Human

Ritratto di operai

 By Mattia Ferraresi

Il pittore americano Joe Burns da qualche tempo racconta su tela l’epica della nuova corsa all’oro nero in North Dakota. Nei suoi lavori ci sono operai, treni che trasportano petrolio, valvole, stazioni di controllo, pompe, caschi, tute, chiavi inglesi, torri per l’estrazione. Insomma tutta la potenza trasformativa dell’uomo, inseguendo un’altra volta il sogno americano. Mattia Ferraresi lo ha intervistato

Centinaia di fotografi sono andati in North Dakota per catturare con le immagini la rivoluzione energetica del profondo nord americano. Hanno immortalato il paesaggio, gli impianti, gli operai che lavorano settanta o ottanta ore a settimana, la vita dei “mancamp”, i vagabondi in cerca di fortuna o i ragazzi che alla fine del turno trovano ristoro nei due night club di Williston, la città del boom. Prima del pittore Joe Burns, però, nessuno aveva fissato questa grandiosa epica americana su tela, tentando il delicato passaggio dal racconto di cronaca alla testimonianza immortale. Burns voleva vedere con i suoi occhi, dall’interno, quello che aveva letto e visto in decine di articoli e racconti, e dalla sua casa di Minneapolis ha guidato fino a Williston. Un paio di amici del luogo lo hanno aiutato a immergersi nella vita degli operai, portandolo in luoghi altrimenti interdetti all’occhio di chi vuole documentare. Dopo pochi giorni ha capito di essere di fronte a uno degli eventi più impressionanti della storia americana, un’epica paragonabile a quella della corsa all’oro o alla costruzione di grandi opere come la Hoover Dam, una sfida estrema fra l’uomo e la natura che in questo caso si svolge sullo sfondo glaciale delle pianure del nord. “A Williston ho visto in azione tutta la capacità trasformativa dell’uomo”, racconta Burns, “che è uno dei tratti dominanti della storia americana, e per questo generazioni di artisti americani hanno dipinto uomini al lavoro”. Le fotografie documentano tutto questo con precisione, dice, “ma ormai consumiamo le foto sui telefoni e i tablet, siamo abituati a immagini di piccole dimensioni, che sono inadeguate per rappresentare un evento così grandioso come questa migrazione petrolifera”.

In North Dakota ho sentito le opinioni più diverse sull’industria petrolifera, ma credo che qualunque cosa si possa pensare siamo di fronte a un evento di proporzioni enormi, e io ho cercato di documentarlo con il linguaggio che mi sembrava più adeguato

Burns ha scommesso molto sulle dimensioni. I suoi operai sono quasi a grandezza naturale, i treni che trasportano petrolio corrono su tele lunghe diversi metri, nella sua collezione si trovano enormi valvole, stazioni di controllo, pompe, caschi, tute, chiavi inglesi, torri per l’estrazione, c’è la potenza dell’uomo al lavoro e ci sono i volti pieni di cose non dette di una famiglia che aspetta il treno. Soggetti diversi “accomunati dallo stesso orgoglio, dalla stessa dignità nel lavoro, dalla stessa capacità di sacrificio, dalla stessa volontà di vivere ancora una volta il sogno americano”, spiega Burns. Ma il sogno non è un esercizio ozioso, ha piuttosto a che fare con il sudore, il fango, la materia informe sputata dalle viscere della terra, e questo Burns lo documenta nei suoi dipinti, valorizzando però, soprattutto attraverso l’uso dei colori, un certo elemento eroico che Burns sintetizza con la parola “speranza”. Ha fissato gli uomini che abitano la riserva di Bakken in 26 quadri, che sono diventati una mostra intitolata “Canvassing the Bakken Oil Fields: Oil on Oil”, che è stata esposta a Williston per un mese e ora è a Minneapolis; e ci tiene a ribadire che lo scopo della serie è raccontare storie di uomini, non di aziende senza volto. “Non sono animato da nessuna agenda politica, e in North Dakota ho sentito le opinioni più diverse sull’industria petrolifera, ma credo che qualunque cosa si possa pensare siamo di fronte a un evento di proporzioni e portata enormi, e io ho cercato di documentarlo con il linguaggio che mi sembrava più adeguato”.

La Febbre dell’oro è il reportage di Mattia Ferraresi dal North Dakota

Alla conquista dell'indipendenza energetica

“Canvassing the Bakken oil fields” invece è la mostra fotografica di Joe Burns

informazioni sull'autore
Mattia Ferraresi
Nato per errore in Lombardia, è di Modena. Prima di diventare il corrispondente del Foglio da New York è stato corrispondente da Washington, stagista, collaboratore, studente a vario titolo in quel di Milano, bevitore di Lambrusco, coautore di un libercolo su Obama. Si è innamorato fisso di Monica e a un certo punto l'ha sposata.