. La SOC, compagnia di Stato irachena, è in partenariato con Eni Iraq BV nella “not incorporated joint venture” Zubair Field Operation Division (ZFOD) per lo sviluppo del campo di Zubair, nel governatorato di Basra, a sud del paese, al confine con il Kuwait.

La scuola Janat Al Barjisia è stata inaugurata il 1° marzo 2016 alla presenza dei rappresentanti delle Autorità Locali della Provincia di Basra e di quelli di ZFOD e di Eni Iraq BV. Direttrice ed educatori dell’istituto hanno seguito da vicino la fase di costruzione, orgogliosi di vedere nascere e crescere una struttura che oggi accoglie, ogni giorno, 300 bambine, portando i beneficiari totali a oltre 200 famiglie.

Avere spazi adeguati per l’apprendimento è un bisogno di ogni giovane vita, oltre che un diritto. Anche in mezzo al deserto, anche ai margini di una foresta, accanto a bidonville affollate o lungo strade polverose e mal illuminate. In molte, se non tutte, le parti del mondo lo spazio di studio diventa uno spazio sicuro dove rimanere durante la giornata mentre fuori ci sono rischi e pericoli, mentre i genitori lavorano. Un luogo dove rifugiarsi e, studiando con gli amici che resteranno quelli di sempre, imparare a crescere.

Il dizionario di scienze preparato da Rania e Hiba
In passato le classi si tenevano in caravan, dunque caldi, afosi e affollati in estate, e che oggi, finalmente, le alunne possono stare sedute comodamente in un ambiente pulito e confortevole...

Amine Mansour al Tamimi, membro del Consiglio provinciale di Basra e presidente del Comitato Educazione, ha seguito tutto il progetto ed è orgoglioso di un’iniziativa che si prenda cura dell’educazione di bambine, in questo caso, fra i 6 e gli 11 anni. Un percorso scolastico obbligatorio, nel sistema educativo iracheno (i cd. gradi 1-6), che dura 6 anni. La stessa percezione arriva dalle parole di Layaly Abed Al Majeed, Direttrice, della scuola. Anche in questo caso, i lavori sono stati seguiti da vicino giorno per giorno, fino all’inaugurazione, che ha visto le bambine, fiori alla mano, sfilare con abiti rosa e diademi di diamanti degni di principesse: “la sensazione è grandiosa, quando la costruzione prende forma sotto i tuoi occhi”, ci dice Layaly. Sono bastati 350 m3 di cemento, 15000 m3 di mattoni, 35 tonnellate di acciaio, un ingegnere supervisore, 20 operai e 5 tecnici.

Layaly racconta che la grande soddisfazione deriva dal fatto che in passato le classi si tenevano in caravan, dunque caldi, afosi e affollati in estate, e che oggi, finalmente, le alunne possono stare sedute comodamente in un ambiente pulito e confortevole. All’entrata, sulle pareti, si legge che un libro è il migliore amico dell’uomo. Gli insegnanti sono 12 e vi è una piccola mensa. Anche i genitori hanno un ruolo attivo importante nella gestione della scuola: due volte l’anno, a novembre e febbraio, si incontrano con i docenti per discutere di tutto quello che possa essere importante per le ragazzine e la scuola. Ci sono sezioni e lezioni regolari di sport, Layaly è una delle insegnanti, lo sport educa e aiuta a comprendere il valore del gioco di squadra oltre che l’importanza di saper perdere. Il nuovo campetto da pallacanestro attende, impaziente, giocatrici.

La musica ha il suo tempo e spazio: mancano strumenti ma l’insegnamento viene impartito regolarmente, le note armoniose riempiono l’anima, rilassano e fanno anche un po’ sognare. Non ci sono né arpe né violini, ma si sentono nell’aria. Come se ci fossero. Cavalli a dondolo, ghirlande, palle, birilli, scivoli e tricicli con il loro cestino occupano un’aula interamente dedicata ai giochi. Sul pavimento un tappeto a quadri. A colpire sono i colori sulle pareti della aule, ricoperte da disegni che accostano scene di vita familiare a casette, palme e fiori fucsia.

Gli astucci sui banchi sono rosa, occhiali da vista azzurrini ammiccano su volti sorridenti, cerchietti perlati e fiocchi bianchi fra i capelli, qualche capo velato, uniformi difformi che mantengono la stessa disciplinata ed elegante linea blu e bianca. Tendine con trifogli. Di fianco ai banchi di legno, le cartelle, anch’esse rosa, qualche treccina vi si impiglia, da esse fanno capolino abbecedari colorati e bottigliette d’acqua. Ad attrarre l’attenzione un disegno: una bambina di spalle, dai lunghi capelli ambrati, guarda l’orizzonte. E’ seduta, pare, in riva al mare, o forse a un lago, un albero al suo fianco, nel cielo le rondini.

Mi domando se l’autrice abbia davvero visto il mare o lo abbia solo immaginato dalle lettura delle sue favole serali. So solo che quel disegno oggi è sulla mia lavagna, nel mio ufficio di Roma. Magari un giorno conoscerò l’artista. Un ricamo sul muro riproduce un minareto con colombe che si sfiorano. Anche qui fiori, con qualche losanga aggiuntiva. Una sorta di fata bionda dal luccicante vestito verde smeraldo e il cappello dorato, tocca con la sua bacchetta magica, anch’essa dorata e a forma di fiore, il pensiero di chi si avvicina. Strano ma non ha le mani. Chissà perché. La giovane autrice si firma: Roukaya Mahdawib.

Quanto è profondo il mare...

Vi sono poi tante frasi, che sembrano scritte da antichi pennini degne di un antiquario, contenute in cuori o piccole gocce. La scrittura sembra un ricamo, la calligrafia araba è una reale opera d’arte. Si tratta, in realtà, del dizionario di scienza preparato da Rania Miqdad Falih e Hiba Maazin di 5 anni, sotto la supervisione della signora Muntaha. Vogliamo poi parlare delle scatole ornamentali fiorite, dei lavoretti fatti a mano, della frutta secca o dei dolci dal sapore di mandorle e miele che ci aspettano su un lungo tavolino all’entrata? Ovunque fantasia e gioia di andare a scuola. Nel deserto. E una dedica affettuosa alla nostra Roberta.

Altre 5 scuole sono state già ristrutturate in Al Zubair e Al Marbed Quar Sub Districts, materiale didattico, come computer, stampanti e lavagne, distribuito in altre 15 (Al Marbed area di Al Burjisia, nel campo di Zubair). Tutto brulica, bolle, tutto si muove. Questo è solo un primo passo del progetto educativo di Eni. Perché ogni viaggio di mille miglia inizia sempre da un primo passo. E la fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro.

GUARDA IL FILM: “La vita sta cambiando…” di Anima Team

Moz

informazioni sull'autore
Simonetta Sandri
Simonetta è nata a Ferrara e dopo gli ultimi anni a Mosca oggi lavora a Roma. In Eni dal 2003 come HSE Manager, ora si occupa di adattamento ai cambiamenti climatici e temi ambientali emergenti. Da sempre appassionata di scrittura, ha pubblicato su riviste italiane e straniere ed è autrice del romanzo “Il Francobollo dell’Avenida Flores”. Coltiva la passione per la fotografia. Da Algeria, Mali, Libia e Russia, dove ha vissuto lavorando per Eni, ha tratto ispirazione.