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Piccolo spazio pubblicità

 By Pablo Granatiero

Siamo andati a vedere come si gira (e come nasce) uno spot pubblicitario alla bioraffineria di Porto Marghera, tra milioni di valvole, tubi e sbuffi di vapore acqueo. Un set mozzafiato dove gli attori sono i lavoratori Eni e dove le troupe si aggirano velocissime in cerca di situazioni e gesti reali. A caccia di mani, lo strumento di lavoro per eccellenza, proprio di chi ogni giorno vede qualcosa di innovativo per l’ambiente e l’energia e lavora per realizzarlo. Quando le troupe trovano qualcuno intento in qualche mansione lo circondano e, per qualche minuto, lo riprendono pregandolo di continuare a lavorare come nulla fosse. In pochi istanti si allestiscono luci, monitor, attrezzature, e il cameraman punta l’obbiettivo sulle sue mani. Poi, così come si è montato, si smonta tutto e si riparte alla ricerca di nuove mani. L’effetto è quello di uno spot dove tutti hanno una parte e nessuno recita…

Oggi è un giorno fuori dall’ordinario alla bioraffineria di Porto Marghera. È l’11 dicembre e splende il sole (e già questo basterebbe a renderlo un giorno speciale). Ma soprattutto tra milioni di valvole, tubi e sbuffi di vapore acqueo, non passeggiano solo tecnici e ingegneri Eni ma, come astronauti che esplorano un pianeta sconosciuto, si aggira un drappello di registi, tecnici delle luci, cineoperatori, pubblicitari. Tutti sotto rigorosa e stretta sorveglianza dell’attentissimo Signor Leopoldo, Security Operator della Raffineria.

Ma per capire meglio questa storia, dobbiamo fare qualche passo indietro, fino ad arrivare in due stanze, qualche mese fa. Sono le stanze dei creativi dell’agenzia pubblicitaria TBWA, una a Roma e una Milano, dove due coppie creative stanno zitte, si fissano e pensano, concentrate a trovare quale sarà l’idea della nuova campagna istituzionale Eni. Perché le pubblicità nascono così: mesi di studio, di confronti tra agenzia e azienda per capire insieme qual è la strategia, la strada migliore da percorrere per comunicare il nuovo spirito di Eni. Trovata la direzione, una manciata di persone si spremono le meningi per avere l’intuizione giusta. Quando la trovano, la condividono, si esaltano a vicenda e vanno a dormire soddisfatti. Poi si risvegliano, scoprono che non funziona, ne discutono con tutto il gruppo di lavoro, e ricominciano da capo.

Una mattina, però, quel senso di soddisfazione non va via. Non va via nemmeno dopo decine di riunioni, di analisi, di messe a punto condivise e realizzate con chi, in Eni, si occupa dell’identità della marca e della sua pubblicità. Buon segno. Sono le idee giuste. E dall’unione delle due è nato il concetto della nuova campagna istituzionale.

Questo concetto racconta chi è Eni nel presente. Un’azienda in grado di immaginare e vedere nuove soluzioni, ma soprattutto in grado di metterle in atto: grazie al lavoro, spesso duro, di migliaia di persone. Parla di tutti gli occhi e le mani di chi, ogni giorno, vede qualcosa di innovativo per l’ambiente, per l’energia, e ogni giorno lavora per realizzarle.

Ecco qui lo spot sul nuovo innovativo carburante diesel: abbiamo l’energia per vederlo. Abbiamo l’energia per farlo...

Dall’approvazione dell’idea, si passa alla fase di pre-produzione, e poi di produzione vera e propria: possiamo finalmente tornare a oggi, a Porto Marghera, perché quest’idea è il motivo per cui ci troviamo qui. Stavolta la pubblicità ha deciso, appunto, di essere vera. Ed Eni ha scelto di mostrarsi così com’è.

Oggi c’è il sole ma fa un freddo cane, è il secondo di tre giorni di set: i registi sono gli esperti e visionari Borgato e Berté, insieme al direttore della fotografia, Gergely Poharnok.

Hanno solo oggi per portare a casa tutto il materiale che serve, stare qui è un privilegio che dura solo un giorno. Lo impone la sicurezza.

È un set dove gli attori sono i lavoratori Eni. Le due troupe si aggirano velocissime per questi luoghi marziani alla solita pubblicità, in cerca di situazioni e di gesti reali. A caccia di mani. Quando trovano qualcuno intento in qualche mansione lo circondano e, per qualche minuto, lo riprendono pregandolo di continuare a lavorare come se nulla fosse. In pochi istanti si allestiscono luci, monitor, attrezzature, e il cameraman punta l’obbiettivo sulle sue mani. Poi, così come si è montato, si smonta tutto e si riparte alla ricerca di nuove mani.

Ogni situazione è un piccolo gesto e ogni gesto è una grande storia a sé. La mano di chi guida il motoscafo racconta di vento e salsedine, quella di chi va sott’acqua è nascosta dalla muta, quella dell’operaio che gira le manette sembra conoscere la raffineria come un vecchio amico. Via via che la giornata va avanti le mani si sommano, diventano tante e diverse, si capisce che non entreranno mai tutte nei 30 secondi di una pubblicità. E sarà un vero peccato dover scegliere. Sarebbe da farci una serie di cortometraggi. Ma sarà anche un grande lusso, esser riusciti in così poco tempo a cogliere l’anima di questo luogo, tanto nascosto quanto importante, in genere legato al freddo dell’acciaio, ma in realtà eccezionalmente caldo e umano.

Il backstage dello spot

Questo stesso calore, lo abbiamo trovato anche nei laboratori del Centro Ricerche Eni di Bolgiano dove – sotto la guida di Paolo (Research & Technological Innovation Downstream Laboratories Vice President) – abbiamo cercato di raccontare il mondo della ricerca. Un luogo particolare, quello di Bolgiano: più che un luogo, un mondo. Fatto di chilometri labirintici di corridoi e stanze, dove l’avvenirismo ipertecnologico di Eni si fonde con la storia dell’azienda.

Quando quest’articolo uscirà, tutte queste mani si saranno mostrate nelle case, per far vedere in modo vero e concreto cosa vuol dire realizzare la visione di una grande azienda.

Per i registi, per la troupe, per la casa di produzione Fargo, per i pubblicitari, per lo staff Eni coinvolto e per tutti coloro che lavorano a questa pubblicità, è stata una vera missione riuscirci. Perché bisogna avere la capacità di immaginare una cosa che non c’è, e poi farla. E non è da tutti.

informazioni sull'autore
Pablo Granatiero
Copywriter dell'agenzia TBWA\Italia, è uno dei creativi che ha realizzato la nuova campagna Eni. Prima di TBWA, ha lavorato per alcune redazioni e agenzie (Ied, Walkin, Humans). Prima ancora, ha studiato Fisica all'Università La Sapienza. Scambierebbe Roma solo per uno scudetto della Roma.