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Le strade della ricostruzione

 By Marilia Cioni

Due cicloni di enorme potenza – Idai e Kenneth – hanno colpito il nord del Mozambico in meno di due mesi, seguiti da settimane di pioggia torrenziale. Un bilancio incalcolabile in vite umane, migliaia di case abbattute, infrastrutture distrutte in 7 diverse provincie, oltre 700.000 ettari di coltivazioni danneggiate… 

Un coordinatore delle Nazioni Unite ha descritto la zona del Mozambico inondata dalla pioggia come “un oceano dentro il continente”. A questa crisi umanitaria senza precedenti il Mozambico ha risposto, per usare le parole del Segretario Generale delle Nazioni Unite Guterres, con “un coraggio straordinario”. La Conferenza dei Donatori – agenzie delle Nazioni Unite, istituzioni finanziarie, fondazioni, partner di sviluppo e imprese – che si è tenuta nella città di Beira ha raccolto circa un terzo degli oltre 3 miliardi di dollari necessari per la ricostruzione, ma la ricostruzione per tanti aspetti è già iniziata.

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Il ciclone Kenneth ha causato enormi danni alle infrastrutture di Cabo delgado e circa 18 mila sfollati

“La strada costiera che dall’aeroporto di Pemba porta al centro della città e al porto era totalmente distrutta” racconta Franco Picciani, Operations Manager di Eni Rovuma Basin, che a Pemba ha una base logistica. Un danno che bloccava l’economia della cittadina, rendeva difficile la vita quotidiana dei suoi abitanti e impossibile ogni attività portuale e commerciale. “Le attività di trasporto e le normali attività commerciali erano a rischio. La strada era sostanzialmente impraticabile. Peraltro, l’arteria passa in mezzo al villaggio, e le grandi buche mettevano a rischio anche l’incolumità degli abitanti”.

La strada costiera era così piena di buchi che non potevo più passare. Un percorso di pochi chilometri, dall’aeroporto al centro, richiedeva infiniti cambi di percorso e lunghissime deviazioni. Praticamente non riuscivo più a lavorare

Fay Machamba

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Fay Machamba per lavoro guida una moto-taxi

Dai dati ufficiali risulta che in certe zone della provincia di Cabo Delgado, il 90% delle infrastrutture dei trasporti  è stato distrutto dai cicloni, ed il Presidente Nyusi ha indicato come assolutamente prioritario il ripristino della rete stradale, per l’importanza che riveste nella vita quotidiana e per la ripresa dell’economia. Un appello a cui Eni ha risposto mettendo a disposizione le proprie competenze e i propri mezzi. “In meno di due mesi abbiamo ricostruito la strada costiera” continua Franco Picciani, “occupandoci integralmente dei lavori di ingegneria civile e ripristinando la principale arteria di collegamento della città. Operiamo nella zona, abbiamo qui una base logistica, questa è anche casa nostra. Quando c’è stato bisogno di intervenire non ci abbiamo dovuto pensare un attimo, perché per noi è naturale guardare alle esigenze della comunità in cui operiamo”.

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La vita del quartiere di Paquitequete ruota intorno alla strada principale. È zona di collegamento, area di commercio, spazio di vita sociale. I cicloni avevano interrotto tutto

Il supporto di Eni alle misure di risposta all’emergenza non si sono limitate alla riabilitazione della strada. “Abbiamo anche dato supporto al World Food Program, che ha usato la nostra base logistica e i nostri magazzini per la gestione delle attività di assistenza alimentare e distribuzione di cibo e beni di prima necessità”, ci spiega Stefano Saviano, Sustainability Manager di Eni Rovuma Basin. Non solo: Eni ha anche deciso di accelerare diversi progetti già previsti, che la distruzione causata dai cicloni ha reso più urgenti: “Avevamo in programma per l’anno prossimo la ristrutturazione di alcune scuole e istituti di formazione del distretto. Il ciclone Kenneth ha peggiorato le loro condizioni, per cui abbiamo subito deciso di accelerare sulla fase di pianificazione per iniziare al più presto i lavori e distribuire materiale scolastico che consenta ai bambini di riprendere e continuare le attività didattiche”. Un impegno pienamente in linea con l’ottica dual flag: quella per cui si cresce insieme – e si affrontano le difficoltà insieme.

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Tecnici di Eni visitano una scuola di Pemba in vista dei lavori di ristrutturazione

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informazioni sull'autore
Marilia Cioni
Marilia è content producer e ufficio stampa di Eni, e si occupa in particolare delle attività di esplorazione, tecniche e upstream nell’Africa Sub-Sahariana. In precedenza ha lavorato all’Agenzia Giornalistica Italia, dove gestiva le relazioni internazionali.