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L’energia della classe media africana

 By Chris Dalby

Chris Dalby racconta come il Rwanda, lasciandosi alle spalle i fantasmi del passato, è diventato una delle storie di maggior successo africano. La ricetta del governo punta soprattutto ad attrarre capitali esteri e a investire nelle infrastrutture energetiche, le uniche capaci di innescare una vera crescita economica e sociale. Obiettivo: ampliare il più possibile e consolidare la nascente classe media…

(Foto di copertina: Dylan Walters/Flickr)

Il Rwanda sta rapidamente diventando una delle principali storie di successo in Africa. Il paese vuole accelerare il proprio sviluppo e lasciare dietro di sé i ricordi terribili del genocidio e le ombre del passato. Per fare ciò il governo ha fissato diversi obiettivi, fra cui la creazione di migliori regole di investimento al fine di attrarre capitali esteri. L’auspicio è che i progetti energetici che ne derivano possano essere di beneficio per le popolazioni locali, aiutando ad alleviare la povertà. Arrivare all’indipendenza energetica, per il Presidente Paul Kagame, non è affatto un sogno irrealizzabile.

“Lo sviluppo energetico oggi ha sicuramente la massima priorità per il governo del Rwanda,” spiega Daniel Klinck, CEO di Afritech, una delle principali società energetiche private del Rwanda. “Il governo di Kagame ha riconosciuto fin da subito che investimenti cospicui in infrastrutture, soprattutto nel settore energetico, sarebbero stati la base per attrarre investimenti e sviluppo nei principali settori economici del paese.”

Nel 2014 il Rwanda è stato il secondo paese africano a realizzare un impianto a energia solare — un impianto da 8,5 MW ubicato a est della capitale, Kigali. Il successo del progetto dipende da questioni fondamentali, come la capacità di attirare investimenti esteri. E non è stato affatto facile, considerando che dopo il genocidio del 1994 il paese era virtualmente privo di qualunque bene essenziale.

(Immagine tratta da www.theguardian.com)

Il primo passo è stato definire le best practice di investimento che faranno del Rwanda un modello per gli investitori esteri. Il governo Kagame ha introdotto numerose iniziative per rendere gli investimenti una prospettiva allettante:

  • Pagamento per l’espansione della rete di trasmissione per collegarsi ai nuovi progetti energetici.
  • Finanziamento dell’accesso stradale, fornitura idrica e altre infrastrutture necessarie.
  • Esenzione fiscale per gli impianti energetici.
  • Rimborso di una parte del prezzo di acquisto dei terreni utilizzati nei progetti energetici.

La privatizzazione della società di servizi pubblici del Rwanda, il Rwanda Energy Group, ha inoltre costituito un forte segnale verso i mercati internazionali. L’associazione rwandese Energy Private Developers Association conta oggi ormai quasi 100 aziende private in attività, in decisa ascesa rispetto a solo alcuni anni fa.

Angela Homsi è stata una dei primi investitori internazionali in Rwanda. Ha spiegato che “tramite la partnership con diversi soggetti pubblici e privati siamo stati in grado di assicurare al Rwanda uno degli accessi meno costosi del mondo alla immissione in rete dell’energia elettrica di origine solare”.

Nonostante il fatto che Afritech possegga uno degli impianti solari più grandi dell’Africa, la stessa vede comunque l’energia idraulica come un punto fermo per la rete del Rwanda nei prossimi anni. Anche se il contributo dei combustibili fossili, pari al 38 percento nel 2015, è in discesa, il direttore generale di Afritech Brad Sanders avverte che “il mix energetico resta fortemente basato sull’energia idraulica per il proprio carico base di energia. Il solare rappresenta quasi il 5 percento e si prevede che resti comunque al di sotto del 10 percento del mix energetico per i prossimi 5-10 anni”.

Fonte: World Bank Group

La società ha già realizzato una joint venture con la Rwandese East African Power per costruire centrali idroelettriche. Le quattro centrali di Bihongora, Karambo II, Gatare-Sebeya e Muregeya Cascades saranno tutte in diverse fasi di sviluppo nel corso del 2016, con un contributo di potenza pari a 11.5 MW verso la rete rwandese.

Progetti di questo tipo saranno cruciali per aiutare il Rwanda a soddisfare i propri obiettivi di generazione di energia, come indicato nel Vision 2020, un programma di sviluppo governativo lanciato nel 2000 e aggiornato nel 2012. Il piano di intervento prevede di passare da 186 MW nel 2015 a 563 MW entro la fine del 2018, e a 1.000 MW nel 2020.

Questi progetti devono tuttavia essere strutturati in modo che la popolazione locale ne tragga direttamente beneficio. Il governo del Rwanda ha delineato le linee guida per uno sviluppo sostenibile che le aziende energetiche devono perseguire per investire. E questo ha garantito il raggiungimento di un’intesa fra un governo lungimirante e le aziende che soddisfano i criteri di investimento rwandesi.

Rispettando queste regole, i progetti di Afritech sono intesi a responsabilizzare le comunità non solo con lavoro interinale ed energia, ma con biblioteche, scuole, progetti agricoli e altre fonti di indipendenza economica. Per esempio, il progetto della società denominato Bihongora Hydropower Project prevede la costituzione di una cooperativa formata da donne per l’acquacoltura nella zona del punto di presa; la cooperativa avrà a disposizioni impianti per la lavorazione, conservazione e distribuzione di pesce fresco nella regione, il tutto alimentato dall’elettricità generata dalla centrale.

“La scala dei progetti disponibili fanno del Rwanda il paese ideale per lo sviluppo di progetti energetici di entità più contenuta e più localizzati. È questa tipologia di progetti che spesso può ottenere il massimo impatto sulle comunità locali, che rappresenta la passione e lo spirito fondante della missione di Afritech,” illustra Klinck.

Credit: Reuters/Akintunde Akinleye

Unitamente a tali sviluppi, il governo di Kagame considera il settore energetico alla stregua di capitale per costruire fonti di occupazione di più lungo periodo, e creare con continuità una classe media rwandese. Man mano che aumenta la capacità energetica del Rwanda, saranno costruiti impianti produttivi e saranno creati migliaia di posti di lavoro, grazie all’accesso all’energia elettrica.

Nonostante il Rwanda figuri abbastanza in basso nella classifica del PIL pro capite dei paesi africani (37° nel 2014 con $722), questa statistica non riflette la reale condizione del paese. Con la rettifica per parificare il potere d’acquisto, il PIL pro capite è infatti salito a $1,655 in 2015. Kigali è inoltre il 3° luogo più facile in Africa in cui fare business e 44°  secondo il Corruptions Perceptions Index 2015 di Transparency International, meglio di diversi paesi UE, e dietro soltanto al Botswana fra i paesi dell’Africa continentale.

Questi sono vantaggi notevoli, anche se il Rwanda si trova di fronte a un’altra sfida, che finora nessun’altra economia africana è stata in grado di affrontare: garantire una crescita sana della classe media. Nonostante anni di crescita a due cifre in molti paesi africani, gli investitori hanno riscontrato che la classe media resta molto piccola.

“Pensavamo che l’Africa fosse la nuova Asia, ma abbiamo scoperto che la classe media è estremamente ridotta, e non in crescita,” ha detto al Financial Times Cornel Krummenacher, amministratore delegato di Nestlè per la regione Africa equatoriale.

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Afritech tuttavia sta marcando la differenza. La società ha creato più di 1.500 posti di lavoro con posizioni a contratto di lungo e di breve periodo. Il progetto idroelettrico di Rubagabaga, che dovrà essere accompagnato da un centro microindustriale, è inteso anche a dimostrare come le infrastrutture energetiche locali possono costituire un volano per l’occupazione diretta e indotta. Il programma della società, denominato Empowering Villages, intende proprio creare oltre 100 posti di lavoro a tempo pieno entro il 2025 tramite lo sviluppo di organizzazioni basate sulle comunità locali.

Ma questa non è una battaglia che Kagame, Afritech o gli investitori internazionali dell’energia possono combattere da soli. Le fonti di energia rinnovabile devono divenire una delle componenti vitali per ridisegnare l’intera filiera industriale. In un paese la cui popolazione dipende per il 90 percento dall’agricoltura è necessario sviluppare rapidamente l’industria manifatturiera, il turismo e altre opportunità.

Dei 47 indicatori fissati nel programma originario Vision 2020, 12 sono già stati raggiunti. Secondo Kagame, questi “successi sono il risultato di un impegno collaborativo tra il Rwanda e i nostri partner. È una dimostrazione dei risultati che si possono conseguire quando si dà valore a noi stessi e al lavoro che facciamo, quando ci dedichiamo a trovare soluzioni facendo leva sui punti di forza della nostra cultura”.

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