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I santi del vento

 By Antonio Talia

Siamo stati una giornata a Punta Pellaro, Calabria affacciata sul mar Ionio, l’estremo avamposto occidentale dei venti Etesii che spirano tra Grecia, Creta e Turchia. La Punta è una delle spiagge migliori d’Europa per praticare kitesurfing, sport in ascesa e probabile nuova disciplina olimpica. Ma soprattutto il circolo virtuoso che si è creato intorno a Punta Pellaro (la scuola, gli istruttori “evangelizzatori”, le centinaia di appassionati che escono in mare) può servire da modello per uno sfruttamento più razionale dell’energia del vento e delle onde, da estendere oltre lo steccato della scuola di kite. Una startup e l’università di Reggio ci stanno provando…

Qualcuno dice che senza affacciarsi a oriente il fenomeno Punta Pellaro rimarrebbe inspiegabile: le condizioni uniche di questa spiaggia sono il risultato finale di correnti che nascono dall’Egeo e si sospingono l’una con l’altra attraverso una catena lunga oltre 500 chilometri, per andare a morire sulla costa calabrese in un’ultima esplosione di energia. Punta Pellaro, dicono, costituisce l’estremo avamposto ovest dei venti Etesii che spirano tra Grecia, Creta e Turchia.

Altri sostengono la specificità locale: il vento nasce sul lato tirrenico nella strozzatura tra Calabria e Sicilia, acquisisce velocità, e quando approda al versante ionico si apre a ventaglio sprigionando il massimo della forza.

Calabria e Sicilia si guardano allo specchio: è il paradiso dei kite-surfer

Al ragazzo che per un istante luminoso si staglia contro il tramonto dello Stretto con un salto di oltre quattro metri  non servono troppe spiegazioni: i Beach Boys non cantavano forse “cattura un’onda e sarai sulla vetta del mondo”? E che stia cavalcando un vento del luogo o un respiro lontano dell’Egeo, per lui e gli altri kite-surfer della Punta il risultato non cambia. Si trovano nella quinta o sesta spiaggia migliore d’Europa per praticare questo sport.

«Statisticamente qui a Punta Pellaro i mesi d’oro sono maggio, giugno e luglio, – spiega Fabio Zema, uno degli istruttori della scuola di kite Katanhouse – quando il vento soffia dai 16 ai 28 nodi. Ma in questa zona lo sport si può praticare tutto l’anno. Tra ottobre e marzo, e parliamo degli anni peggiori, è possibile uscire in mare almeno 15 giorni al mese. Insomma, qui rimaniamo senza vento al massimo per due settimane all’anno». Sulla cinquantina, fisico atletico, di mestiere farebbe il programmatore, ma impiega tutte le sue vacanze a insegnare kitesurf. Di più: lui e l’altro insegnante – che sembra avere perso il cognome tra le onde perché tutti lo chiamano solamente “Zio Nino” – si considerano evangelizzatori. Con Antonio Catanoso hanno progettato e animato la Katanhouse, l’hanno ricostruita insieme dopo un incendio doloso, e adesso riescono a portare in spiaggia fino a 300 iscritti.

A Punta Pellaro la velocità del vento non scherza affatto (per molti mesi all'anno)

Per arrivare a Punta Pellaro bisogna percorrere quindici chilometri lasciandosi alle spalle il centro di Reggio Calabria e gli scheletri dei palazzi costruiti a metà che infestano il primo tratto della Statale 106.

La spiaggia – spartana ma curata, un ritrovo da sportivi e non per semplici bagnanti – sembra lontana dal contesto circostante, ma ne ha subito gli effetti fin dall’inizio.

«L’embrione di Katanhouse è nato nel 2012 – racconta Antonio Catanoso – e non siamo arrivati qui per caso. Questo è un terreno di proprietà della mia famiglia da oltre 100 anni, che faceva parte di un’azienda vinicola più estesa. Pratico vela dagli anni ’90, ma quando ho capito le potenzialità del vento di Punta Pellaro applicate a uno sport come il kite ho deciso di aprire e costituire con gli altri l’associazione sportiva». Nell’aprile 2013 Kathanhouse subisce due intimidazioni: qualcuno forza i container e ruba parte dell’equipaggiamento; poi, a distanza di due settimane, gli stessi personaggi – o forse altri, non è mai stato stabilito – ritornano di notte armati di stoppini e taniche di benzina.

«Ovviamente ho sporto denuncia contro ignoti ai carabinieri. Il Primo Maggio seguente, con l’aiuto di Libera, abbiamo organizzato una giornata di solidarietà e siamo ripartiti. Ho deciso di farmi male da solo», scherza Catanoso. Il chiosco nel quale sediamo a conversare ha un che di simbolico, racconta, perché oltre a essere realizzato interamente con materiale di riuso poggia sulla cenere della prima struttura. «Non avevamo mai ricevuto minacce dirette, quindi ho interpretato l’attentato come una sorta di concorrenza sleale, per usare un eufemismo, o come il tentativo di bloccare un progetto che è ancora un hobby e per ora non si è trasformato in impresa, nonostante io sia partito con un business plan fin dall’inizio. Ma io, la mia famiglia e gli istruttori non dobbiamo dire grazie a nessuno, non siamo andati in cerca di ‘protezioni’». Chiedo ad Antonio del suo cognome, che nella zona conoscono tutti, e un po’ alle strette ammette timidamente la parentela con un santo del luogo.

Tra lezioni in spiaggia, gestione del chiosco e birrette al tramonto, Zio Nino, Fabio e Antonio non sembrano molto interessati alla santità, ma forse hanno trovato la loro via verso l’illuminazione.

D’altronde lo stesso kitesurfing è uno sport quasi zen: si aspetta l’onda giusta come surfisti, ci si concentra su scarti minimi del corpo come ginnasti, si gode il mare come pescatori. Le innovazioni tecnologiche degli ultimi anni, spiega Antonio Marrari, un frequentatore di Katanhouse che per ragioni sconosciute  tutti chiamano “Il Capo”, lo hanno proiettato fuori dal recinto degli sport estremi. I sistemi di sicurezza sono migliorati, tanto che ormai un praticante utilizza solo il 40% del peso del proprio corpo, e con una platea sempre più vasta e la probabile ammissione alle Olimpiadi del 2020 il kitesurfing si trova nel mezzo di quel guado tra sottocultura e mainstream già attraversato da molti altri sport, con tutto quello che ne consegue in termini di arrivo di grandi sponsor, linee di abbigliamento dedicate, e anche un vago scontento dei praticanti della prima ora.

Se una contrapposizione tra pionieri e nuovi arrivati esiste davvero, a Katanhouse è già superata dalle condizioni circostanti: Antonio, Fabio e Zio Nino hanno ben presente che il patrimonio del vento può essere sfruttato per sviluppare la zona, senza ricadere nella sindrome dell’assediato o in certa retorica lamentosa Made in Sud.

«Negli ultimi due anni è cresciuto il numero di praticanti di kite che affittano appartamenti della zona e B&B. Il nostro obiettivo è di ampliare con altre strutture ricettive, dalla semplice area camping ad alloggi più elaborati, migliorando l’economia di Pellaro e delle aree vicine», racconta Zio Nino, che come gli altri due non dimentica le radici un po’ fricchettone del kitesurfing: il canneto della spiaggia, ad esempio, viene reimpiegato per realizzare gli ombrelloni, mentre le docce degli spogliatoi sono già alimentate grazie a un impianto solare termico.

Ma Katanhouse e Punta Pellaro possono davvero servire da modello per uno sfruttamento più razionale della risorsa vento, da estendere oltre lo steccato della scuola di kite? A Reggio Calabria, che ha vissuto due anni di commissariamento dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose della giunta precedente, l’amministrazione insediata circa un anno fa sta tentando di sviluppare nuovi progetti nonostante le scarse risorse. «Punta Pellaro sarebbe il luogo ideale per impiantare un vasto parco eolico, ovviamente verificando i vincoli al piano regolatore» dice Agata Quattrone, assessore alla Pianificazione dello Sviluppo Urbano Sostenibile. Ingegnere, ex consulente del ministero dei Trasporti, Quattrone sta tentando di recuperare terreno dopo lo stallo del commissariamento: «Abbiamo un energy manager, ma si occupa della gestione dell’ordinario ed è oberato di lavoro. Esiste un bando del ministero dello Sviluppo Economico che prevede finanziamenti fino al 100% per progetti del genere e richiede unicamente una diagnosi energetica. Ovviamente le amministrazioni precedenti non ne avevano una pronta, e la prossima mossa della Giunta consiste in un bando pubblico per nominare una nuova figura incaricata di redigerla. Siamo in una situazione di passaggio, il 30 novembre prossimo scadranno i vecchi piani regolatori, e nello stesso tempo stiamo preparando la redazione di un nuovo piano strutturale, che comprende anche studi di fattibilità su Punta Pellaro. Contiamo di farcela».

Anche altre realtà si stanno muovendo per sfruttare il vento e le onde dello Stretto in chiave energetica: è il caso di Wavenergy S.R.L., la società nata come spin-off dell’Università Mediterranea, che sotto la guida del professor Felice Arena sta impiegando al porto di Reggio Calabria l’invenzione del professor Paolo Boccotti. U-OWC, spiega Alessandra Romolo, ricercatrice dell’Università Mediterranea e partner di Wavenergy, è un sistema che sfrutta le onde per generare energia elettrica. «Si tratta di una diga portuale, detta cassone, modificata sul lato mare per interagire col moto ondoso. Le onde agiscono da forzante creando un moto, ma all’interno della struttura c’è una camera d’aria dove l’aria viene compressa e decompressa a fasi alterne, e aziona una turbina che, collegata a un generatore, produce energia». Le prime sperimentazioni sul prototipo sono state condotte proprio nel porto di Reggio, che come tutta la zona è costantemente battuto dal vento.

Intanto a Katanhouse va in scena un altro tramonto incendiario. Antonio, Fabio e Zio Nino sorseggiano l’ultima birra insieme agli altri allievi e si preparano a un’altra giornata di lezioni.

«E se uscissimo in mare anche di notte?», butta lì qualcuno.

La luna è alta. Il vento non smette di soffiare.

 

(La webstory di Antonio Talia è una produzione Informant, ebook e giornalismo narrativo)

informazioni sull'autore
Antonio Talia
Giornalista, editor di Informant. Collabora con Linkiesta, South China Morning Post, Il Foglio e altre testate. In precedenza si è occupato di Asia, prima come freelance, poi come corrispondente AGI a Pechino dal 2006 al 2013. Per Canal Plus ha realizzato un documentario sulle gang che da Singapore controllano il calcioscommesse mondiale.